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Spese pazze nel Lazio, l’indagine si allarga

Nel mirino dei pm, in due diversi filoni d'inchiesta, quattro consiglieri del Pdl e il gruppo consiliare regionale del Pd dell'era Polverini

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Il Faro on line – Ormai l’acqua, tanto per restare in tema con il territorio di Fiumicino, ha esondato. L’inchiesta aperta dalla procura di Rieti sulle spese allegre in Regione nel periodo della Polverini, hanno raggiunto (per un filone) la formula della “chiusura indagini”. Sull’altro si prosegue. Ciò che si doveva raccogliere come prove preliminari, però, è stato raccolto, e gli indagati adesso sanno di esserlo. A tutti, infatti, è stata inviata l’informativa che, chiusa la prima parte dell’inchiesta, li informa che a breve saranno ascoltati dal pubblico ministero. Non era solo Batman Fiorito, dunque, a fare il supereroe con i soldi della collettività, ma il sistema coinvolgeva tutti i gruppi parlamentari. Ora però bisognerà vedere se, dove e quanto si è superato il limite del lecito, e soprattutto attribuire responsabilità penali ai singoli, e non fare un calderone di fango che travolga chiunque. Certo è che ciò che in Regione si è palesato non è un’azione di un singolo, ma un sistema ben organizzato a tutti i livelli, e diffuso al di là dei colori politici.

L’inchiesta sul Pd
L’attuale sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, ci è finito in mezzo in quanto all’epoca capogruppo del Pd in Regione. E se ad alcuni esponenti del Pdl sono contestate spese per convention, acquisto di auto e finanziamento di circoli sportivi, agli esponenti del Pd vengono chiesti riscontri su circa due milioni di esborsi. Si va dalle ricevute di alberghi per ben quattro “presentazioni del libro di Reichlin” che – secondo la Guardia di Finanza – erano però state organizzate tre mesi prima, ai convegni affidati a studi fotografici. Contestate anche cene da 8 mila euro nei ristoranti dell’hinterland romano,  giustificate a fini elettorali, gli scontrini per le bevande da 1.200 euro, i 6 mila euro per una serie di incontri su sviluppo del territorio e musei. Sotto osservazione sono finiti i servizi in tv a pagamento, i cesti spediti per Natale, il sostegno finanziario ad alcuni quotidiani e periodici. In tutto sono quattordici le persone finite sotto inchiesta, compresi portaborse e segretari. Una sottolineatura: le spese del Pd sono comunque pubblicate sul sito del partito, e dunque pubblicizzate dallo stesso Pd in maniera non occulta. Una prova di onestà, se tutto finisse in una bolla di sapone, un’aggravante di impunità, se alla fine qualcuno risultasse colpevole.

Un sistema bipartisan
Come detto, sarà ora la magistratura a vagliare il materiale fornito dalla Finanza, ascoltare cosa hanno da dire gli indagati, e decidere se esistano i presupposti per un rinvio a giudizio (che comuqnue, ancora non sarebbe una sentenza di condanna, va ricordato). Bisognerà aspettare che l’iter vada avanti, ma non ci vorrà troppo tempo.

Per la cronaca sono finiti sotto accusa Esterino Montino, ex capogruppo alla Pisana e ora sindaco di Fiumicino, Enzo Foschi, capo della segreteria del sindaco di Roma Ignazio Marino. Entrambi accusati di peculato insieme a Mario Perilli, ex vicepresidente della Regione e al consigliere Giuseppe Parroncini. E mentre a Rieti si indaga sui conti del Pd, Alberto Pioletti, il pm che ha coordinato l’inchiesta sul “Batman di Anagni”, ha chiuso le indagini e si prepara a chiedere il rinvio a giudizio per quattro ex consiglieri del Pdl: gli ec consiglieri Lidia Nobili, Carlo De Romanis, Stefano Galetto  e Romolo del Balzo, L’accusa anche per loro è la stessa del Pd: peculato, per aver emesso fatture gonfiate o per spese personali saldate tra il 2011 e il 2012.
Angelo Perfetti

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