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#Fiumicino, disabile si aggrava, l’assistenza viene… diminuita

La colpa? E' della burocrazia. Le tabelle stabiliscono parametri relativi al rapporto fatture mediche e reddito più importanti dei referti.

Il Faro on line – La sua disabilità si è aggravata, ma il “regolamento” comunale – spulciando nel monte fatture sulle visite pagate rispetto al reddito personale – ha deciso che non solo non merita l’aumento di assistenza, bensì una decurtazione di ore. Un paradosso, un’illogicità tutta italiana, eppure la realtà che Luigi Giuliani, e non solo lui, deve affrontare.

“Stamane (ieri, ndr), come da mia richiesta, mi ha fatto visita la Commissione inviata dal comune (composta da due assistenti sociali e un medico della Asl), per verificare l’aggravamento del mio stato di salute. Tuttavia – racconta – pur di fronte ad un’ampia documentazione medica del Policlinico Gemelli attestante il mio aggravamento (soffro di distrofia muscolare progressiva), dopo un complicato calcolo burocratico, la Commissione, invece di aumentare le ore di assistenza, le ha ridotte del 20% per… mancanza di fatture relative a visite mediche sostenute. Fatture che, vista l’esenzione totale dal pagamento per la mia disabilità al 100%, è impossibile produrre, nonostante la moltitudine di visite sostenute…”

“Le assistenti sociali – una del Comune e una della Asl – sono state irremovibili”, racconta ancora.
Il regolamento dunque è il dogma sul quale calibrare gli interventi, e vale più di una cartella clinica. A voler essere critici viene da pensare che tutto ciò si traduca in un risparmio evidente a carico delle casse comunali, pur se a pagare in termini di servizi alla fine sono disabili. Ma tant’è. Non c’è illecito, non c’è vulnus amministrativo, non c’è irregolarità. Ma, aggiungiamo noi, non c’è neanche buon senso, non c’è la giusta assistenza, non c’è il rispetto della dignità del malato da parte delle Istituzioni.

“La stessa Commissione – prosegue Luigi – due anni fa mi aveva assegnato un numero maggiore di ore di assistenza, pur di fronte a un quadro clinico nettamente migliore di quello attuale. Sicuramente c’è qualcosa che non va nel metodo di calcolo”.

Fin qui l’episodio. In più – ma siamo su un altro piano, nel quale il Comune non c’entra nulla – a causa di nuove norme regionali “dal prossimo mese – racconta – dovrò «licenziare» la mia assistente domiciliare che da 14 anni è al mio servizio, solo perché da tre anni è mia moglie”. Già, perché i familiari non possono più assumere la veste di assistenti.

Col risultato che si deve trovare un’altra assistente; il rischio è di prendere qualcuno che faccia solo da prestanome, magari dietro un compenso minimo, e che il familiare resti ad accudire il malato. Con meno soldi, e al contempo alimentando i pagamenti in “nero”. Quindi – conclude Luigi – ora mi ritrovo senza assistente di riferimento, una moglie di 46 anni disoccupata, un reddito in meno in famiglia e l’assistenza ridotta”.