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Verso una società multiculturale

Progetto ‘Atuttomondo’ via al convegno finale

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IL Faro on line – Il 21 ottobre la cittadina di Ladispoli è stata teatro dell’incontro fra le diversità grazie alla festa dell’intercultura che si è tenuta nel pomeriggio. Tra le altre cose, sono state presentate una mostra fotografica,i cartelloni dei lavori realizzati dalle scuole del territorio e stand rappresentativi con prodotti e manufatti tipici delle culture d’appartenenza.
Ma la mattina, con la presentazione di una  ricerca sulla condizione degli adolescenti di seconda generazione residenti nel Comune di Ladispoli condotta dall’antropologo Alessandro Scassellati e dal sociologo Vincenzo Taurino, si è cercato di fare un importante passo avanti nella comprensione del fenomeno.
La fotografia dei giovani stranieri a Ladispoli che ne è uscita è una fotografia mossa in cui dalle vite degli adolescenti emerge che il cammino dell’integrazione dei figli dell’immigrazione si snoda in un campo di forze in cui molti sono i fattori da considerare. Per citarne solo alcune, conta l’età al momento dell’arrivo, la provenienza sociale delle prime generazioni, le reti sociali in cui si è inseriti, la dimensione di genere, le associazioni di volontariato, la scuola.
“Contano dunque, e molto – afferma il sociologo Vincenzo Taurino- le politiche del paese d’accoglienza, e più delle politiche nazionali orientate al controllo dell’immigrazione, contano le politiche locali e il modo in cui vengono messe in pratica”.
Conoscere i giovani di origine straniera e riconoscerne i bisogni è d’altra parte l’unica opportunità per la società italiana, di poter impegnare al meglio le risorse e le potenzialità racchiuse nella generazione dei figli dell’immigrazione.
Importante è stata anche la presenza del sindaco di Ladispoli Crescenzo Paliotta che davanti agli studenti delle scuole del territorio coinvolte nel progetto “ATUTTTOMONDO” durante l’anno, ha mandato messaggi chiari ed inequivocabili. “ Siamo italiani ma dobbiamo sapere che la nostra cultura proviene e si è costruita dalle diversità”.
Vivere personalmente la migrazione ( e spesso la separazione dai genitori) è un’esperienza che lascia segni profondi, talora ferite difficili da rimarginare per adolescenti che devono contemporaneamente imparare una nuova lingua e inserirsi in un diverso contesto scolastico. Una situazione aggravata dall’assenza di azioni di sistema sia specifiche, definite in virtù del loro essere stranieri, sia generali che attengono alla loro condizione giovanile.
Insomma,dovrebbe essere chiara persino ai ciechi  la necessità di arrivare a parlare di compresenza  e contaminazione per non tenere ferma solo poeticamente l’espressione  “ il mondo nasce per ognun che nasce al mondo”.
Daniele Taurino

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