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Bach al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali

Il programma inizierà alle ore 16.15 con una visita guidata in cui Marco Salerno mostrerà le viole da gamba conservate nel Museo

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Il Faro on line – Sabato 1 marzo presso il Museo degli Strumenti Musicali (Piazza S. Croce in Gerusalemme 9/A), secondo concerto della Stagione di Musica Antica del Conservatorio “Santa Cecilia”. L’ingresso al concerto è libero.

Il programma inizierà alle ore 16.15 con una visita guidata in cui Marco Salerno mostrerà le viole da gamba conservate nel Museo. Seguirà alle ore 17.00 il concerto dedicato alle Sonate per viola da gamba e cembalo obbligato di Johann Sebastian Bach, eseguite da Bruno Re alla viola da gamba e Barbara Vignanelli al cembalo, docenti dei rispettivi strumenti nei corsi di musica antica del conservatorio romano.

Le tre Sonate per viola da gamba e cembalo obbligato di Johann Sebastian Bach, catalogate BWV 1027–1029, sono fra le più note composizioni per questo strumento tipico dei secoli XVII e XVIII.  Con il declino della viola da gamba, sono state a lungo suonate con altri strumenti, principalmente con il violoncello, ma in questa occasione le si potrà ascoltare dalla voce dello strumento per cui furono pensate da Bach.

Una loro caratteristica è che, nonostante gli strumenti siano due, l’effetto è come se suonassero tre strumenti, perché le due mani del clavicembalista suonano parti distinte, producendo un magnifico contrappunto a tre voci in cui rifulge l’arte di Bach, il più grande contrappuntista di tutti i tempi.

Il Maestro Bruno Re stesso così introduce all’ascolto di queste tre Sonate:
Nel quadro generale dell’opera di J. S. Bach la produzione dedicata alla viola da gamba non è certamente cospicua: abbiamo in nostro possesso parti concertanti in Passioni e Cantate, un Concerto Brandeburghese, poca musica da camera. In questo piccolo paradiso bachiano i momenti di tensione più alta sono contenuti senza meno nelle tre Sonate per viola da gamba e clavicembalo obbligato.
Considerando queste tre Sonate nel loro complesso balza agli occhi che si tratta di opere indipendenti e non riconducibili ad un preordinato disegno inventivo, come ad esempio le Sonate per violino o le Suites per violoncello solo.
La Sonata in sol magg. BWV 1027 (di cui esiste anche una versione per due flauti e b.c., non si sa se antecedente o successiva) e quella in re magg. BWV 1028 sono relativamente simili, strutturate secondo la classica forma della Sonata da Chiesa quadripartita, con Adagi abbastanza brevi e Allegri più sviluppati. Caratteristiche le due grandi cadenze alla fine degli ultimi Allegri: quella della 1027 coinvolge il solo clavicembalo, mentre nella 1028 a quella del cembalo ne segue una per la viola da gamba che scivola verso il grandioso da capo finale. Interessanti anche i due Andanti in terza posizione: chiaramente ispirato all’inizio della Passione secondo Giovanni per la 1027, di inusuale sviluppo tematico l’altro.
La Sonata in sol min. BWV 1029 si discosta decisamente dalle altre due, con la sua struttura tripartita più simile a quella di un Concerto. Molte supposizioni sono state fatte su quest’opera: c’è chi ipotizza la rielaborazione di un Concerto per due traversieri andato perduto e chi ci vede le bozze di un Settimo Concerto Brandeburghese. A favore dell’origine concertistica di questa Sonata ci sono gli episodi del terzo movimento in cui il cembalo rinuncia al ruolo di obbligato per assumere quello di continuista, una pratica presente anche nel Quinto Brandeburghese. L’Adagio centrale sembra però inficiare queste teorie, con la sua struttura bipartita tipica della Sonata.
L’aura di incertezza che avvolge queste Sonate non è dissipata dalle fonti che sono arrivate a noi, visto che non esistono autografi o edizioni a stampa curate dallo stesso Bach.

Il giallo prosegue con una ridda di ipotesi relative agli anni ed al luogo di composizione. Alberto Basso, la massima autorità per tutto ciò che riguarda Bach, nel suo monumentale Frau Musika (Torino, 1979) sosteneva che le tre Sonate risalgono al periodo di Köthen (1717 – 1723) e che la loro genesi è legata sia al cosmopolitismo della corte sia alla passione del principe Leopold per la viola da gamba. Studi più recenti hanno convinto Basso a mutare d’avviso. Secondo le sue ultime teorie queste opere sono decisamente più tarde ed appartengono al periodo di Lipsia, ultima fase compositiva del grande genio. In questa città Bach ricopriva la carica di kantor presso la Thomaskirche e si interessava anche dell’organizzazione dei concerti del Venerdì presso il caffè Zimmermann. In queste serate, che potrebbero essere a buon diritto definite mondane, veniva eseguita molta musica da camera, Concerti e Cantate (la più celebre è quella del caffè,  BWV 211). Tra i musicisti che partecipavano vi era anche Christian Ferdinand Abel, gambista già al servizio del principe Leopold ma attivo anche a Lipsia dal ’37 al ’43. Sarebbe lui l’ispiratore delle tre Sonate, così come sarebbe stato lui il primo esecutore.

Info per il pubblico e prenotazioni:
Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
Piazza Santa Croce in Gerusalemme, 9/A – Roma
Tel. 06.7014796

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