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A #Terracina il mistero dei documenti riposti nel cassetto

“Agenda 21” propone, l’amministrazione (apparentemente) accetta ma poi ripone i documenti nel cassetto

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A #Terracina il mistero dei documenti riposti nel cassetto

 

Il Faro on line – Da quando esiste in città questo organo di partecipazione democratica (“Agenda 21”) molti cittadini, variamente interessati, iscrittisi al Forum hanno elaborato documenti su tematiche contenute nel Piano di Azione Ambientale di Terracina approvato in Consiglio Comunale il 26/10/2007. Molti documenti sono stati approvati e realizzati mentre alcuni, proprio quelli che caratterizzano la sostenibilità ambientale secondo le indicazioni contenute nella Carta di Aalborg delle Città Europee Sostenibili, sono stati recepiti ma non attivati.Esaminiamo uno per uno i documenti che non trovano applicazione partendo da quello che dovrebbe garantire una migliore vivibilità della città regolando la mobilità delle persone.

Il 22 aprile del 2014 la Giunta comunale approva con delibera n.94 il Piano urbano della Mobilità Sostenibile (Pums) e Piano Quadro della Ciclabilità che, successivamente, il 15 dicembre dello stesso anno, viene deliberato in Consiglio comunale (del.n.322).

Nell’occasione Agenda 21 scriveva: “Su proposta del Forum di Agenda 21 Locale il Comune di Terracina, con deliberazione di G.C. n. 94 del 22/04/2014, ha approvato l’avvio del procedimento per l’adozione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile/Pums. Con tale atto viene ufficialmente sancito l’impegno a realizzare un processo di svolta e di rilevante portata culturale, ambientale, sociale ed economica. Un processo fondato sul definitivo superamento dei Piani Urbani del Traffico, centrati sulla viabilità degli autoveicoli, a favore invece dei Piani Urbani della Mobilità Sostenibile, basati invece sulle diversificate esigenze di mobilità dei cittadini e sulla sostenibilità di sviluppo della città e del territorio. Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile di Terracina è dunque lo strumento necessario per affrontare e governare, oggi, nell’ambito degli obiettivi strategici Nazionali ed Europei (fissati nel periodo 2014-2020), la migliore efficienza ed efficacia dei complessi servizi di mobilità richiesti dalla città contemporanea, per garantire la qualità della vita e dell’ambiente, per assicurare una più ampia possibilità sociale all’uso degli spazi urbani e per favorire una economia turistica ecocompatibile.”

Nel documento si ipotizzava tra l’altro una ciclabilità cittadina non più dedicata soltanto al tempo libero ma sviluppata in modo da permettere di raggiungere i servizi e i luoghi più frequentati in alternativa ai mezzi motorizzati. Con questi due Piani approvati si riorganizzava quanto realizzato episodicamente in precedenza: la pista lungo i fiumi Linea Pio e Mortacino (deliberata in Consiglio comunale nel 2004 e realizzata nel 2008), la pista ciclabile di Via Pantano da Basso (passata in Consiglio comunale nel 2005 e realizzata nel 2008) e la pista sul Lungomare Circe (deliberata in Consiglio comunale nel 2014 e compiuta nel 2015).

Il Piano Quadro della Ciclabilità, poi, avrebbe favorito la realizzazione di un anello ciclabile urbano attraverso la diretta connessione tra la pista ciclabile realizzata lungo i fiumi Linea Pio e Mortacino e la pista ciclabile sul Lungomare Circe. L’anello, recepito e approvato dal Comune di Terracina nel 2011 ed inserito nel vigente Piano Urbano del Traffico ancora non è stato attuato. Il comportamento di un’amministrazione comunale che accetta le proposte avanzate da cittadini, con le loro competenze e l’amore per la città, e poi non le concretizza non è esemplare.

Addirittura le ignora, se in questa situazione il Comune invece di partecipare a bandi regionali per il completamento di opere pubbliche lasciate a metà ha preferito proporre la pista ciclopedonale fuori Porta Napoletana, ricevendo oltretutto un brusco diniego.

Il bando regionale in questione è rivolto ai comuni costieri per finanziare opere di riqualificazione all’interno dei 300 metri dai limiti demaniali e nella nostra città la zona dello sviluppo della ciclabilità trovandosi tra mare e fiumi vi ricade pienamente. Quindi, ragioni di opportunità e di saggia amministrazione avrebbero dovuto ispirare l’ente comunale a chiedere il finanziamento per impiantare il sistema ciclabile cittadino, d’altra parte già approvato nelle sedi competenti. Un brutto esempio di gestione (in)sostenibile del territorio.

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