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“Ostia dice basta alla violenza sulle donne”

Dopo i femminicidi a Roma, un'asseblea pubblica per creare una rete territoriale. Il primo giugno è prevista una manifestazione

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Il Faro on line – Donne arrabbiate. Donne spaventate. Donne che cercano una fine a soprusi subìti, al loro non vivere, al loro dover aver paura nel sentirsi circondate dall’indifferenza. Negli ultimi tempi le storie di Michela Fioretti e Alessandra Iacullo hanno fatto tremare la Capitale. Due femminicidi lontani uno dall’altro una manciata di giorni. Oggi una donna a Milano sfigurata dall’acido. Violenze che hanno numeri spaventosi. Così dal Flash Mob “Rompiamo il silenzio, un fiore per Michela e le altre”, voluto dall’associazione Punto D dopo l’assassinio di Michela Fioretti, l’infermiera uccisa dal marito, la mobilitazione contro i reati di genere continua: all’ospedale Grassi di Ostia Lido, un’assemblea pubblica, ,organizzata da Manuela Campitelli, Giorgia Celli e Nicoletta Guelfi, di Punto D, insieme al Coordinamento donne contro il femminicidio, ha visto schierarsi associazioni territoriali, comitati, centri di ascolto e realtà nazionali come l’Udi (unione delle donne italiane), Pangea Onlus, Differenza Donna.

La violenza di genere ha dati spaventosi: per l’ Onu sono 100 milioni le bambine costrette a sposarsi con uomini adulti; 140 milioni, secondo i numeri OMS, le donne ele bambine che subiscono l’infibulazione; da un sonaggio del giornalista Nicholas Kristof del New York Time, invece, le donne dai 15 ai 44 anni, hanno più probabilità di morire per mano di un uomo, che di cancro, malaria o qualsiasi altra malattia. In Europa , nel 2006, su 181 omicidi, 101 vittime erano donne; nel 2010 su 151 omicidi e su questi 127 erano femminicidi. Nel 2012 il numero dei femminicidi è stato di 127 vittime. In numero sembra destinato a salire nel 2013. “Stiamo cadendo come mosche e vogliamo provvedimenti atti a proteggere anche le donne che denunciano la violenza”, dice una delle colleghe di Michela. “Quest’assemblea vuole rappresentare l’inizio di un percorso da fare insieme e da condividere”. Inoltre, il primo giugno sarà organizzata anche una marcia sulla città “una manifestazione per dare voce alle donne che subìscono volenza e per la ratifica della Convenzione di Instambul”.

Dati sconcertanti, che aumentano la rabbia, specialmente sapendo che l’unico sportello di emergenza per le donne, sul territorio del X Municipio capitolino, non ha una linea telefonica. “Ma spesso, chi è oggetto di abusi, non vuole mostrarsi, vuole parlare per telefono per chiedere aiuto”. Infatti i maltrattamenti fanno credere di dover avere vergogna e di doversi nascondere. “Perchè una donna – afferma la giornalista Manuela Campitelli – non ha voglia di farsi vedere in faccia quando sta confessando una violenza così grande!”.

Jone Pierantonio

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