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Intervista a Filippo Tortu. Il sogno di emulare Berruti: “Livio rappresenta tutto quello che voglio diventare”

Il record nei 100 metri, strappato a Pavoni. L’incontro con Berruti ed il sogno di correre i 200. Tortu cresce in pista, in atletica e velocità

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Intervista a Filippo Tortu. Il sogno di emulare Berruti: “Livio rappresenta tutto quello che voglio diventare”

Il Faro on line – Un fulmine, nell’estate del 2016. E non solo grazie al sole caldo di Polonia. In pista, laggiù in finale, tra i grandi della categoria under 20, anche lui. L’appena diciottenne allora, Filippo Tortu. Era arrivato all’ultima sfida, sfondando record su record, nei 100. Già, espressioni in viso, piacevolmente stupite e cuori palpitanti degli appassionati della velocità, si erano alzati in suo onore. Era atterrato in 10’’19, nella gara massima della medaglia. Un giovane promettente, Filippo. Un fulmine si, in pista che il sole di Polonia, ai Mondiali del 2016, ha preso per mano, fino ad illuminare una prestazione, dal sapore storico.

Laggiù sul traguardo della finale, Tortu è arrivato in 10’24’’. Un primato in Italia. Quello strappato, al grande Pierfrancesco Pavoni. L’argento scaturito da quella gara iridata, ha portato il giovane ed appena entrante finanziere a Castel Porziano, proveniente dall’Atletica Riccardi di Milano, negli annuali dell’atletica leggera. Ma prima di quel primato raggiunto a Savona, in un torneo juniores di velocità, è stato il tempo di 10’’19 a far spalancare bocche e meraviglia. Sempre più veloce, Filippo. Un talento puro, nei 100 metri.

Da tempo, l’Italia attendeva il suo velocista del cuore. E’ ancora presto, per innalzarlo a tali altari ? Sicuramente, si. C’è ancora tanta strada da fare. E i presupposti sono molto favorevoli. Lui ha una grande voglia di scendere in pista, tuttavia, nonostante periodo di riposo: “Non è semplice, la voglia di correre, è tanta”. Ha detto Filippo, in conferenza stampa alle Fiamme Gialle, lo scorso 15 marzo dopo aver partecipato alla cerimonia di giuramento, alla Repubblica Italiana. Ma questo momento di relax da pista, è propedeutico al vicecampione mondiale under 20, dei 100 metri: “Mi sta servendo per crescere, sul piano mentale – ha detto, di fronte alla stampa – diventare di più un professionista. Spero che i risultati che ho ottenuto, possano replicarsi anche a Grosseto, per i prossimi Europei giovanili”.

Una competizione in casa, per Tortu, dove spera di centrare due finali importanti: “Spero di qualificarmi, sia nella staffetta che nella prova individuale. Possono essere due trampolini di lancio, perché seppur avendo fatto dei risultati importanti, non mi sento partecipe dell’atletica a livello assoluto”. La sua umiltà è preziosa, come l’espressione pulita e gentile di un giovane ragazzo, innamorato dell’atletica. E questo suo modo di essere, come il grande talento dimostrato, ha portato Filippo a vincere un premio importante. lo scorso 13 marzo, al Salaria Sport Village, ha ritirato il suo Italian Sportrait Awards, per la categoria Giovani Uomini. Una giuria di esperti, insieme agli appassionati di sport, lo hanno votato, per il consueto premio, organizzato dalla Confsport Italia.

E prima del sogno dei Mondiali di agosto, da svolgere con tutti i suoi amici professionisti della Nazionale azzurra, ci sarà l’impegno alle Bahamas: “Ad aprile, abbiamo questo grosso impegno. Ci sono i Mondiali di staffette, mi voglio rifare di Amsterdam. Sicuramente, è l’appuntamento più importante che si avvicina”. Dal 22 al 23 aprile, Filippo vorrà rifarsi, della scorsa edizione.

