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Il ripascimento culturale e l’identità di un territorio

La parola d'ordine è programmazione. Il mondo non aspetta nessuno, neanche i nostri giovani

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Il Faro on line – La stagione estiva è allo porte, e gran parte della costa lungo il territorio comunale di Fiumicino è senza spiaggia. Letteralmente. Il mare se l’è mangiata, in barba a un ripascimento tanto desiderato quanto mai effettuato efficacemente. E’ un problema particolarmente grave per una città che vuole vivere di turismo. Ma è ancora più grave il ragionamento che questo fatto innesca.
E’ evidente che il punto al quale siamo arrivati è figlio di una mancata programmazione. Gli enti che hanno colpa sono tanti, Regione in primis. Ma non si è arrivati improvvisamente alla situazione che oggi è sotto i nostri occhi, c’è voluto del tempo. Tempo speso male, in convegni, dichiarazioni, comunicati stampa, dibattiti, riunioni politiche, summit amministrativi. E intanto il mare avanzava, e mangiava ciò che poteva.

I politici di domani (e per domani intendiamo fine mese…) devono capire che il tempo delle parole è finito. Serve agire, con decisione, rapidità e competenza. Serve superare gli steccati ideologici in nome di un interesse comune, serve, in una parola, programmare.  E se pensiamo ai granelli di sabbia come ai nostri figli, e al mare come al mondo, allora forse ci spaventeremo nell’immaginare che qualcosa un domani ce li porti via perché noi non siamo stati capaci di sistemare delle barriere di protezione, perché non abbiamo pensato per tempo a un ripascimento culturale. Un abbandono non in senso fisico, ma in quello prezioso della capacità di crescere, di sapersi inserire in contesti diversi, più grandi, perché no internazionali, eliminando quelle carenze che solo una visione miope del futuro può mettere davanti ai nostri giovani.

Chi governerà questa città deve pensare a creare spazi per l’aggregazione culturale, per lo scambio di idee, per il confronto continuo, per la mescolanza etnica, per l’avvicinamento alle arti. Con regole precise, perché anche quelle formano nella crescita. Piedi a terra e testa tra le nuvole. E deve dare loro la consapevolezza di essere molto di più di una periferia romana, ma un luogo frizzante, un polo da invidiare. Così si creerà quell’identità che oggi manca. Fiumicino è un territorio particolare: vasto, senza una piazza centrare a fare da fulcro. Non può essere un luogo fisico a rappresentare tutti, deve essere qualcosa “trascendente”.

La Cultura, in tutte le sue forme, nelle sue mille declinazioni (musica, studio, lettura, arte, danza, storia, archeologica, cucina, viaggi, ecc.) può  e deve diventare la “cifra” di questo territorio. “Soyez fiers de vivre à Lyon”, “Siate fieri di vivere a Lione”, c’è scritto entrando nella città francese, seconda solo alla capitale Parigi. Cari candidati, pensate a come trasformare questa città – a un passo da Roma – in un luogo dove poter dire ai nostri giovani: “Siate fieri di vivere a Fiumicino”.

Angelo Perfetti
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