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Lavoro: una proposta di legge per cambiare il trend aeroportuale

L'iniziativa è stata illustrata dal capogruppo Pd in Commissione lavoro alla Camera

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Il Faro on line – Stage o tirocini non più lunghi di nove mesi, con borsa di studio non inferiore a 400 euro al mese. È quanto prevede la proposta di legge del Pd per regolare stage, tirocini e praticantato ed evitare che queste forme vadano a sostituire di fatto lavoratori ma senza obbligo di stipendio.
L’iniziativa è stata illustrata qualche giorno fa dal capogruppo Pd in Commissione lavoro alla Camera, Cesare Damiano, e dal responsabile lavoro del Partito Democratico, Stefano Fassina, e rientra nella campagna “Tre proposte a precarietà zero” che è stata avviata dai giovani democratici ed altre associazioni.
“Si tratta di una proposta di legge interessante e intelligente – spiega il consigliere comunale del Pd, Michela Califano – che potrebbe riguardarci da vicino, andando a regolamentare uno degli asset portanti della nostra economia locale, la questione aeroportuale, che negli ultimi tempi, anche a causa di un certo vuoto legislativo, ha attinto a piene mani da formule come stage o tirocini. è ormai assodato che tra le esigenze delle aziende del settore aeroportuale non c’è la salvaguardia dei dipendenti. Ora il Pd cerca di mettere dei paletti, per far ripartire un’economia balbettante strozzata dalla grande crisi economica e dalla sciagurata politica messa in campo da Tremonti e Berlusconi, senza per questo sfruttare giovani alle prime armi mandando a casa lavoratori formati e padri di famiglia”. 
“Per garantire uno slancio duraturo bisogna rispondere ad un mondo del lavoro che mai come ora pone in primo piano la necessità di un nuovo sistema delle opportunità: avere forme di tirocinio e formazione al lavoro corrette ed efficaci; dare sostegno alla regolarità e stabilizzazione del lavoro; dare riconoscimento sociale alla propria identità lavorativa; sostenere i percorsi di formazione continua; incentivare l’accesso e l’avvio alla professione anche quando non sia nell’ambito delle professioni tradizionali; avere specifiche reti di protezione sociale dentro e fuori il lavoro, a prescindere dalla modalità d’impiego. È  indispensabile andare oltre la precarietà e immaginare la qualità del lavoro che vogliamo per i prossimi anni”.

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