Ha tutte le qualità per farlo. E i colori delle Fiamme Gialle, che vestono corpo e cuore, faranno certamente da corazza e da forza, al velocista primate, dei 100 metri. In Sala Tito ad ascoltare, le sue riflessioni, anche lui. Pierfrancesco Pavoni. Il campione dei 100, al quale Filippo ha strappato il record. In 10’’24, il tempo della medaglia mondiale del 2016, la storia ha acquisito viso e piedi, diversi. Ha vestito i panni di un giovane velocista, che nella sua indole, ammira profondamente un altro grande velocista della storia della pista, italiana, Livio Berruti. Sembra strano sentirlo dire, da un giovane, oggi. Nell’epoca di internet e dei leggendari velocisti attuali, capitanati da Usain Bolt, Filippo pensa a Berruti. E come mai ? In questo modo, risponde ad Il Faro on line: “Innanzitutto, per lo stile della corsa, veramente fantastico. Poi perché, ho avuto l’onore di conoscerlo quest’anno. Ha una personalità fortissima. Da piccolo, ho guardato molti documentari sulle Olimpiadi. E Roma 1960 è sicuramente la mia preferita. Volevo diventare un 200ista e Livio rappresentava tutto quello che volevo e voglio diventare anche adesso”. Nonostante, siano i 100, i suoi attuali metri di magia e di talento, la curva dei 200 stuzzica fantasie e sogni. Lo dichiara in conferenza stampa, di fronte al mondo dell’atletica.

Un dialogo importante, tra lui ed il grande Berruti. Ed il campione olimpico di Roma 1960, nei 200 metri, si è avvicinato al suo ammiratore primatista juniores nei 100 ed in questo modo, ha dato a lui, un consiglio importante: “Mi ha detto di stare tranquillo – ha confidato Filippo, ad Il Faro on line, continuando – soprattutto, per l’approccio alla gara. Va benissimo ora come affronto il tutto, ma non devo essere troppo teso. Non devo pensare troppo al futuro, ma vivere il presente”. E’ fondamentale farlo, per un ragazzo e giovane talento, che ha ancora tanta strada da fare, di fronte a sé : “ Lui è Berrutiha detto Pavoni, in Sala Titoha una corsa meravigliosa. Basta vederlo, volar via. Da come passa dal piede sotto al piede a martello .. come riesce a stare in linea. Rimbalza che è una meraviglia. Gli auguro di fare un 5,95 su di un 60”.

Sui 60 degli indoor, Filippo ha il record juniores di 6’’64, acquisito durante l’anno in corso. Ma i suoi piedi veloci ed il suo giovane cuore di atleta potranno certamente conquistare, anche questa ennesima meraviglia. Intanto, le misure del Mondiale di Polonia, lo guidano ancora, all’interno della sua carriera: “Sapevo di poterlo fare”. Ha risposto ad Il Faro on line, a margine della conferenza stampa. I tempi raggiunti in Polonia sono stati eccezionali : 10’’19 in semifinale e 10’’24 in finale. Ma come li sente un atleta ? Si possono percepire per caso, prima nelle gambe ? Lui afferma: “Anche se lo si sente, non si ha mai la certezza di farlo. E’ stato un grosso traguardo. Speravo di fare meno, per andare a Rio, però non ho nessun rimpianto – e concludendo, aggiunge – in gara non si pensa. Qualche volta, mi capita di farlo, per capire come recuperare. Mi metto dai 50 in poi. I primi metri non si riesce a pensare a nulla e poi finisce tutto in fretta ..”.

Eh si. Tutto in 100 metri, termina presto. E come un fulmine, nel cielo di Polonia, Tortu arriva sul traguardo, illuminando sogni e speranze. Intanto, la sua realtà è già un magico mondo da vivere e nel futuro, la velocità attende di festeggiare ancora, il suo campione dei 100 metri. E perché no ? Anche dei 200.

Foto : Giuseppe Marchitto/Ufficio Stampa Fiamme Gialle

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