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Opera, la nuova stagione: Muti collabora

Riccardo Muti collabora a tutto campo (e dirige due opere in cartellone, "Mosè" e "Nabucco"). E alle difficoltà congiunturali il Teatro risponde con un programma anch'esso a tutto campo, disteso a toccare molte sponde del grande mare dell'opera in musica, compresa naturalmente quella dell'Italia risorgimentale (d'obbligo, quest'anno, per il 150° dell'unità d'Italia). Presentata, dal sindaco Alemanno e dal sovrintendente al Teatro, Catello De Martino, la stagione 2010-2011 del Teatro dell'Opera di Roma.

Si comincia a dicembre con Muti, sul podio per dirigere il "Mosè" rossiniano, anzi il "Moïse et Pharaon" (versione francese). A gennaio arriva subito una prima esecuzione europea, quella di "A view from the bridge" dello statunitense William Bolcom, versione in musica di "Uno sguardo dal ponte" di Arthur Miller. Dirige Bruno Bartoletti. Poi si torna nell'Italia dell'800: prima con "L'elisir d'amore" di Donizetti, poi con il verdiano "Nabucco" (assente da Roma dal '97-'98) che segnerà la seconda presenza stagionale di Riccardo Muti sul podio e verrà riproposto a San Pietroburgo, al Teatro Marinskij.

A seguire, "Il ratto dal serraglio" di Mozart, in lingua originale con sovratitoli in italiano. Il Singspiel mozartiano, gemma di perfezione formale e trasparenza di colori orchestrali, è andato in scena a Roma l'ultima volta nel 1972-'73. Ancora Risorgimento a piene mani con "La battaglia di Legnano", opera verdiana tra le più efficaci quanto a forza di racconto e "teatralità", colonna sonora della Repubblica Romana del 1849. E ancora melodramma italiano, stavolta d'epoca verista e di popolarità a prova di botteghino, con la "Bohème" di Puccini diretta da James Conlon e con le scene di Zeffirelli.

Teatro dell'Opera, esterno

Poi, dopo l'estate, il gran finale di stagione è affidato ad "Elektra" di Richard Strauss, diretta da Fabio Luisi. Ed è un finale coraggioso, lontano da ogni concessione al marketing culturale che impone gli standard del "pensiero positivo" e consolatorio: "Elektra" è un grido espressionista e primordiale, nella partitura di Strauss non meno che nella tragedia di Hugo von Hoffmanstahl cui l'opera s'ispira.

Il balletto si muove tra gli omaggi ai grandi coreografi (la "serata Roland Petit" che apre la stagione a dicembre, poi in primavera il "trittico" dedicato a Béjart-Balanchine-Robbins), gli intramontabili ("Il lago dei cigni"), la danza contemporanea e, alla fine, la prima rappresentazione romana de "La bayadère" di Natalja Makarova, una "summa" di coreografie classiche dall'epica antico-indiana del Sakuntala.

"La presenza di Riccardo Muti", afferma la direzione del Teatro in una nota, "il suo impegno con l'orchestra, il coro e il teatro tutto darà il segno musicale e culturale alla stagione 2010-2011". Stagione che, come si diceva, è caratterizzata anche dalle celebrazioni per il 150° anniversario dell'unità d'Italia: in questo ambito si terrà il 17 marzo una serata speciale per la Presidenza della Repubblica (con "Nabucco") e il 21 marzo la festa a Montecitorio con l'orchestra e il coro del Teatro (diretti, anche in questo caso, da Riccardo Muti) che suoneranno musiche risorgimentali.

L'Opera di Roma, dunque, non abbassa la guardia. Ora, ha detto il sindaco Alemanno, si tratta di "garantire il rilancio del teatro" con l' "unità d'intenti" di tutte le parti in causa. Tutto sulla nuova stagione, con il programma in dettaglio, su www.operaroma.it.  

Paolo Veronesi (www.comune.roma.it)

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