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‘Portualità, il crollo di Gaeta’

L’intervento di Luigi Concione, Consigliere comunale Pdl: ‘Ciani ha dimenticato la nostra località’

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Il Faro on line – “Il presidente dell’Autorità portuale Fabio Ciani ha dimostrato di aver puntato sullo sviluppo di Civitavecchia lasciando Gaeta con un pugno di mosche”.

E’ questo quanto afferma Luigi Coscione Consigliere comunale Pdl che ribadisce come l’impegno di Gaeta nel network laziale fosse basato sulla necessità programmatica di utilizzare le risorse economiche prodotte dai canoni demaniali “pagate dai nostri concittadini e gli introiti prodotti dallo scarico/carico delle merci, quale fonte di investimento sullo stesso territorio e dotare le Aziende delle infrastrutture ed i supporti necessari”. Questo metodo si è applicato con successo nel porto di Civitavecchia che nel corso dell’ultimo decennio ha avuto l’opportunità di autofinanziare i propri progetti di sviluppo con una crescita economica ed occupazionale rilevante.

“La precedente Amministrazione comunale di Gaeta – spiega – aveva posto le basi per l’istituzione di una filiale locale di gestione per sottolineare l’impegno paritario riposto nell’ambito del network ed un piano di sviluppo triennale che prevedeva l’ampliamento delle strutture portuali, la risistemazione di tutte le aree demaniali critiche della città. Ed anche di prevedere la sistemazione del water front secondo esigenze generali generali e non di parte. Successivamente,  l’Amministrazione Raimondi ha fatto registrare il progressivo disimpegno di Gaeta nell’ambito dei progetti di sviluppo del network laziale”.

“Un esempio? La filiale di Gaeta è stata progressivamente ridimensionata privando la sede del Direttore di filiale, del protocollo e della seppur minima possibilità di autogestione e decisionale al punto che per una risma di carta bisogna aspettare la comodità del personale di Civitavecchia.  La presenza a Gaeta del Presidente o del Segretario Generale, prima a cadenza settimanale, ora è limitata a due visite l’anno. Si limitano a presenziare a cerimonie ma non a discutere di linee programmatiche. Dove sono finiti gli intenti di sviluppo previsti originariamente e da coordinarsi congiuntamente tra il Consorzio di Sviluppo Industriale e l’Autorità Portuale? La responsabilità di un tale decadimento va attribuita all’incapacità dell’attuale Amministrazione che non ha saputo e imporre il proprio diritto”.

“A distanza di anni l’unico progetto di cui tutti gli attuali gestori dell’Ente si autocelebrano è l’ampliamento del porto di Gaeta ed il dragaggio dei fondali che, è bene precisare, non è un’opera predisposta dall’Autorità Portuale ma frutto di un’eredità elargita dalla città di Gaeta nella sua realizzazione, progetto finanziato dalla Regione Lazio con i Docup e sin dal 1996. Oggi scopriamo invece che l’Autorità Portuale ha potuto in modo indisturbato, dissipare il finanziamento affidatogli e che allo stato il costo dell’appalto risulta insufficiente per il completamento dello stesso progetto”.

“Che fine fanno le risorse economiche che la città annualmente versa nelle casse dell’Ente se non vengono poi reinvestite sul territorio così come originariamente previsto? Quali sono i nuovi progetti che l’Amministrazione Comunale ha posto in ragione dell’appartenenza paritaria nell’ambito del network? Perché a Gaeta non è consentito nell’ambito della programmazione del network laziale di dare corso alle aspettative delle aziende locali mentre pronta risposta viene accordata alle imprese ed infrastrutture di Fiumicino e maggiormente di Civitavecchia? Perché l’ordinaria amministrazione e manutenzione delle aree e degli specchi acquei di competenza dell’Autorità Portuale sono attività sempre più dismesse e posticipate nel tempo senza alcuna contestazione dei diritti dovuti alla città di Gaeta quale membro paritario?”.

“A questo punto, solo il Ministro delle Infrastrutture può salvare Gaeta:  intervenga senza ulteriore indugio per commissariare l’Ente. In tal modo si potrà fare chiarezza sulla mala gestione dell’ente e sull’ incapacità dell’Amministrazione di Gaeta di anteporre e difendere i propri interessi alla stregua dei diritti auspicati dalle aziende locali, nei fatti oggigiorno unicamente tassate senza alcun sostegno alle proprie istanze”.

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