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“Clochard, urgente un tavolo tecnico”

Gli esponenti del Pdl e dell'Udc incontrano i rappresentanti della Caritas

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Il Faro on line – Continua il lavoro in comune che il Pdl e l’Udc stanno ormai portando avanti da alcune settimane, a riprova di una comunanza di idee e di progetti. I due partiti sono impegnati da alcune settimane ad ascoltare le necessità, le problematiche, le proposte che costantemente emergono dal tessuto sociale di Ladispoli.

“Attraverso una commissione composta da membri dei due partiti, abbiamo iniziato ad incontrare i vari rappresentanti delle diverse categorie presenti sul territorio – spiega Fabio Capuani, Coordinatore cittadino del Popolo delle Libertà – al fine di raccogliere preziose indicazioni e farle diventare parte integrante di quel progetto futuro di Ladispoli che vogliamo offrire ai nostri concittadini. Soltanto attraverso una conoscenza concreta e chiara delle varie problematiche, si può arrivare ad una programmazione seria che sia in grado non solo di risolvere eventuali problemi, ma soprattutto di prevenirli. In questa ottica di responsabilità e di ascolto, abbiamo incontrato, lunedì 4 luglio, il Direttore della Caritas diocesana, don Emanuele Giannone, per confrontarci su un tema delicato che riguarda persone che vivono in condizioni di particolare fragilità e povertà, come per esempio i senza fissa dimora, anche alla luce dell’interessante Report sulle povertà della nostra Diocesi che la Caritas ha realizzato e presentato alcuni mesi fa. All’incontro erano presenti, oltre a me e a Felice Mammì in qualità di segretario cittadino del partito di Casini, il Capo Gruppo in consiglio comunale del PDL Filippo Moretti, il Presidente dell’UDC Giorgio Agostini, e d alcuni membri del direttivo del PDL”.

“Don Emanuele ha presentato una situazione del nostro territorio alquanto complessa e allarmante che vede due fasce distinte di persone in condizioni di grande indigenza: da una parte ci sono persone che vivono in una situazione di estrema povertà dovuta a diverse motivazioni che vanno dalla perdita di un lavoro, a difficoltà di integrazione, a gravi problemi psichici o di dipendenza alcolica, dall’altra una fascia di persone, più numerosa, ma paradossalmente più nascosta, formata da coloro che sono a rischio di povertà. Si tratta di gente che non riesce ad arrivare alla fine del mese, che non ha una abitazione propria, che è costretta ad accettare un lavoro in nero con tutti i rischi che questo comporta, come per esempio la mancanza di una copertura sanitaria”.

“L’aspetto che tuttavia ci ha maggiormente allarmato e rattristato e che ha motivato la nostra decisione di intervenire pubblicamente – continua  Fabio Capuani – è stato l’appello che don Emanuele ha fatto alla classe politica cittadina in generale e all’Amministrazione in particolare, di riconoscere con maggiore attenzione il problema dei senza fissa dimora, di farsene carico ed inserirlo nel tavolo delle politiche sociali. Questo significa che fino ad oggi non c’è stata una progettazione adeguata, all’altezza del problema, perché non c’è stata a nostro avviso una piena considerazione politica di questa piaga sociale che vive Ladispoli. Senza voler fare nessun tipo di polemica, vista la natura, la delicatezza e la complessità del tema, sicuramente di difficile interpretazione – commenta il segretario UDC Felice Mammi’- chiediamo tuttavia con forza la riapertura di un tavolo tecnico che con responsabilità si faccia carico del problema”.

“C’è bisogno di una forte volontà politica che con il contributo e la collaborazione di esperti del settore possa portare, maggioranza ed opposizione, prima di tutto ad una comprensione esatta delle risorse finanziare che si possono utilizzare e poi ad un ripensamento delle azioni fin qui messe in atto per garantire una loro maggiore efficacia. Proprio perché crediamo fortemente che questo sia un ambito nel quale non si possa agire con superficialità – conclude Mammì – perché ne va della credibilità della nostra società, attiveremo i rispettivi partiti affinché questo richiamo non sia inascoltato. Non ci può essere un sano sviluppo sociale se non c’è un’attenzione privilegiata nei confronti dei più deboli, degli ultimi, di coloro che necessitano dei beni primari. E’ una questione e un’esigenza di umanità che non può essere disattesa.

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