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Super 8: Spielberg e Abrams dal 9 settebre al cinema

Il Faro on line - Nostalgico e purtroppo poco riuscito. Doveva essere il filmone dell’anno. Nel manifesto americano di questo “Super 8” campeggiavano enormi i nomi dei colossi Spielberg e Abrams e le aspettative erano smisurate. Invece, pur’essendo formalmente impeccabile, la storia non decolla mai. Bravi i due giovani protagonisti. Lei (Elle Fanning) l’avevamo già vista nel film discusso della Coppola “Somewhere”, lui (Joel Courtney) invece, era alla sua prima esperienza da professionista. Veniamo alla storia. Un gruppo di giovani adolescenti deve girare un video in Super 8 (siamo alla fine degli anni ‘70), ma durante le riprese avviene un enorme incidente ferroviario. Nella fretta i ragazzi fuggono lasciando la camera in funzione. Recuperata in un secondo momento concordano di mantenere il silenzio sull’accaduto. Dal giorno successivo una serie di strani avvenimenti coinvolge la città, che viene assediata dalle forze militari. Il video sviluppato delle riprese mette i ragazzi a conoscenza della verità: il treno trasportava un mostro alieno. Il paese è sfollato, spariscono tutti i forni a microonde e i cittadini sospettano che la colpa sia dei russi… ma anche Alice è stata rapita e così Joe torna in città per salvarla dalle grinfie del mostro. L’alieno lo agguanta, ma il contatto tra i due genera una superempatia silenziosa che pacifica gli animi. Tutte le televisioni, i forni e gli aspirapolvere salgono in cielo: la navicella è pronta per tornare a casa, manca solo il ciondolo con la foto della mamma di Joe… “Do ut des”, diceva un vecchio proverbio e Alien è d’accordo. Ibrido debole, lungo e poco coinvolgente, “Super 8”, a metà tra “E.T.” e “Stand By Me”, lascia quel brutto sapore di qualcosa di già visto, ma molto meno bello di quanto si ricordava. L’unione di due grandi registi come Spielberg e Abrams (per chi non se lo ricordasse Alias, Lost, Fringe, Star Treck, Mission Impossibile III), non rende giustizia a nessuno dei due, perché viaggiano con diverse linee d’onda. Uno più moderno, tecnologico e tecnico. L’altro lirico, sentimentale e nostalgico. Due strade che, come si evince chiaramente, sono inconciliabili.
Federica Polidoro

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