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Russia e Cina, un osso duro. Il flop dell’Onu sulla Siria

Il Faro on line - L'Occidente e l'opposizione siriana accusano il governo di uccidere i manifestanti. Damasco però, accusa  fuorilegge, sabotatori e dei gruppi terroristici armati per i disordini, insistendo che tutto è stato orchestrato dall'estero, ma intanto i membri delle Nazioni Unite si affannano inutilmente. La continua confusione che si è creata e per quale motivo, nessuno ancora l’ ha compreso, però, ciò che è chiaro, è che ognuno guarda ai propri interessi. Non c’è speranza laddove non c’è vita, ed è proprio ciò che sta accadendo in Siria, ma l’ unica speranza è posta nell’aiuto delle Nazione Unite, che ha il compito di garantire la pace e la sicurezza internazionale, prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o violazioni della pace, conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione e la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che conducano ad una violazione della pace, recita l’ articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite.

Stando a ciò che è accaduto la scorsa domenica sulla questione siriana all’atto del voto della seconda risoluzione in seno al Consiglio di Sicurezza, quando si era decisi a porre un intervento, non solo sono venuti meno questi principi fondanti della Carta, ma anche la sua importanza come organo, è stata messa in discussione. Il progetto degli Stati arabi - occidentali prevedeva un trasferimento dei poteri ad un deputato ( al Vice Presidente), un piano della Lega Araba di nuove elezioni, non nuove sanzioni, come richiesto dalla Russia, di rispondere agli attivisti siriani che chiedevano il diritto all’ autodifesa e di sostenere l’esercito libero siriano (guidato dal colonnello Riyadh al-Asa’ad). Dopo lo scivolone di ottobre 2011, al Consiglio, non è stato possibile approvare la bozza di risoluzione, perché  per la seconda volta, Cina e Russia hanno posto il veto, legge prevista dall’ articolo 27 paragrafo 3 della Carta, la quale considera una risoluzione che non abbia carattere procedurale, approvata, solo quando tutti i cinque membri permanenti l’abbiano votata favorevolmente. Questi due Paesi, decisi a non mollare per i propri interessi economici, ritengono che la risoluzione non sia efficace, che non siano state prese in considerazione le colpe degli oppositori, che si profili un secondo scenario libico, scatenando una guerra civile e portando i Paesi stranieri ad un ingerenza negli affari interni della Siria.

E’ nata così una crisi di idee e lamentele, che non hanno portato a nulla, dato che è soprattutto la Russia, con i suoi affari ultra-milionari in Siria, a guidare il gregge. Ciò che è importante sapere, non sono le leggi, gli interessi o il modo di pensare all’ interno del Consiglio, ma che ogni giorno muoiono tra le 30 e le 100 persone, che ad oggi si contano quasi 6000 vittime, tra cui anche bambini, che è considerato dal Regno Unito, uno dei 26 Paesi dove avvengono le più gravi violazioni dei diritti umani. Ma allora, a chi chiedere quando e come finirà? a Cina e Russia o alle Non Nazioni Unite?.
Bertha Cerullo Vella

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