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Concussione, chiesto il rinvio a giudizio per Canapini, Prete e Sugamosto

Secondo la Finanza avrebbero chiesto 300.000 euro all'imprenditore Franco Colangeli. Anche quest'ultimo, insieme al fratello Paolo, a Vincenzo Schiavoni e Salvatore Rocco Mulè, è finito indagato. Ora spetterà alla magistratura stabilire le responsabilità singole di ciascuno.

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Il Faro on line – La notizia girava da tempo a Fiumicino. Voci, indiscrezioni, tanto da diventare parte dei Consigli comunali con nemmeno troppo velati richiami a qualcosa che sarebbe accaduto a breve. Anche su Facebook più di qualche esponente di sinistra aveva lasciato intendere qualcosa. E poi quella vox populi sempre più insistente che il 14 gennaio sarebbe successo “il botto”. Ci ha pensato questa mattina “Il Messaggero”, con un articolo a firma di Cristina Gazzellini, a scoperchiare la pentola: l’ex sindaco Mario Canapini, l’ex assessore Tonino Prete e l’ex vice sindaco Paolo Sugamosto sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di aver percepito indebitamente circa 300.000 euro. In una parola: concussione. L’indagine è in carico alla Guardia di Finanza, sotto il controllo del pm Lorenzo del Giudice.  

La Procura di Civitavecchia ha chiesto in tutto il rinvio a giudizio per sette persone, accusate a vario titolo, di tentata concussione, concussione, falso, distrazione di mezzi fondi ed altri reati. Tra gli indagati ci sono – come detto – l’ex sindaco Mario Canapini, il suo vice Paolo Sugamosto, l’ex consigliere Antonio Prete, ma anche gli imprenditori Paolo e Franco Colangeli, Vincenzo Schiavoni e Salvatore Rocco Mulè.

I fatti contestati risalgono al 2006, quando nel corso di un pranzo tra l’ex primo cittadino e l’imprenditore Franco Colangeli, Canapini – secondo quanto scrive il pubblico ministero Lorenzo Del Giudice nella sua richiesta di rinvio a giudizio e che ha coordinato l’intera indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Civitavecchia – chiese “la somma di 300mila euro da consegnare in contanti al Prete quale unico strumento affinché il comune sbloccasse le pratiche amministrative per le varianti al piano particolareggiato numero 10 necessarie alla Sogeim (di cui Colangeli era legale rappresentante) per l’avvio di un cantiere di via Montanari a Fiumicino”.

Sempre Canapini e Prete, stando a quanto scritto dal magistrato inquirente (e anche stavolta .- come per altri casi – vale la pena ricordare che un’accusa non equivale a una condanna, ma è solo un primo atto di un procedimento che casomai sarà definito in giudizio) “costringevano Franco Colangeli a versare in favore delle loro rispettive mogli la somma complessiva almeno pari a 90mila euro, mediante emissione di assegni bancari”. Versamenti che venivano giustificati quali acconti per la stipula di un preliminare di compravendita di un fondo. Ma a quel preliminare, secondo la Procura, non è mai seguito alcuno contratto definitivo di compravendita. Molto delicata anche la posizione dell’ex vice sindaco Sugamosto che, sempre stando alla tesi del pm, avrebbe costretto sempre il Colangeli a concedere subappalti ad imprese indicate dallo stesso vicesindaco.
Angelo Perfetti 

 

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