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Unicef, all’Istituto Galilei si parla di solidarietà

L'obiettivo è stato portare a scuola le esperienze vissute dai volontari durante le missioni umanitarie di pace

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Il Faro on line – Due ore trascorse con le classi prime e seconde del liceo scientifico e linguistico Galilei per portare a scuola le esperienze vissute sul campo nelle missioni umanitarie di pace all’estero o quelle nate per diventare poi progetti o prodotti di sensibilizzazione verso i mondi lontani. Tutto sotto l’egida Unicef grazie all’ospitalità dell’istituto e alla sensibilità propria di alunni e insegnanti verso tematiche legate alla solidarietà. Ad aprire l’incontro, dopo il saluto istituzionale dell’assessore alle politiche sociali Enrico Leopardo, la delegata dell’agenzia dell’Onu del territorio Pina Tarantino, che ha raccontato ai ragazzi l’impegno dell’Unicef nella promozione dei diritti per l’infanzia, chiedendo loro di diventare volontari abbracciando uno dei tanti progetti del cliccatissimo sito unicef.it. La risorsa più importante ritengo sia la diffusione di una cultura della cooperazione e di una società consapevole dei valori dell’uguaglianza – ha affermato Pina Tarantino, aggiungendo di avere da sempre una particolare sensibilità verso le tematiche correlate all’impegno peri diritti civili e umani “.
 
Neanche a farlo a posta, tra le insegnanti del liceo, Stefania Mangia, giornalista volontaria collaboratrice di Pina e compagna di viaggio nelle missioni umanitarie internazionali. Come quella in Kosovo, che la neo professoressa ha illustrato attraverso immagini scattate nel Paese balcanico.
 
Poi la parola è andata ad un’altra volontaria, reporter all’occasione e sempre pronta a partire con telecamera e macchina fotografica al seguito. Per Sabrina Quartieri, giornalista, non è stato facile improvvisarsi narratrice di realtà difficili come il sud del libano, a maggioranza mussulmana sciita, dove si è ritrovata al seguito di una delegazione guidata da Alessandro Battilocchio, accreditata nella base militare unifil, dove scattare una foto o fare riprese è davvero difficile e rischioso. “ Ho sicuramente imparato che in teatro operativo i militari non fanno solo la guerra. Sono stata scortata tutti i giorni su mezzi blindati proprio dai caschi blu dell’Onu, che quotidianamente incontrano attori civili, come autorità locali o semplici cittadini e si spendono per supportare progetti di ricostruzione del Paese ”. Raccontare il libano a sud del Litani ha dato l’occasione per sottolineare l’importanza di avere sempre rispetto per la cultura e le tradizioni del Paese che ti ospita. “In un paese mussulmano – racconta la giornalista – è davvero importante conoscere certe regole o codici di comportamento. Entrare in un orfanotrofio femminile e saper salutare una donna in arabo portandosi la mano al cuore e pronunciare la parola Assalamu aleikum (la pace sia con te) può davvero essere fondamentale per creare un ambiente disteso e cordiale”.

Ma l’esperienza forse più toccante che la giornalista ha voluto condividere con i ragazzi è stata quella della Moldova, paese ex sovietico stretto da due stati ingombranti come la romania e l’ucraina, dove l’emergenza più grande è quella dell’orfano sociale, che vive negli internati, blocchi di cemento adattati ad orfanotrofi, senza acqua calda, lontani dal centro per disincentivare alla fuga. Fenomeno intuitivo per noi occidentali – spiega Sabrina Quartieri – considerando che le mamme di quei bambini sono in Italia Spagna o Germania spesso a badare alle nostre case o ai nostri anziani….
 
L’ultimo intervento è stato quello di Maria Luisa Celani, produttore culturale e creativo, che ha portato la sua testimonianza su temi quali: interscambio culturale e creatività. 

“La mia testimonianza non è frutto di un’esperienza di volontariato ma è il resoconto della mia attività di operatore culturale che ha sempre, da ormai vent’anni, l’obiettivo di raccontare storie, di far emergere la memoria identitaria e di creare progetti di interscambio culturale per stimolare la curiosità alla conoscenza”.

“Link! conexao audiovisual, è un progetto, nato nel 2012, e finanziato dallo Stato di Bahia, che ha come obiettivo l’interscambio tra le scuole di audiovisivo. Abbiamo iniziato questa esperienza coinvolgendo i ragazzi dell’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma e la scuole d’arte OI Kabum di Salvador (Brasile). Due scuole diverse, perchè una è privata e l’altra, quella di Salvador, è frutto di un progetto sociale dedicato ai giovani che vivono in condizioni economiche sfavorevoli. Un’esperienza che ha visto protagonisti ragazzi e ragazze dandogli la possibilità di conoscere realtà differenti e a volte molto lontane. Creare progetti creativi e di interscambio con le scuole, con i giovani, è una via, secondo me, diretta, stimolante, che coinvolge e che permette di costruire una reale attenzione ai disagi e ingiustizie del mondo, sia quelli appartenenti a realtà lontane sia quelli presenti nel territorio, dietro l’angolo, nel palazzo”.

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