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La nonviolenza nella quotidianità, il pre-congresso alla Porto Romano

In vista dell’incontro nazionale di Torino, il Movimento Nonviolento del litorale ha affrontato il tema della sua “battaglia” sotto molteplici aspetti

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Il Faro on line – Il Movimento Nonviolento, nato a Perugia nei lontani anni ’60 dalle idee del politico e filosofo antifascista Aldo Capitini, vede oggi un totale di circa 8 sedi in tutta Italia, e continua il suo lavoro nonviolento per mezzo di numerose iniziative, della cura di una rivista completamente autofinanziata e spinto dai principi del suo fondatore, che si basano sulla lotta contro la guerra, le ingiustizie sociali, tutte le forme di disuguaglianza e sfruttamento, e sulla promozione dell’emancipazione di ogni singolo individuo e di promozione della democrazia come servizio per la comunità.Su Fiumicino, ormai dal 2011, è attivo il Movimento Nonviolento del litorale romano, che presso la sede di Via delle Meduse, grazie ad una biblioteca e numerose iniziative che porta avanti, si fa referente laziale del Movimento.
“L’Atto del Tu Quotidiano” è l’argomento che il Circolo Nonviolento del litorale romano porterà il 31 gennaio, 1 e 2 febbraio presso il Congresso di Torino, che vedrà riuniti tutti gli “Amici della Nonviolenza” italiani per un’azione di sintesi e valutazione del lavoro fatto dalle varie sedi nazionali, e di programmazione per le azioni da compiere nel futuro.Sabato mattina, presso la scuola media Porto Romano, il contenuto dell’ Atto del Tu Quotidiano è stato presentato da Daniele Taurino e Vincenzo Taurino sotto forma di “pre-congresso”, e per mezzo di una serie di interventi da parte di personalità attive nel panorama della nonviolenza ha messo in luce quali sono i diritti e i doveri nell’esercizio quotidiano della nonviolenza.
Parlare di nonviolenza, ai giorni d’oggi, significa affrontare la maggior parte dei fenomeni che ci circondano; la violenza è ormai base di ogni processo sociale che il singolo cittadino vive quotidianamente: economia, politica, famiglia, amore, scuola e mezzi di comunicazione sono costantemente pregni di violenza, che sia questa fisica o psicologica, e l’ormai inderogabile collegamento che avviene tra quest’ultima e l’individuo è una delle motivazioni principali della “decadenza” che sta investendo la società in tutte le sue sfaccettature.
“E’ opportuno, quando si parla di nonviolenza – ha spiegato il filosofo dell’università di Bologna Leonardo Caffo – mettere bene in chiaro di cosa si sta parlando, quali sono le idee di fondo che spingono gli amici della nonviolenza a praticarla e comprenderla; perché solo la filosofia, che è fatta di idee, può correttamente influenzare le azioni dell’individuo”. Per questo Caffo si è occupato, ieri mattina, dell’Ontologia sociale della nonviolenza: partendo dalla concezione di Hobbes, secondo cui l’uomo nasce “cattivo” e violento e sopprime questa natura per mezzo del cosiddetto “contratto sociale”, il filosofo ha espresso la concezione del Movimento Nonviolento, secondo cui l’uomo in realtà è predisposto alla nonviolenza e collegando questo concetto a quello di empatia, che è “La base dell’apertura all’etica per il superamento della convenzione della separazione tra sé e gli altri”, ha affermato come il compito dell’amico della nonviolenza nella quotidianità sia quello di portare le persone a lui vicine verso una riflessione critica, che permetta di comprendere appieno quali siano le idee di fondo del Movimento.Ciò porta ad una concezione del pensiero nonviolento che si estende su svariate tematiche, come quella della religione, della politica, dell’etica nell’educazione, nell’approccio con i bambini e con gli altri esseri viventi.Ad affrontare il rapporto che vi è tra nonviolenza e religione è stato Paolo Ambrosino,  che con l’esempio di figure religiose nonviolente appartenenti alle più svariate fedi come Ghandi o il musulmano Gaffar Khan, ha espresso la concezione di “Apertura al progresso spirituale per una religiosità aperta che si approcci al concetto di Dio non violento”, e riportando una serie di passi di figure religiose, ha spiegato quali sono gli impegni che in riferimento a queste si possono prendere nella vita quotidiana, come l’incontro tra diverse fedi per il dialogo e il confronto.
