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Andrea Minguzzi scioglie le sue scarpette sul tatami e dice basta: “Le emozioni e le sensazioni che ho provato, sono impagabili”

7 marzo 2017 | 08:00
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Andrea Minguzzi scioglie le sue scarpette sul tatami e dice basta: “Le emozioni e le sensazioni che ho provato, sono impagabili”

Ha scelto gli Assoluti Italiani per smettere la carriera. Dopo 3 anni di stop dalle gare, è arrivato il saluto definitivo

Andrea Minguzzi scioglie le sue scarpette sul tatami e dice basta: “Le emozioni e le sensazioni che ho provato, sono impagabili”

Il Faro on line – Al termine, del suo ultimo incontro, Andrea si è chinato sul tatami e ha sciolto i laccetti delle sue scarpette. Mentre tutto il pubblico intorno applaudiva il suo campione, che lasciava la carriera di atleta olimpico, agli Assoluti di Lotta 2017, e i diridenti della Fijlkam, tutti in piedi, onoravano colui che a Pechino portò la lotta italiana, in cima all’Olimpo, Minguzzi se ne stava lì, da solo ad esprimere quest’ultima sua tecnica simbolica, su di un tappeto, che tanto gli ha portato. Non solo in bacheca, ma anche nella vita.

Due bronzi europei, un argento ai Giochi del Mediterraneo e il titolo olimpico a Pechino 2008
E’ sempre difficile staccarsi da qualcosa, che ha rappresentato un’esistenza intera. Qualcosa che ha dato ritmo ed importanza, ai respiri quotidiani, come a quegli allenamenti mai faticosi, che insieme a quelle competizioni che per sempre, hanno proiettato il campione olimpico Andrea Minguzzi, nella storia della lotta, hanno scritto la sua storia di atleta. Due bronzi europei per lui, vinti per due anni consecutivi. Nel 2007 a Sofia e nel 2008, a Tampere. Nella categoria degli 84 kg, di allora, Andrea proseguiva un’avventura nella greco romana, iniziata sin da bambino e grazie a suo padre Massimo. Allenato dall’oro di Seoul, Vincenzo Maenza, nel 2004 entra a far parte del Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro. E con questa divisa cucita addosso, combatte e vince incontri in tutto il mondo, fino ad arrivare ai podi internazionali. In seguito, alla vittoria alle Olimpiadi, avvenuta il 14 agosto del 2008, ai danni dell’ungherese Zoltan Fodor, favorito alla vigilia, riceve due onorificenze, una dal Presidente della Repubblica e l’altra dal Coni. Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana ed il Collare d’Oro al Merito Sportivo. Il più alto riconoscimento, per un atleta italiano. L’anno dopo, a Pescara, vince la medaglia d’argento ai Giochi del Mediterraneo. Per 11 volte, conquista il titolo di campione italiano.

L’ultimo giorno di gare. Il 4 marzo 2017, Minguzzi lascia l’attività agonistica
L’ultimo vinto, al Pala Pellicone, lo scorso 4 marzo, nei 98kg. Il giorno dell’addio alla carriera agonistica. Già aveva deciso Andrea di dire basta. Per tre anni consecutivi, è stato lontano dai tatami e si è dedicato agli studi. A luglio terminerà il suo corso di esami, in Scienze Motorie. Specializzazione in Gestione ed Organizzazione dello sport ad alto livello. E quanto ne ha vissuto Minguzzi da atleta ? Tantissimo. Ne è stato il simbolo. L’esempio da seguire. Il testimone da cui prendere consigli. Lo stupore davanti agli occhi innocenti dei bambini, che chiedono alla mamma, di chiedere un autografo e una fotografia, per loro. E quante immagini nella mente, per lui, durante lo sciogliersi di quei laccetti: “E’ arrivato il momento di dire addio, in modo ufficiale”. Ha detto tra sé. Di svestirsi dagli abiti di lottatore e di cominciare una nuova vita. Sensazioni, gioie, dolori. Ma anche medaglie messe al collo e un amore. Immenso ed unico, per la lotta. La disciplina che lo ha portato in cima.

Un paio di scarpette lasciate al centro del tappeto ed il sogno di continuare a vincere, nel nuovo cammino della vita
Le lascia lì, sole, con la loro indole da leggenda intorno, le sue scarpette degli Assoluti 2017 e con un’emozione dentro, che mai passerà. Le ripone poi, al centro del tappeto quelle scarpette, staccandosi per sempre, dal mondo degli atleti, con il sogno di vincere ancora nella vita, come nello sport si fa e come lui stesso ha fatto, in cima all’Olimpo. Si alza allora Andrea e applaudendo a sua volta chi lo fa nei suoi confronti, ringrazia chi, con commozione e con affetto, lo omaggia con il suo semplice ma sincero applauso, per una straordinaria carriera. Con la medaglia d’oro al collo, conquistata ai suoi ultimi Campionati Italiani e con tanta emozione addosso, velata da una voce commossa ai piedi del podio, racconta di sé, ai lettori de Il Faro on line. Descrive i suoi momenti trascorsi sul tatami, come ricorda l’oro di Pechino.

