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Da Ostia a Horsens, la storia di Luca Milani, ‘Ma il mare non s’abbandona’

Viaggio di uno studente in Danimarca alla ricerca di ciò che l’Italia non offre più

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Da Ostia a Horsens, la storia di Luca Milani, ‘Ma il mare non s’abbandona’

Il Faro on line – Da Ostia a Horsens, dal caldo al freddo, dal sole alla pioggia, ma il mare non si abbandona. Oggi ci parla della sua esperienza Luca Milani, un giovane ostiense che ha deciso di intraprendere i corsi universitari in Danimarca, terra natia dei vichinghi, a più di 2000 chilometri di distanza.

Mi chiamo Luca Milani, – racconta – sono un neo-diplomato nato e cresciuto ad Ostia. Attualmente lavoro e studio ingegneria meccanica in Danimarca. L’idea di andare a studiare all’estero mi ha sempre intrigato, ma questo paese l’ho scelto per merito di mia zia, che un giorno, girovagando su Google, ha scoperto che nei paesi scandinavi i corsi universitari per i cittadini dell’Unione Europea sono gratis. Interessato, ho iniziato delle ricerche che mi hanno tolto molti dubbi, tra l’altro ho anche saputo che in molte università venivano offerti corsi in lingua inglese. Sembra sia stato tutto molto facile, ma non è andata proprio così. La decisione che stavo per prendere avrebbe segnato la mia strada, per di più lontano dagli affetti e dal mare vicino a cui ero cresciuto. Alla fine ho avuto abbastanza coraggio di scegliere la strada più difficile ed incerta”.

Studiare in Danimarca non è proprio semplice. Per essere ammesso ai corsi bisogna avere ovviamente il diploma di scuola superiore, ma per certe specifiche facoltà (come ad esempio ingegneria) bisogna disporre di buoni voti per quanto riguarda materie come matematica, chimica e fisica. Nel mio caso sono stato accettato con otto decimi per tutte e tre le materie. Il secondo requisito fondamentale è un certificato di inglese che sia riconosciuto dall’università, in genere accettano il Toelf ibt con un punteggio minimo di 80 su 120, lo Ielts con un punteggio di almeno 6.5 su 9, oppure anche il Cambridge Cae.
Ho compilato la domanda di iscrizione ed ho iniziato i corsi proprio a settembre 2016, 2 mesi dopo aver finito la maturità”.

Una volta in Danimarca mi sono dovuto subito attivare per richiedere il permesso di residenza ( importante se si ha intenzione di rimanere nel paese per più di tre mesi ) e successivamente il Cpr-Nummer, fondamentale per l’aspetto dell’assicurazione sanitaria, ma viene considerato anche come Id danese.
La città in cui mi sono trasferito è situata lungo la costa orientale della penisola centrale del paese e si chiama Horsens. Appena arrivato ho notato all’istante le differenze tra la costa tirrenica e quella in cui vivo attualmente. Alle bollenti spiaggie affollate del nostro litorale si sostituiscono immense e scomode scogliere, alle strette strade di Ostia le abbondanti e tipiche piste ciclabili”.

La Danimarca è sostanzialmente pianeggiante, ne consegue quindi l’inesistenza di montagne. Sono molto più diffusi invece gli immensi prati collinari, e se sul litorale tirrenico abbiamo estese pinete, qui invece comunemente incontriamo faggeti. Le città in media sono più piccole di quelle italiane, infatti la nazione nordica contava solo 5.6 milioni di abitanti nel 2013. Le temperature sono mediamente più basse: se sulla costa italiana si contano circa 4/5 gradi in inverno e 38/40 in estate, qui si parla di zero e 27/30 gradi.
La meta più ambita è la capitale Copenaghen, ma è anche la più costosa. Horsens invece non è molto grande, ma molto tranquilla, con poco traffico e poche distrazioni. Forse la cosa che più di tutte mi ha fatto scegliere questa località è la presenza del mare. Speravo forse di ritrovare una parte della città che avevo lasciato. Credo sia ideale per studiare, anche se bisogna dire che non ci sono tanti locali e possibilità di svago quanti quelli sul lungomare di Ostia. Ho scelto questa località anche perchè c’è la Via University College, ateneo specializzato nelle facoltà di ingegneria”.

Non avendo frequentato università italiane non posso fare veramente paragoni, ma da come me ne hanno parlato alcuni connazionali in erasmus che ho incontrato, le due tipologie di insegnamento sono sostanzialmente diverse. Gli orari delle lezioni che ho avuto non sono asfissianti, in genere sono tra le 8:20 del mattino fino alle 12:40, ma possono variare, mentre gli esami sono a date fisse tutti alla fine del semestre.
Ho trovato particolarmente interessante il metodo d’insegnamento di questo paese. Tutta la teoria appresa durante le lezioni del semestre viene utilizzata a livello pratico in laboratorio e nel progetto del semestre. Hanno quindi un’approccio molto pratico in quanto gli studenti vengono messi di fronte a situazioni potenzialmente realistiche. Le classi sono di circa 30/35 persone quindi molto ridotte se comparate con le università italiane, mentre il rapporto con i professori è quasi totalmente informale, quasi amichevole, ed è una delle cose che preferisco di questa università”.

Mi trovo bene sia con gli insegnanti sia con i compagni. Nell’università circa il 60% provengono da nazioni straniere, quindi oltre ad ascoltare anche 20 lingue diverse mentre si cammina nei corridoi si può parlare inglese con chiunque.
Ho stretto molte amicizie sia con connazionali ( in erasmus e non ) sia con stranieri, con i quali ho condiviso molte esperienze, anche se ho sempre sentito la mancanza degli affetti che avevo nella mia città natale”.

Il tasso di disoccupazione giovanile medio nel paese in questione è di circa 4%. Molto basso direi, soprattutto se comparato con il 45% circa dell’Italia. Non ho mai voluto dipendere economicamente dai miei genitori perciò nonostante talvolta loro mi abbiano aiutato, io ho iniziato sin dai primi mesi a cercare un impiego part-time. All’inizio mi sono accontentato di fare il lava-piatti in un ristorante italiano in centro, poi mi è stato offerto un posto da un’azienda che si occupa di marketing a livello internazionale chiamata Trendhim“.

Grazie a tutto ciò sono felice del modo in cui sto vivendo la mia vita, questa esperienza sta allargando i miei orizzonti e sta aprendo nuove possibilità che quando ero in Italia nemmeno contemplavo. Gli amici e la famiglia sono sicuramente affetti che mi mancano molto, ma so per certo che mi sostengono in ogni momento, anche a distanza”.

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