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‘La legge Tarzia? Un’invasione di campo’

Contro di essa protocollata una mozione del Pd: ‘intollerabile e incostituzionale’

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Il Faro on line – “La riforma dei consultori del Lazio messa a punto da Olimpia Tarzia (nella foto) introduce un punto di vista cattolico nella questione delle interruzioni volontarie di gravidanza”. Tarzia, fondatrice del Movimento per la Vita e aderente del Nuovo femminismo di Giovanni Paolo II, chiarisce, nei suoi interventi, che l’aborto è un fatto drammatico e, compito del legislatore, è quello di arginarlo ove sia possibile. Il problema però, spiegano dal PD del Comune di Fiumicino, sta nel fatto che la proposta Tarzia, si basa sulla “trasformazione dei consultori in centri con il compito di “vigilare sulla famiglia”.

“In altre parole, – si legge in una nota del Partito democratico – luoghi dove la donna incinta, nelle prime settimane, potrà trovare professionisti e educatori, anche volontari, provenienti dall’associazionismo cattolico, pronti a convincerla che abortire non è mai una soluzione e che se il problema è economico, sarà cura del consultorio metterla in contatto con istituzioni o, ancora una volta, associazioni anti-abortiste, pronte a garantire un piccolo sussidio economico”.

“Ma mentre la legge – incalzano i consiglieri del Pd – non stanzia soldi per le donne che decidono di non abortire. Prevede, invece, di affidare l’apertura di nuovi consultori privati a quelle associazioni che promuovono la vita, di stampo cattolico, che riceveranno perciò fondi pubblici. E i fondi pubblici saranno spesi per diffondere l’idea della famiglia eterosessuale, delle coppie sposate con figli, della donna come madre, che seppure in difficoltà psicologica, debba evitare di compiere scelte eticamente erronee, cioè cadere nel peccato dell’aborto.  Nel testo i consultori pubblici diventano letteralmente sussidiari a quelli privati (cattolici) ed è questa la vera rivoluzione conservatrice della riforma. Da anni si susseguono appelli da parte dei cittadini affinché ai consultori siano elargiti maggiori finanziamenti. E’ anche grazie a loro, ma non solo, che il numero di aborti si è dimezzato negli ultimi vent’anni e questo è il segno che le donne italiane evitano maggiormente di rimanere incinta e, quando succede, preferiscono nella maggior parte dei casi diventare madri nonostante le innumerevoli difficoltà ambientali: lavori precari, scarsità di asili nido e in generale un clima, che vede nella gravidanza un grosso problema”.

“In Italia una donna incinta – spiegano – è una donna che sceglie irrazionalmente di ficcarsi in un mare di guai perché spesso dovrà mettere il lavoro in secondo piano e dovrà giustificare ai propri capi la sua scelta. Altro che aiuto alla famiglia e solidarietà sbandierata dal PDL e dal governo Berlusconi. Le campagne elettorali a sostegno della famiglia hanno riproposto che alle donne occorre dare sostegno economico e asili nido ma allo stato dei fatti mai è stato fatto un passo in favore delle famiglie. Anzi, si è regrediti nelle forme e nella sostanza economica… tagli a tutto lo stato sociale e tagli a tutte le forme di assistenza delle famiglie e delle mamme. La Santa riforma Tarzia prevede inoltre, per le donne, “il dovere di collaborare” e individua due fasi della cosiddetta accoglienza: la prima, dove sono proposte soluzioni alternative all’aborto, incluso portare a termine la gravidanza e dare in adozione il figlio; se la donna vorrà comunque accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, dovrà firmare un consenso informato e, a quel punto, recarsi in ospedale per l’operazione”.  

“In queste pieghe della nuova procedura – prosegue Calicchio – entrano le associazioni cattoliche anti-abortiste che tenteranno in ogni modo di rappresentare il diritto del concepito – concetto mutuato dalla legge 40 sulla fecondazione assistita che mette sullo stesso piano il nascituro e la madre.  E’ il rovesciamento concettuale della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, dove alla donna è consentita una finestra di dodici settimane, i primi tre mesi di gravidanza, per decidere in totale autonomia se diventare madre. Dodici settimane nelle quali la volontà femminile pesa maggiormente del diritto del concepito a nascere. Tarzia, come tutti gli anti-abortisti, non sopporta il peso di questa libertà e accusa le donne di massacrare letteralmente i propri figli. Come può essere immorale una madre in difficoltà che sceglie l’aborto? Come può ritenersi colpevole?”.  

“Una riforma fondamentalista – concludono i consiglieri – sia nelle sostanze sia nelle modalità: perché affianca consultori cattolici privati a consultori laici pubblici, ma punta alla trasformazione cattolica di tutti i consultori pubblici. Un’invasione di campo intollerabile e, incostituzionale. La civiltà di un popolo si misura in tante maniere… ma forse quello vero per misurarla è la garanzia dei diritti degli esseri umani, la loro autodeterminazione e la loro dignità. La legge Tarzia sotto il falso nome di riforma e riqualificazione dei consultori, di colpo cancellerà anni di conquiste sociali e di diritti all’autogestione e alla salute psicofisica delle donne, che si dicono appunto moderne perché fondano la propria coscienza sulle conquiste faticosamente raggiunte con le lotte decennali delle generazioni passate. La legge Tarzia è una proposta che le forze progressive e laiche, hanno il dovere di respingere fortemente. Per questo il PD di Fiumicino, in accordo con il gruppo regionale del PD, che sta comunque scrivendo una proposta di legge alternativa, vuole fare la sua parte con questa mozione presentata in Consiglio che invita il Sindaco a chiedere alla Presidente Polverini di  ritirare la legge e di finanziare, invece, i consultori pubblici”.

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