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Fiumara, il porto delle sabbie, ancora una volta si ripresenta il tema della manutenzione dei fondali a #Fiumicino fotogallery

Sabato scorso l’ennesimo incagliamento alla foce del Tevere: è toccato alle lance della Tecnomar intervenire insieme alla Capitaneria di Porto

Fiumara, il porto delle sabbie. Ancora una volta si ripresenta il tema della manutenzione dei fondali a #Fiumicino

Il Faro on line – E’ avvenuto sabato scorso l’ennesimo episodio di incaglio a Fiumara Grande. Un moderno sloop, barca a vela di 60 piedi, è rimasta bloccata alla foce del Tevere, intorno alle ore nove: la giornata era soleggiata, ma il vento di scirocco e la corrente, con onde di quasi un metro e in aumento, hanno portato l’imbarcazione alla deriva, fino a lambire le scogliere sottovento dal lato di Fiumicino.

Pronto l’intervento della società specializzata L’Orca, di Ottavio Franceschinis, che, purtroppo, a causa del fondale troppo basso non ha potuto avvicinarsi al natante per passare i cavi di rimorchio. E’ toccato allora alle lance della Tecnomar – da sempre un punto di riferimento per i salvataggi alla foce del Tevere – intervenire in supporto delle operazioni e consentire il recupero della barca incagliata.

Anche la Capitaneria di Porto era presente sul posto, con due unità navali – una motovedetta e un gommone – che si sono occupate del soccorso delle vite in mare e hanno coadiuvato le manovre per il salvataggio del mezzo incagliato. Le operazioni sono durate tutta la mattinata e si sono concluse intorno alle 14.30. Un brutto episodio, che si è concluso fortunatamente con un lieto fine, ma che poteva avere conseguenze meno felici. Le cause? Senza dubbio qualche responsabilità di quanto è accaduto è da imputare all’imperizia del comandate, che è passato a Fiumara con marea calante e senza conoscere lo stato del fondale locale.

All’imboccatura naturale del fiume, infatti, si formano barre di sabbia, in condizioni meteo di onda dal mare, ed è necessaria non poca esperienza nell’arte della navigazione per poterlo attraversare incolumi. Un ruolo non meno decisivo in questa vicenda, però, è giocato dalla Regione Lazio, che è l’ente responsabile del mantenimento delle misure minime di profondità sicure per il libero accesso alle acque del fiume da parte dell’utenza. Il fondale per l’accesso, negli anni è sempre stato tenuto con un canale centrale a 4 metri di profondità, digradante sui lati a 3 metri tra i fari d’ingresso.

Lo stato attuale invece presenta un fondo di 2 metri e 20 al centro e banchi di sabbia a 1 metro tutt’intorno e sono ormai anni che si attendono – e vengono reclamate – le necessarie opere di manutenzione. Perché l’ultimo dragaggio è avvenuto circa 5 anni fa e le spese sono state a carico dei cantieri. Cantieri che si trovano in prima linea, spesso soli, nell’affrontare problematiche come quella di sabato scorso e che continuano a versare i canoni di concessione demaniale senza un ritorno corrispettivo in termini di beni e servizi. E questo non può che rattristare e avvilire un territorio, come quello di Fiumicino, dove la nautica, non solo ha rappresentato per anni un fiore all’occhiello dell’economia locale, ma costituisce, tutt’oggi, una parte della propria identità.

Foto: Tecnomar