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Politica e cittadini, senza il cappello… ci si bagna

Dal rattoppo di un buca alla costruzione di uno stadio, la politica ci deve giocoforza mettere il cappello, altrimenti non si farà mai nulla

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Politica e cittadini, senza il cappello… ci si bagna

Il Faro on line (Appunti di viaggio) – Questa settimana hanno tenuto banco due cose: lo stadio della Roma e l’apertura del Ponte 2 Giugno. Al netto delle considerazione personali che ognuno può fare sull’opportunità o meno di proporsi per un’opera del genere, della funzionalità o meno del nuovo attraversamento sul Tevere, va rilevato come alla fine in entrambi i casi si sia rimasti appesi – com’è naturale che sia – alle decisioni della politica.

Sembra banale ricordarlo, ma non lo è, alla luce di alcune manifestazioni che ultimamente sono state fatte e sulle quali – in nome di una purezza extra partitica – si è inneggiato allo scendere in piazza senza che nessuno “ci mettesse il cappello”.

E’ una forma sbagliata di intendere il rapporto tra amministratori (che provengono dalla politica) e territorio, perché qualunque opera si voglia fare, dal rattoppo di un buca alla costruzione di uno stadio, la politica ci deve giocoforza mettere il cappello, altrimenti non si farà mai nulla.

L’obiezione (purtroppo vera) potrebbe essere: troppo spesso abbiamo visto appendere il cappello sui problemi solo con sterili chiacchiere, pretestuose diatribe e inconcludenti promesse. E’ vero, ed è la pecca più grande che i politici – e non la politica – hanno avuto in questi anni, allontanando i cittadini dalla cosa pubblica, vista ormai solo come un crogiuolo di norme, vincoli e tasse da pagare, come una vessazione continua, senza alcun corrispettivo vero in termini di servizi.

Ma a meno che non si voglia fare la rivoluzione armata, è sempre attraverso la politica che si possono cambiare le cose. Dunque ben vengano i cappelli, perché senza ci si bagna la testa e non si ottiene alcun beneficio. Anche i 5 stelle hanno fatto politica nel dare l’autorizzazione per lo stadio della Roma: hanno limato, smussato, diminuito, ma anche quella è politica. E comunque, il cemento sarà un po’ meno di quanto previsto all’inizio, ma ci sarà comunque. Com’è normale che sia per un’opera del genere.

La politica, che ci piaccia o no, resta centrale per lo sviluppo di un territorio; la politica è quella che ha in mano l’urbanistica, che gestisce i tributi, che decide le opere pubbliche. I cittadini non possono pensare di ottenere qualcosa prescindendone. Ma i politici non possono pensare di ottenere voti perdendosi in sterili diatribe, né illudendo con i “faremo”, né gonfiando ciò che si fà come il Tetraodontidae, o pesce palla che dir si voglia. Forse una volta le aspettative erano più a lungo termine, oggi la società è alla fame – letteralmente – e le risposte – specialmente in termini di economia e di servizi al cittadino – devono arrivare in tempi rapidi e certi.

Stessa cosa vale anche se si è all’opposizione, che ha il dovere politico di non criticare soltanto ma di fare controproposte. Perché anche in quel caso la critica fine a se stessa non paga più, a meno di non considerare soddisfacente qualche like sui social.

Alla fine, semplificando molto il concetto, è sempre una questione di uomini. Non di politici,

 

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