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Quando l’autovelox porta al ‘boicottaggio’ di una località

Fiumicino - Insofferenze e punti di vista degli automobilisti sulla gestione del servizio di sicurezza

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Il Faro on line – “Boicottiamo Fiumicino”. E’ questo il grido di polemica che emerge da una lettera giunta alla nostra redazione nella quale un cittadino di Ostia si fa portavoce di un sentimento di esasperazione (peraltro condiviso da molti) nei confronti del servizio di autovelox attivo nel comune costiero. Un servizio che, se nei cittadini di Fiumicino sembra aver maturato in alcuni casi un sentimento di rabbia nei confronti dell’amministrazione, in quelli dei territori limitrofi è giunto (anche se in tono provocatorio) a proclamare forme di protesta tali da pensare all’abolizione della cittadina da qualsiasi itinerario o gita fuoriporta.

“Basta compere, passeggiate e pranzi al ristorante, dal momento che il comune di Fiumicino ha deciso di impinguare le casse comunali minando il suo territorio con autovelox inflessibili”.
Al di là del concetto etico di limite (di velocità) e trasgressione, alle volte, non farebbe male soffermarsi a ragionare sulle modalità di applicazione della sanzione. Dalla lettera, infatti, non tardano a emergere quelle che sono state le motivazioni che hanno portato a tanta irritazione nell’automobilista: “Io e mia moglie per camminare alla ‘folle velocità’ di 72 chilometri orari abbiamo preso due sanzioni di oltre 200 euro più la decurtazione di 5 punti dalla patente”.

Chi non ha preso una multa e chi non si è sentito rispondere: ‘Il limite di velocità è segnalato, basta rispettarlo…’. Il punto non è questo. Se ci sono dei limiti, sia per motivi di sicurezza che, come si è visto, anche per ragioni economiche, sarebbe bene rispettarli. Il punto invece è che l’azione preventiva, la quale dovrebbe stare alla base di qualsiasi intento finalizzato a ridurre il rischio, dal momento che è curato da persone, potrebbe forse essere modulato con altro spirito. Tanto per essere chiari: meglio due dossi per far rallentare davvero la velocità piuttosto che mille autovelox.
Insomma, essere inflessibili sì. Ma senza voler per forza prendere e difendere decisioni… ad alta velocità.
Riccardo Ragozzini

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