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Micha van Hoecke dà corpo alla musica di Verdi

Il Faro on ine - Quando si dice che le cose belle durano poco… E’ il caso dello spettacolo “Verdi Danse” che ieri sera ha debuttato al Teatro dell’Opera di Roma e che resterà in scena soltanto fino a sabato prossimo (ore 18 invece delle 20).  Di Verdi si ha un’idea sempre molto seriosa, ma la sua musica è sempre presente nella giornata dei danzatori italiani. Ed è proprio questo lo spunto da cui Micha Van Hoecke, uno dei Signori della Danza Internazionale, coreografo dell’Opera e Direttore del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera, si è ispirato per questa sua nuova e geniale creazione. La sua intenzione era quella di dare corpo alla musica di Verdi e può ritenersi soddisfatto, poiché il risultato finale è assai sorprendente.

Sul fondale del palcoscenico, all’inizio dello spettacolo, l’immagine di Giuseppe Verdi è replicata all’infinito, in tante diverse tonalità, sembra un dipinto di Andy Warhol, tanto per confermare che  Verdi, come Marylin o Che Guevara, è Leggenda. Un ragazzo - “che potrebbe essere Verdi ma  forse non lo è”, afferma il coreografo, Micha van Hoecke, lasciando così alla libera interpretazione del pubblico la questione - entra in scena e incontra dei musicisti. La scena è il Don Carlos, protagonisti Erika Gaudenzi e Claudio Cocino (Marianna Suriano e il giovanissimo e biondissimo ballerino lettone Timofei Andrijasenko, nelle serate del 17 e 18 aprile).

I grandi temi verdiani ci sono proprio tutti: la difficoltà di amare, il rapporto difficile tra padri e figli, la nostalgia e l’assenza. Lo spettacolo continua sull’ouverture de I Masnadieri e sullo sfondo della Jeune Chanteuse di Dègas, in cui il danzatore francese Denys Ganio, primo Maitre de Ballet del Teatro dell’Opera, altro mostro sacro della Danza Internazionale, potrebbe essere un Giuseppe Verdi che rivive le perdite della sua vita. E ancora il Macbeth, in cui la ballerina Alessandra Amato è una straordinaria Ecate, l’inquietante dea della notte, nella pirotecnica fantasia di Micha van Hoecke, diventa una danza di samurai su cui incombe una gigantesca luna nera, in una coreografia ispirata al medioevo giapponese, in cui il male, l’oscuro, il mistero, si fondono in suggestioni visive e vibrazioni musicali che prendono gli spettatori e li trascinano verso i propri percorsi oscuri.

E arriviamo al periodo in cui Giuseppe Verdi scopre Parigi e la sua joix de vivre e sono le ballerine di Dègas a prendere forma e vita. Le vediamo che provano pirouettes e grand bàtman alla sbarra, ripetendo i passi di studio, legandosi il tutù in vita, asciugando il sudore e sistemando le scarpette da punta, con la musica e gli stessi corpi che raccontano lo spirito del tempo e la gioia, ma anche  l’attesa. Il pubblico è lì, rapito, a spiare una classe di danza durante la lezione, ed il primo ballerino del Teatro dell’Opera, Manuel Parrucini, dà una bella prova da protagonista.

Il divertissement dei Vespri Siciliani, che prende tutta la seconda parte dello spettacolo con il balletto delle Quattro Stagioni, è una vera e propria celebrazione di spirito dionisiaco. E’ danza accademica, bella a vedersi, che ben si adatta ad una compagine di giovani come quella del Corpo di Ballo dell’Opera. La bellezza e la grazia della deliziosa étoile Gaia Straccamore, che ieri sera ha duettato con Alessandro Macario (si alterneranno con Roberta Paparella e Alessio Rezza nelle serate del 17 e 18 aprile), la fluidità, forza e la freschezza dei corpi che formano un unico Corpo di Ballo, perfetti e accordati come gli strumenti degli ottanta elementi dell’orchestra mirabilmente diretta da David Garforth, le scenografie di Carlo Savi e, non ultimi, i costumi di Anna Biagiotti, tutto contribuisce a fare di Verdi Danse uno spettacolo difficile da dimenticare.
Manuela Minelli

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