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‘Servono proposte concrete per la riconversione del Di Liegro’

Leccese (Pdl): ‘La città deve essere dotata di un Punto di primo Intervento’

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Il Faro on line – “Protestare è indispensabile e sacrosanto per rivendicare diritti ed esigenze di una comunità, soprattutto su un tema come quello dell’assistenza sociosanitaria. Ma se lo si fa senza un obiettivo da raggiungere, senza alcuna strategia di cosa chiedere, solo sulla base di vani motivi pretestuosi, e soprattutto senza avere una visione chiara dell’insieme, la protesta è finalizzata a se stessa, serve solo a creare falsi miti, illusioni, e tensioni popolari. Se vogliamo che la politica possa fare qualcosa di concreto per il problema dell’ospedale bisogna capire: a) come stanno le cose; b) quali sono le esigenze della città; c) studiare una proposta concreta; d) promuovere forme di manifestazione per sensibilizzare le istituzioni a realizzare quanto detto e quanto pianificato”.

E’ quanto afferma Cristian Leccese (nella foto), coordinatore del Pdl di Gaeta che spiega: “Tralasciando il pessimo e negativo approccio che l’Amministrazione Raimondi sta mostrando nei confronti del problema – chiaramente interessata solo a mettersi a capo di una protesta sterile, scoppiata solo oggi che il Governatore del Lazio non è più l’amico Piero Marrazzo – noi del Pdl ci sforzeremo di dare al problema la massima serietà, onestà morale ed imparzialità con la speranza di raggiungere, eventualmente assieme ed in collaborazione con tutte le forze politiche cittadine, un risultato concreto finalizzato a garantire servizi essenziali di assistenza sociosanitaria all’intera città”.

“Crediamo che oggi, dopo la strada dura ma necessaria tracciata da Marrazzo prima ed ora dalla Polverini, discutere in termini politici e protestare sulla scelta di riconvertire le piccole strutture ospedaliere in favore di grandi presidi distrettuali sia una scelta che lascia il tempo che trova. Non crediamo che stia all’interno di una tale discussione la soluzione al problema del nostro ospedale. Entrando nel merito della questione, il territorio del sud pontino (con esclusione di Fondi e Terracina) è stato configurato, già dalla gestione di centrosinistra, con una struttura ospedaliera distrettuale (erogante servizi primari di cui al DEA di I Livello) presso il Comune di Formia. Ne consegue che le strutture ospedaliere preesistenti di Gaeta e di Minturno, quant’anche eroganti servizi diversificati, sono stati declassificati ed avviati alla riconversione con la tipologia di “Ptp” (Presidi territoriali di prossimità), nella fattispecie eroganti servizi e prestazioni sociosanitarie a basso/medio impegno sanitario e servizi diversificati alla persona (punto unico di accesso, servizi ausiliari, specialistica ambulatoriale, diagnostica di base, degenze a basso impatto assistenziale, e così via).

Quale riconversione prevede il Decreto 80/2010 per l’Ospedale di Gaeta?

“Esso prevede che l’Ospedale di Gaeta venga riclassificato come Ospedale Distrettuale di II Livello – Tipo A. Questa terminologia, apparentemente pomposa, identifica una struttura capace di garantire dei servizi sanitari e socio-assistenziali, come sopra detto, finalizzati a risolvere le “problematiche acute” evitando, laddove possibile, l’uso improprio dei ricoveri in degenza per acuti. I servizi predisposti per l’Ospedale di Gaeta sono: Il Punto Unico di Accesso (necessario per l’accettazione del paziente, la presa in carico, triage del bisogno, prenotazioni, informazioni, eccetera); i Servizi di Specialistica Ambulatoriale (pressoché gli stessi attualmente erogati); Ambulatorio Infermieristico (care e case management); Diagnostica di Base (radiologia e laboratorio/punto prelievi); Continuità Assistenziale (ex guardia medica); Assistenza Domiciliare Integrata (servizi socio sanitari erogati direttamente a domicilio); la Postazione 118 (Ambulanza); il Punto di Primo Intervento di tipo A (emergenza nelle 24 ore con il supporto della Medicina di Base); una Unità di Degenza Infermieristica (per pazienti con patologie cronico-degenerative, in fase post acuzia, in progressiva stabilizzazione o parziale riacutizzazione); la possibilità di attivate un modulo di RSA per 40 posti letto e 10 posti semiresidenziali (Assistenza Sanitaria ad elevato impegno riabilitativo anche post-acuzie)”.

Quali sono le proposte del Pdl?

“Noi crediamo che la città di Gaeta, a fronte degli scarsi collegamenti viari con la struttura Ospedaliera Dono Svizzero di Formia, in particolare durante il periodo estivo, debba necessariamente essere dotata di un Punto di primo Intervento (PPI) di Tipo C, e non di tipo A, cioè avere un Primo Intervento con l’ausilio di medici ospedalieri, dotato di posti letto di Osservazione Breve Intensiva (OBI) e posti letto di medicina generale nella misura massima di 10; l’elisuperficie sarà valutata compatibilmente con la realizzazione dello scalo di Formia. L’Allegato “A” al Decreto 80 prevede la possibilità di attivare tale tipologia di PPI su Presidi con una distanza superiore a 45 minuti da DEA di I° Livello. Certamente la Città di Gaeta dista meno di 45 minuti dal Dono Svizzero, ma da giugno a settembre è anche vero che necessitano oltre 45 minuti”.
“Per evitare l’impoverimento delle branche di Specialistica Ambulatoriale che rappresentano la gran parte dei servizi socio sanitari che vengono utilizzati dalla popolazione, si deve necessariamente, e con priorità, accelerare sul trasferimento della sede del Distretto Socio Sanitario di Formia Caposele nell’Ospedale di Gaeta. Questo garantirebbe anche il potenziamento dell’offerta del nostro Ospedale che diventerebbe anche Sede del Distretto Formia-Gaeta. Infine non sottovalutiamo assolutamente l’attivazione di un modulo di RSA ad elevato impegno riabilitativo presso il nostro Ospedale. Esso si configurerebbe come un vero e proprio reparto di Riabilitazione in regime di degenza caratterizzato da periodi massimi di degenza di 180gg, ad alta frequenza di turn over, per la cura di patologie nella fase post acuta”.
“Chiudendo le nostre riflessioni intendiamo affermare che sia comunque necessario e prioritario intavolare una discussione tecnico-politica proprio nel merito di quanto esposto, per individuare una strada da percorrere per il bene della nostra città e la difesa del sacrosanto diritto alla salute. Questo anche e soprattutto in considerazione al fatto che alle ASL, secondo lo stesso Decreto 80/2010, è stato demandata la responsabilità di attuare, entro il 30 luglio 2011, le disposizioni del Decreto ed eventualmente aggiungere e modificare servizi aggiuntivi sulla base delle esigenze territoriali di fabbisogno. Allora cosa aspettiamo? Vogliamo percorrere la strada della sterile protesta politica? Oppure vogliamo dare risposte concrete a questa città? Dobbiamo evitare in tutti i modi che la questione dell’Ospedale possa essere strumento di propaganda politica per qualsivoglia politico, ma al contrario una materia sulla quale misurare la responsabilità morale e politica della nostra classe dirigente. Intendiamo infine criticare la mancata concertazione da parte del Commissario-Presidente Polverini con le comunità territoriali che invece avrebbe potuto risolvere sul nascere le questioni che poniamo nel nostro discorso”.

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