Seguici su

Cerca nel sito

Anteprime 2012: Justine Timberlake in Sci-fi

Il Faro on line - Andrew Niccol al quarto film da regista (dopo Gattaca, SimOne e Lord of the war) sta per uscire in Italia con In Time. Il neozelandese, noto anche per essere stato lo sceneggiatore di Peter Weir in The Truman Show torna alle origini con una storia sulla falsariga di Gattaca, ma molto meno interessante. In una società appena futuribile, dove non si invecchia oltre i 25 anni, la moneta corrente diventa il tempo. Il proletario Justine Timberlake diventa per caso possessore di un secolo e riesce ad entrare in una zona riservata ai "ricchi". Un Guardiano del Tempo (Cillian Murphy) lo scova e si riprende il secolo per lasciargli solo un paio d'ore, così Timberlake è costretto a rapire la figlia del ricco banchiere (Amanda Seyfried) presso cui si sta svolgendo una festa. I due finiscono per innamorarsi e si mettono a rapinare banche  sempre più grandi per regalare il bottino ai poveri. La storia fa acqua un po' da tutte le parti. La soglia di credibilità deve rimanere sempre molto bassa. Niccol ha abituato i suoi spettatori a cast molto studiati con star di prima e raffinata  grandezza: questo non è da meno. Tutti gli attori di In Time hanno tratti somatici naturalmente "alieni", ma è impossibile non notare quanto Justine Timberlake sia poco capace, soprattutto se paragonato a Cillian Murphy, che spicca, come spesso accade, per bravura. Amanda Seyfried poi, che sceglie sempre ruoli complessi, si ritrova chiusa in una parte con possibilità espressive esigue. Oberata da un'ingobrante parrucca evidentemente posticcia in una tinta che sembra sbagliata paga in credibilità pure per una serie di costumi di scena che la danno un ridicolo aspetto da controfigura di Super Vichy. C'è ancora da considerare la fotografia. I giallo-arancio-dorati delle scene più eleganti sono contrappuntati da set en plain air molto cheap che non contribuiscono al senso di uniformità e coesione del film. Ma forse sono le ristrettezze economiche del periodo ad aver obbligato certe scelte. Infine l'esigenza narrativa che richiede solo più o meno venticinquenni fa sembrare In Time il saggio di fine anno di un corso di regia del college. Per non avere questo effetto doveva essere approfondita in qualche modo la psicologia dei personaggi, che invece sono piatti quando non totalmente inutili. Come nel caso di Olivia Wilde, alias Tredici, alias controfigura di una Winx. Il film purtroppo non ha mordente, né classe, nè la sintetica poesia del simile Gattaca, di cui resta, nonostante le sempre interessanti soluzioni visive di Niccol, una pallida, noiosa, sbiadita replica. ps. Al cinema proporrei di limitare il campo d'azione di  Timberlake ai ruoli comici.
Federica Polidoro


Più informazioni su

Più informazioni su