Poi il discorso politico, cruciale se si pensa all’attuale contesto nazionale ed internazionale: Rocco Pompeo del centro studi Nonviolenza, in merito, ha affrontato gli articoli 2 e 3 della nostra costituzione, inerenti i diritti inviolabili dell’uomo e della sua dignità sociale senza differenze di razza, sesso e idee politiche o religiose, e a partire da questi ha sottolineato l’importanza, per una democrazia che sia di tutti –  “omnicrazia” – della comprensione del concetto di “piena cittadinanza” come capacità critica, attiva e consapevole di tutti i cittadini che possa, a partire da una condizione di insoddisfazione, portarli a recuperare quel “diritto all’indignazione” che si fa base di un mutamento sociale dal basso.Gli strumenti della nonviolenza per una democrazia che sia di tutti, secondo Rocco Pompeo, sono dunque l’informazione e la documentazione trasparenti per tutti i cittadini, la costruzione di reti di comunicazione fra questi, e il proporre alternative nonviolente all’attuale realtà.
I soggetti più vulnerabili della violenza sono i bambini e alla base della loro educazione le famiglie, che spesso sono “assuefatte” dal sistema che le circonda e non riescono a recepire l’importanza dell’etica nonviolenta nell’accompagnarli verso una crescita sana e all’insegna del rispetto verso se stessi e gli altri. A soffermarsi sul discorso, partendo dall’articolo 2 della convenzione dell’ONU del 1989, è stata l’avvocato Silvia Tenti, responsabile del Centro Famiglie Nuova Aurora. “Tutti i bambini sono uguali ma ogni bambino è speciale” è il punto di partenza del discorso dell’avvocato, che ha messo in luce la necessità di superare “L’odierna visione dell’infanzia come stato della vita passivo, in cui gli adulti non riescono spesso ad individuare e trattare adeguatamente le peculiarità del singolo bambino”; ciò che è necessario fare, secondo l’avvocato, è proporre un cambio di ottica rispetto a questa attuale concezione,  prestando attenzione all’ambiente in cui cresce il fanciullo ed occupandosi di un “cambio di mentalità” che abbia anche una “base territoriale” a livello amministrativo, come quella di un referente per l’infanzia nel comune.Ad entrare in un’ottica più pratica e meno giuridica sul discorso infanzia è stato poi il direttore della scuola media Porto Romano Francesco Commodo: “Prima delle norme bisogna cambiare la mentalità – Ha spiegato – Perché oggi come oggi, a mancare, non sono tanto i provvedimenti giuridici quanto il controllo su bambini e ragazzi da parte delle famiglie disattente”; azione fondamentale, secondo il professore, sarebbe quella di coinvolgere le menti degli individui verso azioni che si basino sulla nonviolenza e sul rispetto degli altri.
Ad occuparsi dei diritti degli animali, infine, è stata la responsabile dell’ufficio legale Lav Carla Campanaro, che ripercorrendo la strada giuridica dei diritti degli animali ha sottolineato come la nonviolenza si estenda anche e soprattutto al di là dell’essere umano: “Gli animali, visti una volta  come oggetto e ‘patrimonio’ – Ha spiegato esponendo le leggi e i casi più importanti inerenti i diritti degli animali – sono oggi concepiti dalla legge come soggetti dotati di una propria dignità, ed è questo il punto fondamentale per estendere il concetto nonviolento a tutti gli esseri viventi”.
L’attuale periodo storico vede una classe politica disattenta e poco vicina al cittadino e ai suoi bisogni, una serie di politiche economico-sociali che hanno alla base il solo concetto di profitto e che continuano di conseguenza a non occuparsi della dignità e dell’educazione della collettività, e una sempre più dilagante violenza investire tutte le dinamiche quotidiane e relazionali. Quel che il pre-congresso del Centro Nonviolento del Litorale Romano è riuscito a mettere in luce, dunque, è la necessità di ricominciare a coinvolgere ogni singolo individuo in una serie di azioni che, criticamente, possano reintrodurre la nonviolenza come fondamento per il rispetto del mondo che ci circonda.

Giulia Capozzi

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