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‘Incendio al centro culturale, gesto da condannare’

Bergo: ‘Dato alle fiamme il prefabbricato che ospitava oltre 400 volumi, foto e documenti’

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Il Faro on line – Venti minuti, tanta arroganza e cattiveria, e probabilmente una bottiglia molotov sono stati sufficienti per distruggere il centro di aggregazione culturale rumeno di Focene. Un boato, seguito da una fiammata, ed in pochi minuti il prefabbricato che ospitava oltre 400 volumi, una biblioteca completa, nonché foto e documenti, sono andati in fumo, divorati dalle fiamme la sera di venerdì scorso. A dare l’allarme, oltre ad alcune famiglie residenti nei pressi del centro, il custode, che solo per un caso non è rimasto vittima del rogo. E adesso è tempo di bilanci. Di amarissimi bilanci. Distrutta, è il caso di dirlo, è Cristina Pavia, psicologa rumena che da oltre due anni si dedicava anima e corpo al centro, organizzando corsi di lingua per stranieri, favorendo così l’integrazione degli stessi in seno alla comunità di Fiumicino. E’ talmente abbattuta, avvilita, che per lei adesso parla Roberto Bergo, dell’Associazione consorzio imprese e turismo di Fiumicino nord, che collaborava attivamente con Pavia. E Bergo non risparmia giudizi durissimi sugli autori di un simile terribile atto. Un attentato che ha vanificato gli sforzi coraggiosamente, tenacemente portati avanti da chi crede in una società moderna e civile, dove lo scambio e la solidarietà sono protagonisti. Nel rogo sono anche andati distrutti gli arredi della zona d’ombra, la piccola fattoria didattica che ospitava papere e tacchini, la vegetazione della macchia mediterranea. Qui, da oltre due anni, Pavia ed altri volontari e collaboratori fornivano assistenza a tutti quegli stranieri, non solo rumeni, che in Italia avevano difficoltà ad orientarsi tra uffici, permessi e burocrazia. Un servizio prezioso, svolto con impegno. Per contro, il centro era sempre aperto a tutti quegli italiani desiderosi di approfondire la conoscenza della cultura rumena, per capire che rumeno non è sinonimo di delinquente. Prima di questa fatidica sera, però, informa Bergo, c’erano stati segnali inquietanti, come testimoniano ancora alcune scritte con la vernice sull’asfalto. “”Bruciamo i rumeni” e “ammazziamo i romeni” quando non “morte ai rumeni”. Teppisti. Vandali. Delinquenti. “Un esempio di arroganza italiana verso le persone”, sintetizza ancora Bergo. “Un atto spregevole, di banditismo, conclude, aggiungendo che “la storia non finisce qui: abbiamo informato le autorità italiane e romene, il console, le ambasciate, le amministrazioni comunale, regionale e provinciale, nonché sporto denuncia alla pubblica sicurezza”. “Ciò che agghiaccia”, afferma ancora Bergo, “è che alcuni avrebbero detto “finalmente questo posto chiude”.
“Tutta la solidarietà mia e del Pd ai rumeni”, interviene Paolo Calicchio, capogruppo Pd in comune, apprendendo dell’episodio. “Dare fuoco ad un centro culturale è un atto da condannare poiché è esemplare di un comportamento negativo contro i rumeni, considerati solo ladri e malviventi. Forse anche l’amministrazione deve fare di più. Questa primavera il Pd ha sollecitato l’amministrazione a creare una consulta sull’immigrazione ed a nominare un consigliere aggiunto, sul modello del Campidoglio”, conclude Calicchio. “Non bisogna ricordarsi dei rumeni e degli stranieri solo in tempo di campagna elettorale. “Condanno il gesto, se ci fosse il dolo nell’incendio”, dichiara il consigliere PdL William De Vecchis, “comunque credo sia un caso isolato visto che nel nostro territorio non ci sono mai stati casi d’intolleranza. Comunque va mantenuta alta l’attenzione affinchè tutte le persone che vivono nel nostro territorio siano tutelate”. C’è da augurarsi che la paura della cosiddetta “caccia al rumeno” sia solo la conseguenza dello shock di questo attentato.
Maria Grazia Stella

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