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Marito e moglie ‘ovulatori’ arrestati all’aeroporto

La donna, incinta, ha abortito all’ospedale Grassi di Ostia

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Il Faro on line – Confondendosi tra i numerosi passeggeri in uscita dall’aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino, una coppia di turisti, marito e moglie mano nella mano, di nazionalità boliviana, appena giunti con volo da San Paolo in Brasile, dopo aver ritirato i bagagli, è stata fermata dai finanzieri.
Alle prime domande, lui sicuro di sé ha dichiarato di trovarsi in Italia con la propria coniuge per viaggio di piacere, precisando che la signora era in stato di gravidanza. L’atteggiamento scosso e sofferente della donna ha insospettito gli investigatori, i quali si sono resi conto di avere, invece, di fronte due probabili corrieri ovulatori. Trasportati d’urgenza presso l’ospedale “G.B. Grassi” di Ostia, i presunti turisti, sono stati sottoposti ad esami radiografici ed ematologici che hanno evidenziato la presenza di corpi estranei nelle loro cavità addominali. Il personale medico ha provveduto a sottoporre la giovane donna a visita ginecologica, accertando il suo stato di gravidanza, al 2° mese, oltre alla presenza di ovuli all’interno della cavità vaginale. La tempestività dell’intervento e l’immediato trasferimento in ospedale hanno consentito di scongiurare i letali effetti di quella che viene definita “sindrome del body pacher” o dell’ovulatore.
Infatti, la rottura di un ovulo avrebbe provocato devastanti disturbi del sistema nervoso che, se non tempestivamente neutralizzati, avrebbero potuto procurare crisi convulsive, con forte probabilità di arresto cardiaco. Nulla hanno potuto fare i sanitari per salvare la gestazione della donna, in quanto la contaminazione dell’involucro ha causato l’interruzione della gravidanza. Dall’inizio dell’anno, decine di analoghi interventi repressivi sono stati operati dai militari della Guardia di Finanza nell’incessante lotta al narcotraffico. Durante la degenza, in ospedale, la donna ha espulso 122 ovuli e l’uomo 80 per un totale di oltre 200 ovuli, pari a 2,500 chili di cocaina.
I due corrieri provenienti dal Sud America sono stati individuati e fermati in collaborazione con lo Svad dell’Agenzia delle Dogane. Tratti in arresto per traffico internazionale di stupefacenti, una volta esperite le formalità di rito, sono stati tradotti presso la Casa Circondariale competente, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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