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Guerra dei funghi, interviene Perello

Il consigliere contro il ‘proibizionismo’ dei comuni limitrofi

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Il Faro on line – Il Consigliere Comunale Daniele Perello, Capogruppo del Gruppo Misto, interviene sulla vicenda della restrizione degli usi civici di alcune porzioni del territorio comunale tarquiniese stabilita dall’Università Agraria della cittadina. “Successivamente alla segnalazione di numerosi cittadini civitavecchiesi, siamo venuti a conoscenza di un provvedimento dell’Università Agraria di Tarquinia che restringe l’utilizzo del territorio per la raccolta di funghi ai soli residenti. Come Consigliere Comunale e Capogruppo del Gruppo Misto, ritengo che sia il caso di avanzare all’ente un invito a ragionare sugli effetti che questo tipo di scelta potrà avere. E’ vero che con quello strumento l’Università Agraria di Tarquinia va a delimitare porzioni limitate di terreno; vero è anche che va sancito un principio di rispetto delle regole, soprattutto laddove esistano fenomeni degenerativi dei diritti, quali sembrano essere all’origine della questione. Rilevo tuttavia che, così come emersa, la delibera finisce per penalizzare soltanto i cittadini di Civitavecchia, il che a sua volta dà un’immagine di campanilismo e proibizionismo che non può piacermi. Penso che l’esempio che debbono dare le persone giovani impegnati nella politica e nell’amministrazione, dovrebbe essere tale da superare antiche visioni e separazioni, all’insegna dell’insulto incrociato tra “etruschi” e “saraceni”. Credo invece che una nuova classe politica debba operare sapendo che ci si trova su un territorio bisognoso di una identità d’intenti dal punto di vista imprenditoriale, turistico, della qualità dei servizi e in una parola sola di sviluppo. In questo concordo pienamente con l’intervento del Consigliere Alessio Gatti, che puntava proprio pochi giorni fa l’indice sulla necessità di avviare una politica integrata del territorio. Esercitare particolarismi in un settore della vita storicamente condiviso quale quello legato al vivere il territorio, magari con le famiglie e comunque a stretto contatto con l’ambiente, è un messaggio sbagliato e rischia di trasformarsi in un boomerang anche per coloro che, in buona fede, avevano pensato – conclude Perello – di proteggere così il proprio territorio”.

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