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Fatti e misfatti: Hollywood prima degli Oscar

Il Faro on line - Tutti parlano male degli Oscar e tutti però ci vogliono andare. E quindi se Crialese non ce la fa, le speranze di molti si infrangono sulla realtà del fatto che non basta un premio speciale a Venezia per elevare una pellicola al grado di eleggibilità nella kermesse cinematografica più importante del mondo. Anche Crialese era rimasto un po' sorpreso nel ricevere il premio, tanto che era già partito...  E' vero che il cinema americano in Italia ha perso un bel 10% del mercato quest'anno e che contemporaneamente il cinema nazionale è arrivato a quota 38% con il tracollo inatteso della serie dei cinepanettoni e l'affermazione di un altro genere che ha in testa <Benvenuti al Sud> (record d'incassi assoluto della storia del botteghino tricolore: paradossi delle statistiche). Ma basta dare un'occhiata su Imdb sotto la voce The Most Anticipated List per capire che nei prossimi due anni gli Usa passeranno al contrattacco con una ricchissima proposta. Torneranno alla carica Peter Jackson con <Lo Hobbit>, Christopher Nolan con <Il Cavaliere Oscuro>, Tim Burton con <Dark Shadows>, Ridley Scott con <Prometeus>, Baz Luhrmann con il remake de il <Grande Gatsby>, Steven Spielberg con il biopic su Lincoln. Ancora usciranno <Moonrise Kingdom> di Wes Anderson, due nuovi Malick, un Cronenberg e un Sodeberg vecchia maniera, un Oliver Stone e per chi non ne avesse ancora abbastanza coppie sperimentali come Tom Tykwer (<Profumo>) e Andy Wachoski (<Matrix>)...

Che la debolezza degli ultimi mesi forse sia legata solo a ragioni di tempistica produttiva? Gli americani amano i colpi di scena ed interpretare il Deus ex Machina più che ogni altro ruolo: chi lo può confutare? Intanto però per l'anno in corso non sono abbastanza i film e infatti il regolamento degli Oscar Awards è cambiato: a gareggiare come Best Picture, massimo riconoscimento nella specie, non sono più i canonici 10 film, ma un numero variabile da 5 a 10 pellicole. Per la precisione 9 per la corrente edizione. Undici nomination per <Hugo Cabret>, che, diciamolo, è una bella favola, ma non è il miglior film della storia, seguito dalle ben 10 nomination del francese <The Artist>, vero jackpot 2011. I galli nella copia questa volta hanno superato il made in China, rubato il sorriso a Gene Kelly, i balli a Ginger e Fred, il cane a Umberto D e per questo sono stati premiati. Speriamo che la storia farà giustizia. Cinque candidature parimerito per <The Descendant> e <Moneyball>. Papabile per i costumi anche <Jane Eyre> di Cary Fukunaga (questo nome lo rincontreremo di certo in un futuro molto prossimo). War Horse di Spielberg gareggia per ben sei statuette. Mai come in questo caso la massima "in tempi di incertezza meglio puntare sui cavalli sicuri" calza a pennello.

In un anno di grande crisi del sistema cinema e con la soppressione inaspettata quanto improvvisa del gigante Megavideo il leitmotiv degli Oscar 2012 è la celebrazione del grande cinema del passsato, di Melies e del cinema fantastico, di Busby Berkeley, Stanley Donen, Gene kelly, Fred Astaire e Marilyn Monroe di tutti quegli straordinari uomini che hanno fatto del cinema la meravigliosa, infinitamente desiderabile macchina che tutti conosciamo.

Italiani se ne vedono col lanternino. E mentre tutti cominciano a puntare su quello o questo film, noi del Faro, che tifiamo per Malick (tanto se non vince quest'anno, per il mecccanismo compensatorio di Hollywood vincerà sicuramente al prossimo giro, vedi casi Aronofsky e Firth), ci accontentiamo di attendere la notte italiana del 26 febbraio. E che vinca il migliore.
Federica Polidoro


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