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Wes Anderson all’Auditorium Parco della Musica

Il Faro on line – Acclamazione del pubblico per il regista americano Wes Anderson. Mario Sesti e Antonio Monda hanno moderato un incontro in una sala gremita, anche da personaggi del calibro di Marco Muller, direttore del festival del cinema di Venezia e, Milena Canonero, 3 volte Oscar ai migliori costumi.
L’atmosfera in sala è surreale: da una favola di Roal Dahl sembra sbucare questo lungo, esile texano di quarant’anni che ne dimostra venticinque di meno, faccia pulita, un po’ trasognata e capello a caschetto. Entra sul palco in sala Petrassi tra i due curatori e l’interprete. Completo a costine cachi, gilèt beige, cravatta terra di Siena: ma chi l’ha disegnato quest’uomo?
Monda lancia la prima domanda. “Ama lavorare in un’atmosfera familiare?” Owen Wilson, Bill Murray, Anjelica Huston e Jason Schwarzman, solo per citarne alcuni, sono presenti nella maggior parte dei suoi film. Commenta ironico che tenta di tenersi lontano dal tema della famiglia, nonostante il risultato finale.
Parte una clip sull’immenso schermo retrostante. Domanda: “si riconosce in un gruppo di nuovi registi (si nominano Paul Thomas Anderson, Sofia Coppola)?” Lui dichiara la sua cinefilia, ma si sente più vicino a fonti d’ispirazioni storiche: ama John Huston, Welles, Kubrick, Scorsese, Nichols e Bogdanovich, predilige opere adattate da fonti letterarie. E personaggi con una profonda caratterizzazione. Questo è anche il suo stile. Sempre controllato. L’amarezza, dice Sesti è velata dall’ironia, ma Anderson dichiara che non è un fatto premeditato, quanto una conseguenza della costruzione dei personaggi: non esprimono emozioni in modo diretto, le sublimano attraverso motti di spirito e atteggiamenti.
Parla dell’ amore per Jacques Cousteau, eroe della sua infanzia, della curiosità e dell’ interesse per girare in altri paesi (Zissou a Roma, Darjeeling in India, Mr Fox in Inghilterra).
In questo incontro ogni parola è sopra le righe, nulla è ovvio e non si sentono banalità. Si percepisce l’autenticità dell’ispirazione. Viene il dubbio di trovarsi in un suo film. A pensarci bene lo stesso Monda sembra il protagonista di Rushmore da grande e ricorda inverosimilmente il giornalista che modera Zissou ne Le Avventure acquatiche…
Già dai titoli di testa si capisce che Fantastic Mr Fox è una perla della stop motion, una sinfonia di colori: tutti toni caldi e leggermente desaturati dal giallo all’aragosta al terra di Siena, già riconosciuti come una delle cifre autoriali del nostro regista. Vedere questo film è anche un’occasione per riscoprire il piacere di farsi raccontare una bella favola.
Federica Polidoro

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