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Genitori e figli: agitare bene prima dell’uso

L'incontro tra generazioni è possibile, ma vanno create le condizioni. A tutti i livelli

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Il Faro on line – Chi l’ha detto che gli adolescenti non possono divertirsi insieme ai genitori? Dove sta scritto che le due generazioni (genitori/figli) nel mondo di oggi ormai parlino due linguaggi diversi e troppo lontani per interagire al di là del classico “io comando-tu obbedisci”? Perché mai l’idea dello “sballo” sembra molte volte essere l’unica fonte di divertimento per le nuove generazioni? Mi è capitato nel fine settimana appena passato di trascorrere una piacevolissima serata al Tiber Hotel di Fiumicino dove, con il collante della musica e – badate bene – dei sorrisi, un nutrito gruppo di genitori e figli si è letteralmente mischiato, prima facendo karaoke, poi con una sorta di musichiere. Al di là del divertimento in sé, la cosa che mi ha colpito è stata proprio vedere la naturalezza con la quale diverse generazioni interagivano tra loro, tutte contente di stare nello stesso posto a fare cose insieme.  C’era quel famoso e troppe volte evocato a sproposito “spirito di una volta”,  solo che a divertirsi non c’erano i “ragazzi di un tempo”, ma giovanissimi di oggi e una generazione di genitori quarantenni. Allora è possibile che tutto ciò accada, senza per questo relegare a un ruolo secondario tutte le altre forme di aggregazione che i giovani trovano tra di loro. E’ proprio il fare classifiche che spesso diventa deleterio perché si combatte ciò che si ritiene sbagliato a suon di sermoni invece di offrire alternative.

Tralascio il discorso sulle opportunità che un Comune come Fiumicino dovrebbe creare e che mancano, per concentrarmi sulle famiglie. Questa “magia” del week-end (evidentemente qualcosina di vero deve esserci nella storiella delle stelle cadenti…) si è concretizzata grazie al fatto che una generazione – quella dei genitori – si è resa propositiva nei confronti dei figli, aggregandoli in un qualcosa “carico” di sorrisi, allegria, voglia di star bene al di là dei problemi di tutti i giorni. Il che vuol dire che i giovani sono assolutamente recettivi, purché si riesca a coinvolgerli sull’onda della positività e della libertà di espressione. Non spetta a loro trovare il momento, creare le condizioni, dettare i tempi di un incontro. Spetta agli adulti, che non devono fare l’errore di dare per persa la battaglia. Solo preparando il terreno si scopre che… non c’è bisogno di fare alcuna battaglia, ma ci si ritrova tutti dalla stessa parte. Una vecchia pubblicità diceva “provare per credere”. Troppo spesso non ci crediamo, e per questo nemmeno ci proviamo.

Angelo Perfetti
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