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Ambiente: un nuovo piano energetico per una regione Energy Smart

Avenali: "Molto ancora si può fare per la produzione di energia rinnovabile distribuita, semplificando le autorizzazioni per il solare termico e il fotovoltaico sui tetti"

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Il Faro on line – Reti intelligenti, produzione rinnovabile e distribuita, autoproduzione e nuove forme sociali di aggregazione per l’acquisto delle commodities energetiche. A ben 13 anni dal primo Piano energetico regionale del Lazio, è ora di fare i conti con la rivoluzione copernicana che ci ha portato dall’era dei fossili a quella dei prosumer, cioè da cittadini utenti a cittadini produttori e consumatori di energia. Non trascurando le possibili importanti implicazioni per l’occupazione e l’economia che una rinnovata attenzione dell’amministrazione guidata da Nicola Zingaretti potrebbe comportare per l’intero sistema regionale: solo in termini di fondi comunitari, nei prossimi anni sono disponibili 2,7 miliardi, comprensivi di cofinanziamento nazionale e regionale, per attivare filiere produttive nuove. Mentre rimane la necessità di centrare gli obiettivi europei e nazionali per ridurre le emissioni di gas serra, valutando quali siano le azioni aggiuntive da mettere in campo tenendo conto del tessuto economico, produttivo e sociale della regione, per far si che la riduzione della CO2 sia accompagnata da una crescita della qualità della vita, dell’occupazione e delle imprese, prevenendo o affrontando con trasparenza e correttezza i conflitti sociali.

Per attivare il processo verso il nuovo Piano Energetico Ambientale della Regione Lazio, il gruppo consiliare Per il Lazio ha organizzato una vera e propria conferenza energetica, chiamando a discutere assieme all’amministrazione regionale le associazioni ambientaliste, gli esperti di ambiente e di clima, le forze politiche, il ministero dell’Ambiente, gli istituti di ricerca e le Università. Nella due giorni che si tiene nella sala Tirreno della Regione, in via Rosa Raimondi Garibaldi si avvicendano – assieme a Cristiana Avenali e Riccardo Valentini, rispettivamente consigliere regionale e capogruppo della lista Per il Lazio -, il presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci; il vicepresidente della Regione Massimiliano Smeriglio; l’assessore alle Infrastrutture Fabio Refrigeri; l’assessore comunale alle periferie Paolo Masini; il direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio; il responsabile del dipartimento internazionale e il vicepresidente di Legambiente, Maurizio Gubbiotti e Edoardo Zanchini; il vicepresidente del Kyoto club Francesco Ferrante; il responsabile energia della Sapienza Livio De Santoli.

Con loro, una lunga lista di ricercatori, responsabili di enti e progetti di ricerca, rappresentanti delle associazioni di categoria e imprenditori del settore energetico.La fotografia dei trend energetici della Regione vede già un’importante crescita delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, in un quadro più generale di diminuzione dei consumi legata alla crisi economica. Il Lazio ha un piano energetico regionale che risale al 2001, quando ancora non era partita la crescita impetuosa delle rinnovabili che ha portato in regione 40mila impianti installati, una percentuale importante sui 550mila complessivi del nostro Paese. La produzione delle rinnovabili elettriche ha raggiunto già nel 2012 il circa il 13% sul totale della produzione elettrica, ben superiore all’11,9% previsto dal burden sharing (la suddivisione degli obiettivi di riduzione dei consumi energetici, dell’efficienza e delle rinnovabili) al 2020.

