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Acilia riabbraccia Don Mario Torregrossa

Una folla commossa ha assistito alla tumulazione del prete del perdono nella chiesa di San Carlo da Sezze

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Il Faro on line – Don Mario Torregrossa nacque a Messina il 5 maggio del 1944, ma per uno strano caso del destino, o per precisa volontà divina, si ritrovò ad essere audace condottiero di una delle tante parrocchie della sterminata, ed inquieta, periferia romana: San Carlo da Sezze ad Acilia. Don Mario Torregrossa, donma per gli amici, era un prete di frontiera uno di quelli, che non si risparmiano mai. Da sempre al fianco dei poveri e degli oppressi, fu antesignano di un’intera comunità spirituale e cittadina. La stessa che gli si strinse attorno, quando un infausto giorno, il 24 novembre 1996, rimase vittima di un vile attentato incendiario, proprio in quella “sua” tanto amata casa del Signore in cui si raccoglieva, tutte le mattine, in preghiera. Un attentato cui sopravvisse, qualcuno disse miracolosamente, e che minò, forse, definitivamente il suo, già precario, stato di salute. Da allora si sottopose ad interventi chirurgici per la ricostruzione di intere parti del corpo. Ma non mollò Don Mario, e costretto all’immobilità, dopo un anno di passione, decise di continuare ad esercitare il suo ministero e affrontare il processo che vedeva imputato il suo carnefice. E si dimostrò da subito incline al perdono e alla verità, valori per lui imprescendibili. Resistette, per ben dodici anni, al timone della comunità parrocchiale. Il giorno 30 dicembre 2008 si spense lasciando la chiesa di San Carlo, nata sotto suo impulso nel 1987, e il centro giovanile “Madonna di Loreto” creato per sua volontà nel 1993, e luogo protagonista di tante iniziative encomiabili, nelle mani del suo fidato e giovane vice parroco, Don Fabrizio Centofanti. Da ormai quasi 5 anni, dal giorno della sua tumulazione al cimitero “Verano” di Roma, i fedeli chiedevano il rientro delle spoglie di Don Mario nella sua chiesa. Desiderio avveratosi soltanto ieri.

Don Mario fa ritorno a casa in una mattina di maggio. Tra due giorni avrebbe compiuto 69 anni. Una folla di fedeli e  amici, circa centotrenta persone, lo attendono trepidanti. Alcuni non ci credono ancora: “Sono anni che aspettavamo il ritorno, finchè non vedrò il feretro con i miei occhi non ci crederò”, commenta Marisa volontaria storica della parrocchia, “credici tra poco arriverà e il nostro sogno sarà avverato”, le ribatte prontamente Annalisa Ciarcelluti. Lei è un architetto, indefessa catechista del centro giovanile “Madonna di Loreto”, ha seguito l’iter per permettere la tumulazione, all’interno della chiesa di San Carlo, di Don Mario. “Un processo impervio – spiega visibilmente commossa – seguito da me fin dall’inizio, ma ci siamo riusciti. Questo riconoscimento lo si riserva solo a personalità illuminate e lui lo era”. L’orologio, intanto, segna le ore dieci. Una macchina si avvicina al colonnato dinnanzi la parrocchia, “E’ Don Mario, è Don Mario!”, esclamano felici i fedeli. Ora anche Marisa è convinta: Mario Torregrossa è di nuovo a casa. Il feretro fa il suo ingresso nel sagrato alle ore dieci e venti. Tutti, visibilmente commossi, riabbracciano, idealmente, il loro amico sacerdote. Il sacerdote del perdono e della speranza, come lo definisce all’inizio della celebrazione della messa Don Fabrizio Centofanti. “Hai portato a compimento la tua esistenza tra minacce e mille insidie – afferma rivolgendosi verso la bara posta davanti l’altare – eri un uomo che sapeva amare. Hai sempre aiutato tutti compreso me. Ciao Mario!”. Tra la folla si poteva scorgere un emozionato Cristiano Rasi, candidato per il centrodestra alla presidenza del municipio decimo. Con lui, Emiliano Boschetto,consigliere uscente del Pd in Municipio, e presidente del C.i.a.o onlus associazione che opera all’interno del Centro Giovanile parrocchiale, con la  Scuola d’Italiano per stranieri. “Sono cresciuto con donma – dice Boschetto – Un uomo controtendenza sempre al fianco di tutti i diseredati. Un uomo che ha scoperto la sua vocazione durante gli studi di legge, già da adulto, mosso da vivi sentimenti di solidarietà e compassione verso il prossimo”. La messa, nel frattempo, è finita. Don Mario ora resterà legato indissolubilmente alla sua amata chiesa. Siamo sicuri che in molti, d’ora in poi, si recheranno lì a destra del portone d’entrata, sotto il grande crocefisso, per parlare con il loro confidente Don Mario.

Vincenzo Galvani

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