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In auto ognuno al proprio posto. Anche i cani

Il Faro on line – “In tutti i veicoli il conducente deve avere la più ampia libertà di movimento per effettuare le manovre necessarie per la guida”. Esordisce così, al primo comma, l’art. 169 del Codice della Strada dedicato al “trasporto di persone, animali e oggetti sui veicoli a motore”. Nei restanti nove commi illustra una serie di comportamenti obbligatori o vietati, elencando le sanzioni pecuniarie a carico degli inottemperanti. Uno che interessa senz’altro un cospicuo numero di persone è il 6° comma; è infatti quello che riguarda il trasporto in auto di quelli che spesso (…o quasi sempre) sono i nostri migliori amici e che il Codice definisce genericamente “animali domestici”.

Posto che non sono i criceti ad ostacolare la guida (anche perché nessuno li lascerebbe circolare nell’auto liberamente, magari per paura che si infilino da qualche parte o finiscano sotto i piedi) e che sarebbe piuttosto complicato ospitare a bordo un cavallo o una mucca, il campo si restringe a loro: gatti, ma soprattutto cani. Per una sorta di “paura di perderli” stante la loro caratteriale “indipendenza”, quasi sempre i gatti vengono portati in giro all’interno di gabbie nelle quali vengono lasciati anche una volta caricati in auto.

Alla luce di tutto ciò, sembra ovvio che il 6° comma dell’art. 169 C.d.S. sia riferito proprio al migliore amico dell’uomo: il cane. Spesso il cane mal sopporta il viaggio in automobile e se ne ha la possibilità, spinge il muso verso la fessura di un finestrino un po’ abbassato (sembra che la sensazione del “vento in faccia” abbia un effetto calmante sul mal d’auto); col tempo si abitua e anche in auto sviluppa il senso della “territorialità”, cosa questa che lo porta a poter avere reazioni “impreviste” (ma neanche tanto per chi, oltre a vantarsi di amare i cani, li conosca anche un po’) all’involontario avvicinarsi “troppo” di qualcuno.

A tutto questo va unita anche una delle particolarità del cane che tutti noi amiamo di più, ovvero, il suo (ma anche nostro) bisogno di un contatto fisico di tanto in tanto con noi, anche solo per una carezza. Tutte queste cose fanno sì che durante la guida, si adottino misure per evitare che si verifichi una qualche situazione che possa distogliere la nostra attenzione o proprio che un “suo” movimento improvviso ci impedisca una manovra o ce ne faccia fare una sbagliata.

Alcuni anni fa una signora di una certa età era andata a prendere un’amica all’aeroporto Leonardo Da Vinci tenendo a bordo circa cinquanta chili di cane (all’incirca il peso di un pastore tedesco adulto) assolutamente liberi con un intero sedile posteriore a disposizione. Sentendo le due amiche parlare cordialmente e giocosamente, il cane ha pensato bene di “far parte” della cosa, inserendo il suo capoccione fra le due donne. Così facendo, copriva la visuale a destra alla sua padrona che, “ovviamente”, non si è accorta del sopraggiungere di un’altra vettura con la quale veniva a collidere, fortunatamente, data la velocità ridotta, senza conseguenze importanti per nessuno. Non c’è amore se non c’è rispetto, mai!

Questo vale anche per i nostri amici a quattro zampe. Non ci si può riempire la bocca parlando di “cagnolini e gattini” perché “fa molto moda” senza poi tenere presenti i loro comportamenti, le loro esigenze, la loro natura. Portare un cane in auto “libero” non vuol dire amarlo più di chi lo tiene “separato da una grata metallica o una rete”, anzi! Basterebbe pensare che, in caso di incidente, si farebbe male anche lui.La realtà e che spesso, pensando ad un simpatico proverbio, loro per noi sono davvero “cani amici”, noi per loro, degli “amici cani”.
Paolo Boncompagni


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