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Il presidio degli allagati al CbTar

“Un segnale per esprimere l’esasperazione di chi da anni vive con l’incubo dell’insicurezza idraulica”

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Il Faro on line – “La nostra presenza qui? Un segnale. Un segnale per esprimere la stanchezza e l’esasperazione di chi da anni vive i problemi dell’insicurezza idraulica e dal municipio XIII non è potuto andar via mentre si continua a costruire non tenendo conto del rischio idrogeologico cui ormai tutto il territorio è sottoposto”.
 
E’ stato questo il senso del sit-in pacifico organizzato lunedì presso la sede di via del Fosso di Dragoncello, ad Ostia Antica, del Consorzio di bonifica Tevere ed Agro romano dai cittadini “allagati”, come,  molto semplicemente, si sono definiti.
 
Alcune decine di persone si sono ritrovate a mezzogiorno davanti alla struttura chiedendo, con insistenza, di poter parlare con il direttore, Dario Matturro, e la presidente, recentemente riconfermata nell’incarico, Federica Lopez. Avevano anche chiesto l’intervento e la presenza dell’assessore regionale ai lavori pubblici, Mattei, “bloccato”, è stato loro riferito, dai lavori del consiglio.
 
Ma l’atteso confronto non si è verificato anche se i cittadini hanno continuato a stazionare, dignitosamente, nella sede del CbTar per “dare un segnale”. Perché gli allagamenti del 20 ottobre e quelli ultimi di lunedì 12 dicembre non siano dimenticati ma si intervenga con urgenza. Con somma urgenza, come si usa dire in questi casi.
 
Domenica mattina, intanto, presso la sede del CdQ Stagni di Ostia si era svolta un’assemblea pubblica aperta a tutti quei cittadini che ormai vivono nella paura di un temporale dopo che hanno visto ingoiare dal fango e dall’acqua le loro case, i mobili, le auto. Ed anche la speranza in una giustizia che stenta ad affermarsi. In interventi che tardano a realizzarsi e che tolgono sogni e speranze. E sottraggono, per chi può permetterselo, soltanto soldi.
 
Coperture assicurative? Improbabile. Risarcimenti? Non se ne parla. Si è parlato, invece, dopo il nubifragio del 20 ottobre costato purtroppo la vita ad un cingalese di 32 anni, Sarang Perera, di un “contributo di solidarietà”. Un modo per lavarsi le mani di eventuali responsabilità, si chiedono i cittadini? Accadde lo stesso durante la prima terribile alluvione del novembre 2002 che colpì 500 famiglie tra Saline e Bagnoletto: allora l’amministrazione  regionale concesse un milione di euro per gli allagati. Anche se, commentano ancora oggi, per accedere al contributo occorreva esibire ricevute di spese eccetera eccetera. Ben pochi, per farla breve, ottennero un aiuto. Ben pochi videro quei soldi.
 
 
Ed abita a Villaggio Africa, al confine con Dragoncello, Marco Salvi, tecnico informatico, che in dieci anni ha vissuto con la sua famiglia l’incubo di cinque alluvioni. Ritrovandosi ogni volta a ricominciare daccapo, tirando fuori dalla melma non sole le macchine – lunedì 12 ne ha perse due, una completamente ribaltata dalla furia dell’acqua – ma anche il coraggio e la forza per andare avanti. Ma adesso anche Marco Salvi è arrivato “al limite dell’umana sopportazione, esasperato di pagare il conto di scelte urbanistiche criminali”. Scelte ormai “vecchie” e trasversali ai partiti politici, tanto alla destra quanto alla sinistra.
 
Il cittadino rappresenta lo sgomento di famiglie che hanno appena acquistato, pagando un mutuo, una casa che nemmeno avrebbe dovuta essere costruita, ritrovandosi immerso nel dramma. “Siamo in migliaia”, afferma: “se poi contiamo le persone che subiscono le conseguenze che gli allagamenti hanno, per esempio, sulla mobilità, sono centinaia di migliaia le persone che da almeno un decennio pagano ingiustamente un conto di cui mai gli amministratori si sono assunti la responsabilità”.
Tornando al presidio di lunedì, che non rimarrà un episodio isolato, Marco Salvi si è detto pronto a “forme anche estreme di protesta”. E con lui gli altri cittadini insieme ai quali, nel corso degli anni, ha chiesto chiarimenti, sollecitato incontri, sporto denunce finite nel nulla. Come non ricordare il sit-in al gazebo di piazza Gregoriopoli, ad Ostia Antica, qualche anno fa, al quale parteciparono cittadini, politici, associazioni facendo a turno lo sciopero della fame per denunciare il rischio idrogeologico?
Le richieste presentate? “Sempre” le stesse. Ovvero stop delle delibere edificatorie dove sussiste il pericolo. Ricalibratura dei canali e potenziamento delle idrovore di Stagni. Realizzazione della raccolta delle acque chiare nelle traverse. Unificazione delle competenze sui canali tra Regione, Comune e Acea e, come chiesto dal CdQ Stagni di Ostia, dimissioni del CbTar.
“Sarà un brutto natale”, commentiamo con Marco Salvi. “Magari si trattasse soltanto del natale! Preoccupa tutto. Ho assistito per anni alle promesse degli amministratori in carica e ai discorsi indignati delle opposizioni. E se le opposizioni diventavano maggioranza cominciavano a promettere, mentre gli ex amministratori diventati opposizione cominciavano ad indignarsi. Ho un appartamento di 70 mq da rifare completamente, più qualche lavoro strutturale considerata l’acqua assorbita dai muri più quello che c’era dentro, mobili e tutto il resto. E 2 auto… Se mi proponessero un risarcimento chiederei 200.000 euro per accontentarmi magari di 100.000… E forse qualcosa ci avrei ancora rimesso ma”, conclude, “il sistema nervoso di mia moglie, di mia figlia, di mia madre, dei miei fratelli, dei miei suoceri, chi me li ripaga?”.
Maria Grazia Stella

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