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Funky e jazz, ecco l’autore che canta

Tullio Pizzorno è "Un autore che canta", decisamente un artista fuori dal comune, e certo non catalogabile nel massificato panorama dell’ industria discografica. L’atmosfera musicale che crea è a volte funky, a volte intimistica, a volte jazz, la voce calda e angelica. Anche i testi che scrive sono connotati da "immagini letterarie" evocative e dirette (ed è difficilissimo usare parole semplici), rispetto ai canoni attuali della canzone "commerciale", oggi così tanto infarcita di ermetismo e astrazione. Dal 1995 Mina lo ha scelto come uno dei suoi autori preferiti, portando al successo le sue "La fretta nel vestito", "Di vista", "Musica per lui". Anche Linda (Linda Valori), che si è esibita insieme a lui nello scorso "Settembre al Borgo", ha inciso nel 2005 un suo standard, "Un dubbio", riconoscibilissimo nello stile, vocalizzando su note e scale jazzate con estrema naturalezza, senza forzature, rendendo l’ascolto molto fluido e piacevolissimo. Lo scorso 28 settembre è inoltre stato pubblicato il nuovo album di Linda, dunque alla sua seconda esperienza discografica con Tullio, che le ha affidato un altro brano “Sull’autostrada”, già notato con attenzione dalla critica e recensito con apprezzamenti di stile, in quanto si staglia nella sua “paternità d’autore” tra le varie tracce del disco. Tullio Pizzorno è un compositore e musicista polistrumentista apprezzato in Italia e all’estero. Allievo del grande maestro Lilli Greco (colonna portante della RCA degli anni d’oro dagli anni settanta in poi), Tullio nel 2002 ha realizzato con Niels Lan Doky, uno dei più grandi pianisti jazz al mondo, un fortunatissimo album in Giappone. Lo incontriamo nel suo studio dove attende ai suoi nuovi pezzi, per il suo nuovo album di imminente uscita, dal titolo "Di vista"…


Per il tuo sound devi più alla musica classica, al jazz o al rock?

Devo tutto alla Televisione buona di quando ero bambino, nel senso che io ho assorbito e metabolizzato la sana televisione di metà anni ’60, laddove la musica veniva proposta in modo rispettoso. Fin da bambino giocando, mi facevo in mente le mie note che ho, poi, riconosciute e chiamate con il giusto nome, quando ho cominciato a studiare organicamente la musica approcciandomi al fantastico mondo dell’armonia.


Il tuo rapporto con Carlo Alberto Rossi, autore tra l’altro di “ E se domani”, brano portato al successo da Mina, è stato fondamentale per la tua crescita artistica e professionale...

Il Maestro, che è scomparso lo scorso Aprile, è stata la mia prima chiave di ingresso nel mondo discografico milanese agli inizi del’90. Fu il primo che dopo aver ascoltato i miei brani, si mise a telefono, davanti a me, e fece tre o quattro numeri di telefono, procurandomi i miei primi appuntamenti con i discografici del tempo, quando esistevano ancora le grandi case discografiche…


Il tuo idolo è stato senz’altro Lucio Battisti. Quando un fan di Battisti, come lo sei sempre stato tu, finalmente lo incontra, cosa prova?
 

Senza mischiare il sacro con il profano...credo sia come per un prete incontrare il padre Eterno! Battisti mi ha ascoltato casualmente, in quanto si era trovato a passare nello studio a Milano proprio mentre io stavo lavorando. Sinceramente non so nemmeno da quanto tempo fosse nell’altra stanza, per cose sue, e quindi non so quanto abbia ascoltato fortuitamente delle mie cose. Quando lo vidi rimasi quasi pietrificato dall’emozione, e lui senza neanche alzare lo sguardo dai fogli che stava scartabellando disse con la sua flebile voce: “Fai quello che devi fare, continua così!”


Il tuo rapporto artistico con Mina, invece, ha un carattere diverso. Come lavori con lei?

Lei ha una serie di mie cose che, poi combina assieme nei suoi album a seconda di come vuol costruirne il filo conduttore. Pensa che le prime canzoni che le inviai (e per le quali mi telefonò la prima volta) a tuttoggi non le ha ancora incise… In quella occasione mi chiese altro materiale per conoscere meglio il mio mondo e poi è partita lavorando direttamente su altre canzoni, che le inviai successivamente… 


Abbiamo parlato di mostri sacri della canzone. Adesso parliamo, invece di Linda, un’interprete di successo che è stata tua ospite nella tua splendida performance applauditissima nella cornice del”Settembre al Borgo” di Casertavecchia, una rassegna artistica e di spettacolo d.o.c. che fa assurgere ogni anno Terra di Lavoro a palcoscenico nazionale ed internazionale.

Linda è sacra come gli altri, nella misura in cui è sacro chiunque riesca veramente a comunicare qualcosa e darti quella emozione in più che ti fa vibrare. Il mio rapporto con lei è di un autore che è riuscito ad incrociare un’altra vocalità importante che dà veste alle sue composizioni e lo fa in modo vero calandosi nel tema della canzone e nell’essenza stessa del suo mondo musicale. Quando costruisco un pezzo lo faccio secondo una mia precipua modalità e quindi la mia meravigliosa esperienza con tutti gli interpreti delle mie canzoni è che loro riescono sempre a calarsi a pennello nel mio mondo musicale. Io, infatti, non progetto pezzi per nessuno. Sono gli interpreti che ascoltano i miei pezzi scegliendoli e cantandoli.


Hai un modo originale di definirti un “autore che canta” e non un cantautore...

E’ una cosa che mi conviene dire. Non posso dire di essere un cantante nè un cantautore perché queste due categorie di artisti le vedi in giro, in televisione e nei media. Avendo io meno opportunità di suonare in tour perché il mio prodotto chiaramente è piuttosto diverso dal prodotto commerciale… mi piace definirmi “un autore che canta”, anche perché non salgo spesso (purtroppo) sul palcoscenico… Quella rara volta che mi capita però, succede sempre qualcosa di importante, e la gente apprezza molto e si diverte anche…


Quello che è sicuro è che sei un autore che canta nel mondo, dato che, ad esempio in Giappone sei conosciuto...

In una fetta particolare dell’Impero del Sol Levante, quella degli estimatori di un certo tipo di musica jazz perché, grazie al contatto con Gino Vannelli, ho avuto la fortuna di conoscere un grandissimo pianista danese Niels Lan Doky che ha inciso un mio pezzo, includendolo in una compilation di musica italiana che contiene brani famosissimi di Domenico Modugno, Piovani, Dalla, Zucchero e altri. Il titolo dell’album è "Casa dolce casa" Sono orgoglioso del mio pezzo "Che vuò sapé", che a dire il vero, se la cava proprio bene in quel tipo di repertorio! Pensa che poi ne è stata stampata anche una seconda edizione per l’Europa, intitolata "Italian Ballads".

Pasquale Maria Sansone

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