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Disgelo tra Hamas e Fatah, verso un governo di unità palestinese

18 gennaio 2017 | 20:14
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Disgelo tra Hamas e Fatah, verso un governo di unità palestinese

Con il sostegno della Jihad islamica. L’annuncio da Mosca

Disgelo tra Hamas e Fatah, verso un governo di unità palestinese

Il Faro on line – Hamas ed al-Fatah, le due principali fazioni palestinesi, hanno concordato in linea di principio di puntare ad un governo di unità nazionale e nei prossimi giorni chiederanno al presidente Abu Mazen di avviare i contatti necessari. Quell’esecutivo dovrà gettare le basi per nuove elezioni politiche nei Territori, da tenersi entro sei mesi. Le notizie del disgelo sono giunte da Mosca al termine di contatti informali fra emissari di al-Fatah, Hamas e della Jihad islamica, sotto l’egida del ministro russo degli esteri Sergei Lavrov.

Il senso di urgenza – ha spiegato alla stampa un dirigente di al-Fatah – e’ legato non solo a considerazioni di carattere interno, ma anche al quadro internazionale in rapida evoluzione con l’imminente ingresso alla Casa Bianca di Donald Trump; con la Conferenza di pace di Parigi; e con la recente risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che condanna le colonie ebraiche.

”Un governo di unita’ – ha aggiunto l’esponente di al-Fatah – e’ di importanza strategica per i palestinesi’‘. Nel nuovo governo dell’Anp potranno essere incluse solo fazioni gia’ rappresentate nel Consiglio legislativo di Ramallah: quindi la Jihad islamica potrà solo sostenerlo dall’esterno.

Il progetto discusso a Mosca (ed in precedenza a Beirut) e’ ancora più ambizioso perche’ indica la possibile convocazione del Consiglio nazionale palestinese (il parlamento dell’Olp, esteso ai rappresentanti della diaspora) con la partecipazione di anche di Hamas e della Jihad islamica.

Dichiarazioni ottimistiche giunte nel frattempo da Azzam al-Ahmad (al Fatah) e da Mussa Abu Marzuk (Hamas) sembrano indicare che ci sia adesso la volonta’ di superare ostacoli che in passato avevano invece cementato le divisioni fra Ramallah e Gaza.

In realta’ a Ramallah opera da due anni un governo di ‘consenso nazionale’. Guidato da Rami Hamdallah, e’ composto da tecnocrati, ed e’ sostenuto dall’esterno da al-Fatah e da Hamas. Adesso a quanto pare sembra giunto il momento di sostituire i tecnocrati con esponenti politici dei rispettivi partiti.

Ma la strada da percorrere resta lunga. Ancora nei giorni scorsi Hamas ed al-Fatah si sono scambiati roventi accuse sulla responsabilità della grave penuria di corrente elettrica a Gaza che ha lasciato al freddo quasi due milioni di abitanti. Hamas ha dovuto fronteggiare proteste popolari senza precedenti nel loro genere; ha ‘fiutato’ che fossero state ispirate da al-Fatah ed ha arrestato un suo dirigente.

D’altra parte in assenza del leader Ismail Haniyeh (trasferitosi mesi fa in Qatar) Hamas si vede costretto a riorganizzarsi e si dice ora pronto a consegnare le chiavi dei ministeri di Gaza ad emissari di Ramallah. Non e’ chiaro pero’ se l’offerta includa il ministero degli interni, diretto dall’energico Fathi Hammad, che controlla le forze di ordine pubblico. ”Gaza e’ la casa di Hamas” ha avvertito nei giorni scorsi.

Hamas non fa peraltro mistero che ogni eventuale accordo di unita’ nazionale non riguarderebbe le Brigate Ezzedin al-Qassam, il suo potente braccio armato che e’ determinato a difendere la propria autonomia di azione. Da parte sua Abu Mazen deve valutare un altro fattore cardinale: ossia la possibile reazione di Israele all’ingresso aperto di Hamas nell’esecutivo dell’Anp. Il prezzo imposto dal governo Netanyahu, teme, potrebbe essere molto salato. (fonte ansa)