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Montino, l’inchiesta e le opportunità politiche

Minoranza e maggioranza si scontrano oggi sulle possibili dimissioni del Sindaco. Ma le indagini comunque non dureranno 5 anni...

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Il Faro on line – Sono state scritte e dette tante inesattezze sull’indagine che ha coinvolto i vertici regionali del Pd, inchiesta seguita dalla procura di Rieti e risalente al 2011. Più che altro si è parlato senza sapere bene cosa significhi un avviso di garanzia, la differenza tra indagato e imputato, quando e dove si formano le prove della colpevolezza di una persona. E però, al di là dell’inchiesta in sé, c’è un piano di opportunità politica da valutare. In questa vicenda delle allegre spese regionali, che vede coinvolto il sindaco Montino nella sua qualità di allora capogruppo Pd in Regione, devono essere ben distinti tre piani: quello giudiziario, quello politico, quello personale.

Punto primo
L’indagine in corso c’è, e sarebbe strano non ci fosse. Il sistema dei soldi in gestione ai gruppi parlamentari regionali era conosciuto da tutti e utilizzato da tutti. Ed è ovvio che se sono state fatte indagini su Pdl e Idv, giocoforza si sarebbe andati a spulciare le carte anche degli altri gruppi regionali. E non solo nel Lazio. Il fatto che né Montino né Foschi abbiano ricevuto alcun avviso di garanzia è assolutamente normale. L’avviso di garanzia viene mandato dalla procura nel momento in cui un indagato (cioè una persona che abbia il suo nome iscritto nel Registro degli indagati, con un’ipotesi di reato a carico) deve essere sottoposta a un tipo di controllo per cui è prevista la presenza di un proprio avvocato. Tanto per capirci, se uno viene intercettato è certamente indagato, ma non ha ancora ricevuto nessun “avviso”. Per cui è normale che vengano fatte indagini su persone che non sanno minimamente di essere controllate. Se poi vogliamo disquisire su come certe notizie possano trapelare dalle procure fino ad arrivare sui giornali possiamo farlo, ma non c’entra nulla con l’indagine in sé, con la sua esistenza e anche con la sua oggettiva utilità per la collettività.

Punto seconto
Il fatto che una persona sia “indagata” non vuol dire che sia “colpevole” di qualcosa. Anzi, alla fine delle indagini preliminari la persona potrebbe addirittura venir fuori così pulita da indurre il giudice a non procedere proprio. E comunque, visto che le prove si formano in tribunale, un indagato – anche se con un rinvio a giudizio si trasformasse in “imputato” – non può assolutamente ancora dirsi colpevole; potrebbe infatti tranquillamente essere assolto con formula piena e uscire dal processo a testa alta.

Punto terzo
Fin qui l’aspetto giudiziario. Poi però c’è quello politico. E’ giusto che su un politico per il quale esista anche solo il sospetto di aver commesso un reato contro la pubblica amministrazione resti al suo posto? E corretto fidarsi di chi in quel sistema ha navigato per anni, a tutti i livelli, e se anche non fosse colpevole di nulla ha comunque visto attorno a sé di tutto e di più senza denunciare nulla?  E’ accettabile far passare il messaggio del “non sapevo” quando in calce alle autorizzazioni di spesa c’erano le firme dei capigruppo regionali, ognuno per il proprio partito? Domande alle quali ognuno può dare la risposta che vuole, purché sia una e una sola: o sì oppure no. Ovviamente non è possibile cambiare risposta a seconda delle convenienze.

Punto quarto
L’uomo. Una cosa è criticare anche aspramente l’attività politica di una persona, anche le cosiddette decisioni in “leggerezza” che un ruolo di coordinamento comporta e che magari fanno riferimento a un periodo storico dove tutti più o meno facevano la stessa cosa (sbagliando, ovviamente). Altro è affibbiare a una persona aggettivi, categorizzazioni e responsabilità dirette che vanno al di là dell’incarico stesso. In questi giorni troppo spesso si è passati dal piano politico a quello personale, cosa che casomai potrà essere fatta un domani solo a responsabilità definite e passate in giudicato. Farlo prima vuol dire giocare alla gogna, operazione ingiusta e peraltro azzardata, senza ancora uno straccio di sentenza, fosse anche di primo grado.

Ricapitolando. Se ci sia qualcuno colpevole di qualcosa lo dirà la magistratura nelle sedi competenti, ma è un fatto che ci siano indagini in corso. Ammettendo che non ci siano responsabilità personali nell’uso distorto dei soldi consegnati ai gruppi regionali, se ciò fosse comunque acclarato, sarebbe sufficiente raccontare alla gente di non avere visto, sentito, saputo? Sarebbe corretto mantenere il proprio ruolo di primo cittadino? E’ su questo che l’opposizione oggi sta alzando la voce contro la maggioranza che supporta Montino, ed è invece sulla presunzione d’innocenza che batte la maggioranza nel fare quadrato intorno al sindaco. Per adesso è ancora possibile navigare a vista, ma certo l’indagine della Finanza andrà avanti. E non durerà cinque anni.
Angelo Perfetti

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I commenti

Gentile Direttore,
prima di tutto complimenti per l’analisi equilibrata e ad ampio raggio che cerca di esaminare la questione sotto tutti gli aspetti. Ci sarebbe sola da aggiungere la considerazione che, leggendo le cronache Nazionali, se prevalesse la tesi “giustizialista”,  dovremmo vedere piovere dimissioni in decine, se non centinaia, di Giunte Regionali e Comunali, nonché quelle di molti Parlamentari che ora siedono in Parlamento.  Un fatto è certo ed insindacabile, non solo un indagato ma  “ogni imputato è da considerarsi innocente fino al terzo grado di giudizio”.  Quindi ogni ipotesi che preveda l’obbligo delle dimissioni, almeno sotto l’aspetto giuridico, è priva di qualsiasi fondamento.  Per quanto concerne poi “l’opportunità politica” di dare le dimissioni,  questa è una scelta “personale” che va lasciata esclusivamente alla coscienza di ognuno e tentare di forzarla in qualche modo credo sia una speranza vana. A Fiumicino però credo che da parte dell’opposizione, dopo la cocente ed ancora non smaltita delusione elettorale, potremmo aspettarci la presentazione di una “mozione di sfiducia” e, da un punto di vista “umano”, più che politico, non ci sarà tanto da scandalizzarci. Speriamo solo che la polemica non duri troppo e che ci si riconcentri, subito dopo, sui tanti e pressanti problemi dei Cittadini.  
Roberto Cini
      

 

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