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Bisogna parlare alla pancia della gente. Che è vuota

Troppi drammi si stanno susseguendo. Troppo pochi i politici che ne percepiscono la gravità

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Il Faro on line – Siamo a una settimana esatta dal voto. In Italia c’è gente che continua a uccidersi, ad uccidere. Assassinare mogli, figli, se stessi. Un licenziamento in arrivo, un prestito non rinnovato, un finanziamento negato… e scatta la follia. La media della settimana scorsa è stata di una tragedia al giorno, tanto che risultava addirittura difficile – da giornalista – titolare gli articoli. Una regola dei mass media è quella di evitare le ripetizioni, non trattare lo stesso tipo di notizia due volte, evitare di stancare il lettore con gli stessi argomenti. Vale per tutto, anche per la cronaca. Ma quando la notizia è un dramma in qualche modo legato alla congiuntura economica, soprattutto ora, la sequenza di episodi diventa anch’essa una notizia. E infatti a metà settimana abbiamo visto (e fatto) titoli come “Ennesima tragedia, la crisi uccide”. La realtà però ci ha consegnato il giorno dopo un altro episodio drammatico, lasciando un po’ di tregua solo nel week-end. E a quel punto, dopo aver già fatto il titolo sull”ennesima tragedia” diventata davvero arduo mettere ancora in primo piano un’altra vittima. E questo mi ha fatto pensare. Tanto. Anche rispetto alla campagna elettorale che stiamo vivendo.

Prima di tutto la sensazione agghiacciante che una tragedia della follia diventi “normale” perché quotidiana, al punto da non smuovere neanche più le coscienze. Come se prendere una pistola e fare fuori un figlio sia una cosa “inevitabile”, al punto da provocare orrore per i primi cinque minuti e poi via, a fare le solite cose. Bisogna ribellarsi a questo appiattimento dell’anima, a questa impermeabilizzazione delle coscienze. Non cedere alla facile demagogia (del tipo: “avrebbe fatto meglio ad ammazzare qualche politico…”) perché comunque non è l’imbarbarimento della società che potrà portarci fuori dai guai. Non dare però nemmeno per assodato che “prima o poi doveva succedere”, contando distrattamente vittime e carnefici.

Quanto alla campagna elettorale, mi sembra che i temi del disagio sociale, del fatto che la gente non arrivi a fine mese, che non abbia da mangiare, che veda il futuro così nero da non essere degno di essere vissuto né dagli adulti né dai bambini a cui viene tolta la possibilità di crescere, siano temi tenuti finora in secondo piano. Il fatto che le tragedie degli ultimi tempi non abbiano toccato Fiumicino non è un buon motivo per non capire che qui come altrove la situazione è la stessa. Ce ne accorgiamo quando vediamo intere famiglie di dipendenti aeroportuali affannarsi per mantenere un posto di lavoro sottopagato. Ma siamo distanti, distratti. In fin dei conti nessuno spara… Sarebbe triste doversi svegliare una mattina e accorgersi solo a fatto compiuto che il problema ce lo abbiamo vicino di casa.

Mancano pochi giorni al voto: c’è una città, un territorio che ha bisogno di qualcuno che gli dia una speranza, che faccia vedere con convinzione che capisce quali piccoli drammi si consumano nelle case in cui una multa fa saltare il delicato bilancio familiare, in cui un sussidio arrivato in ritardo impedisce di poter comprare il latte per i propri figli. Non sono esagerazioni, per molti – troppi – la realtà è questa. Fermarsi a guardare solo chi sta meglio, parlare a chi ha la pancia piena, potrebbe costringerci a risvegliarci improvvisamente. E dover fare i conti anche da queste parti con un incubo. Reale.
Angelo Perfetti

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