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Squali e coralli: Marevivo si mobilita

Più di trecento persone hanno partecipato agli incontri tra Roma e Pescara

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Il Faro on line – Al richiamo di Marevivo, in soccorso dei coralli e degli squali del Mar Rosso e del Mediterraneo, hanno risposto centinaia di persone: sia la serata organizzata a Roma, per illustrare il progetto STE (Scuba Tourism for the Enivronment) dell’Università “Alma Mater” di Bologna, sia l’incontro “Gli squali nel Mediterraneo, da predatori a prede”, a Pescara, hanno ottenuto un ottimo successo di pubblico e partecipazione.
Durante la serata a bordo della sede galleggiante di Marevivo, ormeggiata sulle sponde del Tevere, i ricercatori STE – insieme a “Felicidad II”, l’imbarcazione gestita da Aurora Branciamore e Marina Dolfin, nonché sede itinerante dell’Associazione in Sudan – hanno fatto il punto su quattro anni di indagine sullo stato della biodiversità del Mar Rosso: oltre 14.000 ore di immersione, più di 17.500 schede raccolte, 89 stazioni rilevate, 72 organismi censiti; insomma “il più grande monitoraggio delle barriere coralline mai realizzato in Mar Rosso”, grazie, soprattutto, ad una rete di volontariato creata da semplici subacquei.
Nelle acque egiziane “l’antropizzazione ha danneggiato la biodiversità corallina”, mentre in Sudan gli squali, specie quelli martello, sono in pericolo per la pratica dello ‘spinnamento’ ad opera di pescherecci di paesi orientali, dove la zuppa di pinna di squalo è ritenuta una vera prelibatezza.
Secondo il presidente di Marevivo, Rosalba Giugni, “difendere la biodiversità marina è una priorità, e squali e coralli sono a rischio: i primi, essendo grandi predatori, mantengono l’equilibrio all’interno della catena alimentare contribuendo alla salute del mare; i coralli, invece, sono i mattoni che si pongono alla base della catena, anche perché nel loro ecosistema vivono migliaia di altre specie”.
Non se la passano meglio cetacei, tartarughe marine e squali del Mediterraneo, a rischio di sopravvivenza a causa dell’incremento di una pesca non sostenibile. E’ questo l’allarme lanciato da Maria Rapini, segretario generale di Marevivo, in occasione del convegno organizzato dalla delegazione Abruzzo a Pescara, presso il Museo Vittoria Colonna, con la partecipazione di Serena Maso, coordinatrice nazionale “Shark Aliance” e Vincenzo Olivieri – Centro Studi Cetacei -. L’incontro, il cui tema è stato ”Gli squali nel Mediterraneo, da predatori a prede”, ha rappresentato un’occasione per affrontare anche le problematiche che riguardano l’Adriatico, mare fortemente stressato.
Si sta, infatti, verificando il fenomeno dell’ over-fishing, ovvero il sovrasfruttamento delle risorse ittiche, che comporta una  riduzione drammatica di biomassa e biodiversità.
Oltre ai cetacei, anche i temuti predatori dei mari sono in pericolo, si registra infatti, il 97% in meno di presenze di questi pesci nelle nostre acque. Gli squali vengono pescati innanzitutto per la loro carne – nel nostro mare soprattutto palombo e gattuccio -, inoltre lo squalene viene impiegato per cosmetici e vaccini (tra cui quello per l’influenza suina).
L’Italia è il quarto maggior importatore al mondo di carne di squalo (dopo la Spagna, la Corea ed Hong Kong): acquistiamo squali eviscerati, venduti in filetti e in tranci, facilmente confondibili con altri pesci. Il consumatore, spesso scarsamente informato, non sempre è in grado di comprendere come il proprio comportamento alimentare rischi di far sparire per sempre i pesci più importanti per gli equilibri marini, tra questi anche il tonno rosso e il delfino.

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