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69^ Mostra del Cinema. Noia e malcontento della stampa

Il Faro on line - Al secondo giorno della Mostra del Cinema l'atmosfera è molto sottotono. Dopo un'apertura non proprio grandiosa, già si notano le numerose falle della nuova organizzazione. Dalla logistica al calendario degli appuntamenti tutto sembra non funzionare come dovrebbe. La sala stampa, semideserta, offre computer troppo obsoleti che hanno causato l'ira funesta dei giornalisti, impossibilitati a recuperare gli articoli saltati col sistema fuori uso. Rimandata la presentazione della Biennale College. Si comincia intanto con la proiezione dei film in concorso. Izmena (Betrayal) di Kirill Serebrennikov è una storia costruita con un notevole fascino seduttivo, in set semiasettici e con attori interessanti che si muovono senza gravità un un mondo estraneo. L'altro film della giornata è stato Superstar del francese Xavier Giannoli, la storia un uomo qualunque che in una notte raggiunge la notorietà senza sapere il perchè.

Niente di nuovo. Si era riposta qualche speranza sul film americano At Any Price di Ramin Barhani, ma invece si trattava di un polpettone lento, pieno di ripetizioni inutili e con un messaggio finale poco chiaro. Nel film viene mostrata la sconfinata pianura americana con le coltivazioni OGM, la supertecnologia, i fattori che decidono i prezzi, blackbarry alla mano, con gli aggiornamenti dell'ultimo minuto. Il film non è una denuncia, né ha particolari qualità artistiche. In realtà non ha una qualche caratteristica che giustifichi la sua presenza in un concorso come Venezia tout court. Una nota di merito può essere concessa a Dennis Quaid nella parte dell'agricoltore dell'entroterra che è molto credibile, anche se un po' troppo semplicione. Zac Efron continua invece la sua ascesa verso ruoli più consistenti e bisogna riconoscere che non se la cava male. 

Infine la giornata si è conclusa con il secondo capitolo della trilogia dell'austriaco Ulric Seidl. Paradisie: Faith. Un film veramente brutto e noioso. Il modo che si riserva questo regista per descrivere l'universo femminile è irritante: si tratta sempre di donne pazze o disperate che ripetono gesti o riti in maniera autistica. Si potrebbe brevettare la formula per vietare di applicarla ad altre pellicole. E infatti più che fede qui si dovrebbe parlare di speranza. Quella che la sua trilogia rimanga incompiuta.Non si sa se hanno riservato il peggio all'inizio per finire alla grande, ma se il concorso manterrà questo livello, il malcontento che già ha invaso i corridoi e le file della stampa, molto ristrette quest'anno peraltro, diventerà presto manifesto attraverso molti media.
Federica Polidoro

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