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Scontri politici, siamo tornati agli opposti estremismi

Sbagliato alzare i toni delle polemiche, usare parole improprie a uso e consumo dei propri supporter. La brace che cova sotto la cenere della società moderna è pronta alla fiammata

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Il Faro on line – Quanto è accaduto nella passata settimana non può non innescare una riflessione collettiva. L’acredine che da mesi alimenta le discussioni sui social network non poteva che avere un epilogo di scontro. Le tifoserie che si insultano su Facebook, si provocano, si offendono, si prendono in giro dall’alto della opposta supponenza, non mettono mai in discussione il proprio leader perché è vietato dialogare, avevano segnato una strada ben precisa.  Era solo questione di tempo. E per fortuna siamo ancora nell’alveo della diatriba in Consiglio. Ma se non si ferma questa deriva, i prossimi episodi potrebbero esere più violenti. E non controllabili. Certo il caso dell’indagine che ha coinvolto Montino in prima persona è materia di discussione, e ci può anche stare che lo scontro politico su questo si arroventi. Sono altre le cose che proprio non vanno bene…

Le offese gratuite
Qualcuno tra il pubblico di centrodestra a sostegno di Gonnelli ha dato della “contadina” al presidente del consiglio Michela Califano. Il primo cittadino da parte sua ha invece stoppato una polemica con De Vecchis apostrofandolo con un “pensi a fare l’impiegato”. Domanda: ma che razza di discussione è quella in cui si cerca di prevalere su una persona cercando di squalificarla? Che polemica è quella di infierire sulla cosa che nobilita di più l’uomo, cioè il lavoro, prendendolo a pretesto per riproporlo come un’offesa? Con quale diritto ci si erge a esseri superiori che utilizzano il lavoro altrui come metro di confronto? Siamo chiari: chiunque percorre questa china sbaglia, senza se e senza ma.

Le accuse pretestuose
I toni erano alti, in Consiglio. Sono volate parole grosse, qualche movimento di troppo. Poi un ragazzo del pubblico è andato oltre le proprie competenze e si è lanciato nella mischia cercando di togliere dalle mani di Gonnelli un foglio che stava mostrando, con questo dandogli una spinta che per poco non lo faceva rovinare a terra. Ha sbagliato, questo è certo. Ma da qui a descriverlo come un picchiatore, un criminale, un delinquente di professione ce ne corre. Attenzione ad affibbiare etichette a una persona, specialmente se giovane. Una cosa è dirgli “hai fatto una caxxxta”, altra è additarlo per tutta la città come fosse un bandito, col rischio che qualche idiota decida – non richiesto – di fare “giustizia”. Magari solo perché quel ragazzo è di sinistra. E così innescando una spirale di violenze che, stante il delicatissimo periodo storico di privazioni e recessione, cova sotto la brace pronta ad esplodere al minimo afflusso di aria.

Le parole sbagliate
In tutto questo una enorme responsabilità ce l’hanno i politici. Ad esempio parlare di fascisti certamente infiamma la piazza dei supporter di sinistra ma non fa un buon servizio al controllo della città né alla verità dei fatti. Parlare di aggressioni squadriste – e qui il discorso fa esattamente il paio con quello del capitolo di cui sopra – è ridicolo, per chi conosce la storia. Altre e ben più gravi erano quel tipo di aggressioni, condannate dalla Storia stessa, che nulla hanno a che vedere con ciò che è accaduto in Consiglio. Non sono squadristi i giovani di destra che inveiscono alzando la voce, non sono delinquenti i giovani di sinistra che provano a togliere un volantino dalle mani di un avversario. Possono sbagliare entrambi, ma sta ai politici più esperti evitare i rischi di cavalcare il facile populismo per ottenere qualche applauso in più dalla claque di turno. E magari chiedersi anche in cosa si è sbagliato negli anni se oggi siamo ancora a a questo tipo di confronto.

Gli “avvertimenti”
Ma che razza di presa di posizione è stata quella di chi ha “minacciato” di andare a spulciare le carte della precedente amministrazione per vedere se fossero regolari, dopo la richiesta di dimissioni per il sindaco? Che assurda ritorsione è mai questa? Certo che le deve spulciare, e mi meraviglio che non sia stato ancora fatto. Mica si deve aspettare un pretesto per controllare se gli atti siano stati eseguiti nella massima regolarità, è un suo preciso dovere come lo è segnalare alla magistratura se trova cose strane. Lo deve fare nel silenzio istituzionale, e non brandendo la cosa in Consiglio come un maglio da far precipitare sulla testa di qualcuno. Magari chiedendosi anche come mai i propri colleghi di partito non l’abbiano già fatto quando sedevano in aula come opposizione.

