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“La chiamavano guerra”

Il Faro on line - Come si costruisce la pace e perché “conviene” di più fare la guerra? "La chiamavano guerra"  svela i meccanismi che oppongono la costruzione della pace alle spinte nazionaliste, dell’odio etnico, della sopraffazione e della violenza. Uno di questi meccanismi consiste nel far credere all’opinione pubblica che la guerra non esiste più. C’era una volta la guerra, quella che hanno combattuto i nostri padri e i nostri nonni, non certo ora, non qui.

Il termine guerra è tenuto lontano dagli strateghi della comunicazione, vuoi per ottenere consenso nei percorsi parlamentari e dall’opinione pubblica, vuoi per non disturbare l’andamento dei mercati e delle borse con notizie troppo allarmanti. Ma anche per non risvegliare troppo quella coscienza collettiva che, se informata, si leverebbe contro ogni disavventura di conquista o scellerato progetto di intervento militare. Ed ecco che proprio loro, i militari, hanno inventato e diffuso la nuova veste della guerra: il peacekeeping…

“La questione che ha appassionato la mia generazione – però senza successo – è stata se gli Stati abbiano o no il diritto di varcare le frontiere di altri Stati per imporre con la forza la pace o il rispetto dei diritti umani. È stata se le frontiere, questo limite simbolico, sacralizzato (i nostri nonni morirono per i “sacri confini della patria”), debbano essere anche il limite della giustizia, della vita, dell’umanità. È una questione che non abbiamo saputo risolvere. La ricerca continua. Resta viva, praticata, operante, la volontà dei costruttori di pace. È da lì che bisogna eternamente ripartire”. (Pietro Veronese, la Repubblica)

“L’autore evidenzia come sia indispensabile separare gli interventi di costruzione della pace (peacebuilding) dalla commistione con i militari e al contempo racconta i palesi fallimenti e le ipocrisie degli aiuti umanitari, che invece di agire sui conflitti per creare condizioni di sviluppo e di economia sociale diventano portatori di nuovi conflitti e disuguaglianze”. (Luisa Morgantini)

La presentazione - Dove e quando

  • martedì 21 febbraio, ore 18,00
  • Presso la libreria Odradek - Via dei Banchi Vecchi 57 – Roma
  • con l’autore il Min. Plen. Massimo Marotti, Pietro Veronese e Marco Rotelli

L’autore


Davide Berruti (Cagliari, 1969) è laureato in Lingua e Letteratura Araba. Attivo nella cooperazione internazionale dal 1996, nel 1999 ha cominciato a lavorare come formatore di operatori internazionali con il Centro studi difesa civile e con l'Università internazionale delle istituzioni dei popoli per la pace di Rovereto. Dal 1999 al 2005 è stato coordinatore nazionale dell'Associazione per la Pace. Dal 2004 al 2008 ha coordinato il progetto “Dialoghi di pace a Cipro”. Dal 2002 al 2008 è stato presidente della società cooperativa Mediazioni, per la gestione positiva dei conflitti. Attualmente lavora come libero professionista e come docente in molti Master per operatori di pace oltre che come consulente per i processi di riconciliazione in alcuni progetti di cooperazione internazionale. Coordina la missione umanitaria di Intersos in Sud Sudan.

LA CHIAMAVANO GUERRA
Appunti di viaggio sulla pace e sull'arte di costruirla
(Infinito Edizioni - pag. 144, € 12,00)

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