Caro Andrea, cominciamo da quelle scarpette. Puoi raccontare il gesto di toglierle e di porle al centro del tappeto?
“Era già chiaro, che fosse l’ultima gara per me. Ho deciso di concludere, in maniera definitiva. Ho cercato di non commuovermi, ma avevo il magone, perché fino ad oggi, la mia vita è stata la lotta. Sicuramente, mi sono venuti dei ricordi in mente. Non qualcosa in particolare però, d’altronde sono stato immerso in questo mondo, con tutta la mia forza, volontà e coraggio. In verità, è già da qualche anno, che ho smesso, a livello internazionale. Ho fatto questa gara per dare il saluto. E’ difficile paragonare un’altra dimensione della vita, a questa che ho vissuto sin d’ora. Una persona lavora dai 20 anni e può continuare, fino ai 60. Lo sport è il contrario, si inizia molto presto e si finisce presto. Hai ancora tutta la vita davanti. Hai chiuso un capitolo, bisogna avere la forza, la volontà e le capacità, di aprirne dei nuovi”.

Se pensi alla tua carriera agonistica, che tipo di bilancio, ti senti di fare?
“Sicuramente, ho provato grande soddisfazione. La mia carriera è stata un crescendo incredibile, fino all’oro di Pechino. Poi, ho avuto degli infortuni e ci sono stati degli alti e bassi. Ho avuto uno stop e sono stato lontano dalle gare. Ho avuto due operazioni importanti. Tuttavia, tirando le somme, non posso che essere felice. Ho passato una vita a fare, quello che volevo. Le emozioni e le sensazioni che ho provato, sono impagabili”.

Che cosa ti ha fatto innamorare, della lotta? E che cosa personalmente, ti ha trasmesso?
“L’ho conosciuta tramite mio padre Massimo, che è allenatore. Sono figlio d’arte. Quasi tutti i miei fratelli sono dei lottatori. Mio fratello Mirko, che è più piccolo di me, ha gareggiato agli Assoluti. La lotta è uno sport completo, che ti mette di fronte alle difficoltà. Sulla materassina sei solo, con il tuo avversario. Ti fa capire che devi superare gli ostacoli, t’insegna ad esprimere la tua forza e le tue qualità, ti aiuta a comprendere i difetti dell’avversario per puntare, sui tuoi possibili punti di attacco”.

Come sei cresciuto come persona, grazie alla lotta?
“Spero di essere diventato una persona migliore ! Spero di sì ! Sicuramente, sono cresciuto”.

Puoi raccontare, il tuo oro alle Olimpiadi di Pechino?
“E’ stata una gara, dove in quel momento, ero in continua crescita. Durante l’anno, ho fatto competizioni importanti e ho raggiunto risultati splendidi. Avevo già partecipato ad Atene 2004. In Cina, era la mia seconda Olimpiade. Ero convinto che sarei arrivato ai Giochi per conquistare la medaglia. Ho ottenuto quella più bella, in maniera impeccabile. Il sorteggio per la pool, è stato il peggiore che poteva esserci. Ho incontrato gli atleti più forti. Uno dopo l’altro, li ho messi in fila e sono riuscito a raggiungere l’oro. Ho svolto degli incontri tiratissimi, compresa la finale. Nell’ultimo match, ho dovuto recuperare, ma ho tenuto la situazione sotto controllo e stavo tranquillo. Sono riuscito a trovare il colpo della vittoria”.

Qual è stata l’eredità avuta, dal titolo olimpico di Pechino 2008?
“Prima di tutto, mi ha fatto esaudire un desiderio. Da sempre, quello era ciò che cercavo, sin dall’inizio. E poi ti mette chiaramente, in condizioni di essere un simbolo nel tuo sport. Ti da delle responsabilità. Ti mette sotto agli occhi di tutti. Ti cambia la vita, anche nel rapporto con le altre persone, del tuo mondo sportivo”.

Cosa farai, da domani, Andrea? Ti stai laureando in Scienze Motorie ..
“Termino i miei studi a luglio. Mi laureerò in Gestione ed organizzazione dello sport ad alto livello. E poi farò le mie scelte, in base alle decisioni che prenderò, anche con le Fiamme Oro”.

Foto : Fijlkam