Insomma tra offese gratuite, avvertimenti, esagerazioni, parole al vento e accuse a vanvera destra e sinistra hanno offerto uno spettacolo che non è piaciuto a nessuno. Quando di più lontano possa interessare alle persone, prese da mille problemi di sopravvivenza. Nei fortini rossi e neri sono rimasti solo i fedelissimi di partito e i kamikaze dei social network. Se non si cambia pagina, se la politica non cambia registro, sarà la gente stessa  – impiegati e contadini – a dimissionare tutti prima o poi. Senza fare prigionieri.
Angelo Perfetti

I commenti

Egregio Direttore,
condivido solo in parte la Sua analisi e la cronaca dei fatti “salienti” che hanno caratterizzato lo svolgimento del Consiglio Comunale. Potrei tranquillamente controbattere evidenziando altre situazioni che forse darebbero una lettura più attenta ed equilibrata degli avvenimenti, ma non è questo lo scopo del mio intervento.  Del resto tutti hanno la possibilità di rivedere le immagini in streaming e di fare le dovute considerazioni.
Mi limiterò quindi a sottolineare gli aspetti tecnici. Il Regolamento del Consiglio prevede la presentazione di un “Ordine del Giorno” non iscritto  all’Ordine del Giorno dei lavori solo “prima delle dichiarazioni di voto”, quindi , nella fattispecie, trovandoci di fronte a delle “comunicazioni del Sindaco” che non prevedevano votazione, l’Odg presentato è stato accolto dalla Presidenza con una forzatura al solo scopo, credo, di placare gli animi.
Anche il “dispositivo”  del medesimo Odg tendente ad “impegnare un Amministratore alla sospensione o addirittura alle dimissioni”, ipotesi senza alcun sostegno Legislativo, lo rendeva palesemente “illegittimo”. Sempre in base al Regolamento i Consiglieri Comunali hanno facoltà di intervenire solo dopo aver ricevuto la parola dalla Presidenza pena il “richiamo e l’espulsione dall’aula”. Il pubblico che assiste al Consiglio deve “rimanere in silenzio ed astenersi da qualunque segno di approvazione o disapprovazione”.
Fatte queste precisazioni, esclusivamente tecniche, credo che ora, chiunque, rivedendo le immagini, sia in grado di giudicare e valutare le rispettive responsabilità.
Roberto Cini

Caro Direttore,
come molto spesso mi accade mi trovo totalmente in linea con la sua analisi. Ho apprezzato l’equidistanza di giudizio, evidentemente lei parla – come me d’altronde – con la gente, nei bar e nelle strade, dove non esistono solo tifosi dell’una o dell’altra squadra ma cittadini che chiedono risposte ai propri problemi. Se mi permette, vorrei andare oltre alla sua analisi. Lei dice che si è tornati agli opposti estremismi, ai fascisti contro i comunisti… Basta guardare ciò che accade per capire che purtroppo è la verità, ma la domanda è: perchè? Dal mio punto di vista la risposta è semplice: perché né la precedente amministrazione né quella attuale hanno fatto nulla per cambiare in meglio la vita dei cittadini. I problemi sono gli stessi, le spese anche (quando non aumrntano), i servizi pure. L’economia è quello che è… Chi ha governato 10 anni non ha prodotto nulla, chi doveva marcare un cambio di passo non ne ancora stato capace. Quando la politica è latitante, quando i problemi non vengono risolti, è li che fa breccia il malcontento. Che sfocia nel muro contro muro, tra partiti, ma anche tra cittadini e politici.
Aggiungo: a chi fa comodo questa situazione? Certamente far arrivare la gente a rifiutare la politica non può che tornare utile a chi la politica la fa per professione, a chi ha interessi nel farla. Meno attenzione vuol dire meno controllo, e dunque più spazio all’autodeterminazione. Cioè a prendere decisioni che poi alla fine scontiamo tutti noi. Dunque la strada non è allontanarsi dalla politica, ma seguirla invece sempre più attentamente. Non dimentichiamo che i datori di lavoro di chi siede in consiglio siamo noi.
Mario Russo D’Auria

Egregio Direttore,
volevo farle i complimenti per il suo articolo. Lei ha perfettamente descritto il limite della nostra classe politica locale dove  ancora è valida sia  a destra che a sinistra la cosiddetta “politica dell’orticello”. Quello che è successo in consiglio testimonia che il cambiamento non è mai avvenuto, nei consigli si urlava e si continuerà a urlare perché gli uomini e le idee di questo territorio sono sempre gli stessi: “Bisogna che tutto cambi affinchè tutto rimanga come è” ha detto prima di me un grande scrittore delle miserie umane. Che tristezza!
Jennifer Avvisati

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