Il consumo di energia elettrica è diminuito dell’1,4% tra il 2011 e il 2012: un dato differenziato che vede da una parte il forte calo nell’industria (8% in meno, dovuto alla crisi, piuttosto che ad interventi di efficientamento) e dall’altra l’aumento dei consumi nel terziario e nel settore domestico, in parte attribuibili alla diffusione delle pompe di calore elettriche per il riscaldamento/raffreddamento ambientale. Per quanto riguarda il gas naturale, nel Lazio sono stati distribuiti 3.885 milioni di metri cubi rispetto agli oltre 5.270 milioni circa del 2008: diminuiscono nel settore industriale (da 677 a 634) e in quello termoelettrico (da 2.455 a 1.012), crescono nelle reti di distribuzione (essenzialmente per uso domestico) da 2.136 a 2.237. Un crollo del 26% dei consumi totali dovuto soprattutto all’entrata in funzione della centrale a carbone di Civitavecchia e alla crisi industriale. Trend simili per quello che riguarda il petrolio, dove i consumi registrano lo stesso andamento del resto della Penisola. C’è stato un crollo (di quasi il 50%) dei consumi di benzina e olio combustibile, mentre sono aumentati il gasolio, il GPL ed i lubrificanti. Nello stesso tempo, gli impianti termoelettrici tradizionali hanno mediamente funzionato solo per 2.210 ore/anno, sul totale di 8.765, pari al 25,2%: questo perché la maggior parte degli impianti obsoleti non sono più competitivi.

“Siamo già dentro l’era dei cambiamenti climatici, come confermato dall’ultimo rapporto IPCC sugli impatti del clima”, ricorda il capogruppo della lista Per il Lazio Riccardo Valentini. “Il mondo si sta interrogando sul futuro del Pianeta e la necessità improcrastinabile di ridurre le emissioni di gas serra e passare velocemente ad una società a bassa intensità di carbonio. La nostra Regione, seconda come PIL in Italia, e paragonabile alle economie europee di altri Paesi europei come Irlanda, Portogallo ed Ungheria deve saper esprimere una strategia energetica sostenibile e protagonista in Europa. Oggi le nuove tecnologie, i sistemi di distribuzione, il controllo intelligente dei consumi ci permettono di riconsiderare il costo energetico delle rinnovabili e dell’efficienza energetica inferiore o paritario a quello di combustibili fossili. Il mondo, anche delle economie emergenti, guarda oggi alla green economy come una straordinaria opportunità di sviluppo. Non possiamo proprio noi, la nostra Regione non stare al passo con i tempi e non essere protagonisti di un futuro sostenibile”.

“Il Lazio – sottolinea Cristiana Avenali, consigliera della Lista Per il Lazio – occorre ridisegnare priorità e scelte orientandole in senso ambientale e di salvaguardia della salute e della nuova occupazione. Le domande a cui i protagonisti della conferenza energetica regionale devono rispondere sono numerose. Dobbiamo accontentarci di raggiungere gli obiettivi attribuiti al Lazio per il burden sharing verso il 20-20-20, oppure è utile andare oltre, nell’interesse dei cittadini, delle PA e delle imprese laziali? Molto ancora si può fare per la produzione di energia rinnovabile distribuita, semplificando le autorizzazioni per il solare termico e il fotovoltaico sui tetti, così come proporre obiettivi alti per gli edifici regionali e degli ospedali. Ma rimangono aperti dei temi su cui pensiamo si debba dare risposta ai cittadini, a cominciare dalla necessità di chiudere gli impianti maggiormente inquinanti per la produzione di energia, sempre meno necessari”.

La Regione ha già sottoscritto un accordo di programma con l’Enea per realizzare il nuovo piano energetico. Nello stesso tempo, ha lavorato sul tema dei green pubblic procurament (GPP), gli acquisti verdi per la pubblica amministrazione, e infine ha messo a bando nel settembre dello scorso anno 25 milioni per la riqualificazione degli edifici pubblici e 50 milioni per un fondo di promozione dell’efficienza energetica e della produzione di energia rinnovabile. “È evidente che tutto ciò non è sufficiente per accelerare la transizione energetica – affermano i due esponenti della Lista Per il Lazio – per questo abbiamo chiesto, durante il dibattito sulla legge di stabilità, che nel collegato venissero aumentati i fondi destinati alle energie sostenibili: rinnovabili, mobilità nuova, riqualificazione energetica. Serve poi un intervento deciso per l’innovazione delle reti di distribuzione perché possano rispondere alle esigenza della produzione diffusa”.

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