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Italcraft, Mammoletta: chi sta speculando su 45 famiglie?

Sul versante istituzionale, l’ex dipendente punta l’indice contro il sindaco Raimondi

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Il Faro on line – Torna alla ribalta della cronaca la vicenda dell’Italcraft dove pare si stiano profilando all’orizzonte operazioni tendenti ad ottenere la riconversione dell’area con il conseguente licenziamento delle maestranze tuttora in cassa integrazione. Il grido di allarme viene da Luigi Mammoletta (nella foto), già dipendente della fabbrica gaetana, il quale sollecita con maggior forza un intervento delle istituzioni e della proprietà affinché si adoperino per eliminare il grave disagio che vivono i suoi ex colleghi. Mammoletta – anche in qualità di componente del centro studi del Pdl cittadino – lamenta che «nonostante le rassicurazioni d’ufficio pervenute dall’Azienda, ad oggi nessuno è rientrato al lavoro se non qualche ‘fedelissimo’ della famiglia Rizzardi».

Sul versante istituzionale, l’ex dipendente punta l’indice contro il sindaco Raimondi che «non ha mosso un dito» per indurre il gruppo Rizzardi a far riaprire lo stabilimento. «Da oltre due anni – osserva – si sta giocando una  partita estenuante per logorare e sfibrare i dipendenti del cantiere, facendo leva su vuote promesse. L’approvazione del concordato fissato a gennaio sulla presentazione di un ulteriore piano industriale della famiglia Rizzardi è stata ulteriormente rimandata. «Smentendo nei fatti – sottolinea Mammoletta – gli impegni assunti lo scorso dicembre riportati in una nota ufficiale della stessa azienda».

La concessione dell’area cantieristica è vincolata alla produzione di imbarcazioni da diporto e alla riqualificazione dell’area medesima che oggi appare invece in uno stato di abbandono e degrado con imbarcazioni parcheggiate senza alcun criterio in attesa del rimessaggio estivo: «sembra una discarica a cielo aperto con presenza anche di fibre di carbonio». È possibile mantenere ancora quel sito in queste condizioni e soprattutto esclusivamente per il rimessaggio estivo? E ancora: perché una struttura così logisticamente appetibile sul mercato non viene data in concessione ad altri imprenditori che ne ripristinerebbero la produzione e la crescita occupazionale?

A questi interrogativi Mammoletta risponde che il tempo è scaduto: «occorre tutelare 45 famiglie che da due anni vengono mantenute a bagnomaria con la promessa dell’ingresso di nuovi capitali. L’unico dato certo è la presenza di ditte esterne formate da ex dipendenti che occupano spazi che prima erano riservati alle maestranze interne». E poi invita tutti ad aprire di più gli occhi: «c’è il sospetto – ipotizza – che dietro quest’attesa ci sia solo la volontà di ottenere i permessi per la costruzione di un porto turistico (progetto CESENA), riconvertendo di fatto l’attività e lasciando a casa la maggior parte dei dipendenti». Rivolgendosi principalmente al sindaco, l’esponente pidiellino ed ex dipendente dell’Italcraft conclude che «abbiamo il dovere di intervenire e denunciare tali abusi: il primo cittadino, anziché perdere tempo ad offendere i suoi concorrenti allo scranno più alto del palazzo comunale, si impegni a chiudere definitivamente il suo mandato contribuendo almeno alla soluzione della vicenda Italcraft».

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