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Quando la scuola insegna la vita, a #Civitavecchia gli studenti incontrano un testimone di giustizia

Gli studenti del "Marconi", dell’IISS "Calamatta" e dell’I.C. "Galice", hanno incontrato il testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio

Quando la scuola insegna la vita: a Civitavecchia gli studenti incontrano un testimone di giustizia

Il Faro on line –  L’evento è stato promosso dalla “Rete di scuole per la legalità G. Falcone” di cui gli istituti superiori fanno parte e che si propone, attraverso iniziative analoghe, di diffondere la cultura della legalità tra  giovani e giovanissimi.

Tiberio Bentivoglio è titolare di una attività commerciale che tratta articoli sanitari per la prima infanzia, medicali ed ortopedici presso Condera, frazione di Reggio Calabria. A partire dal 1992 la sua attività è stata bersaglio di innumerevoli danneggiamenti con cui i clan hanno “fatto pagare” a Bentivoglio l’essersi ribellato al cosiddetto “pizzo”.

Episodi e passaggi particolari affiorano dal confronto tra Tiberio Bentivoglio e la platea di studenti, che partecipa all’evento in un silenzio quasi religioso. Questo stesso silenzio traduce il feeling o, se si vuole, l’empatia che il testimone riesce a stabilire con i ragazzi.

In particolare l’imprenditore si sofferma sulle diverse modalità attraverso cui la ‘ndrangheta esercita il racket, sulla connivenza della società civile e sulle varie forme di intimidazione. Ad esempio, il testimone di giustizia esordisce dicendo che proprio il 5 aprile di quattordici anni fa una bomba ha distrutto il suo negozio e sottolinea che in questa data è solito festeggiare la ricorrenza dell’onomastico di sua moglie Vincenza.

Inoltre insiste sulla figura di don Nuccio Cannizzaro, parroco del paese, più volte da lui denunciato, ma mai condannato in via definitiva a causa dei tempi lenti della giustizia italiana in cui, tra l’altro, è prevista la prescrizione. Infine, con voce ferma ed allo stesso tempo commossa, ricorda il miracolo per cui il marsupio di cuoio, che era solito indossare ogni volta che si recava al suo frutteto, ha bloccato il proiettile che lo avrebbe ucciso.

Gli stessi studenti sottopongono alcune domande, sia pur in modo molto timido, vuoi per quella “vergogna” tipica dell’adolescenza, vuoi soprattutto per paura quasi di offendere con richieste banali un uomo di così grande coraggio ed integrità morale.

Gli si chiede tuttavia di parlare del rapporto con la gente, della vita sotto scorta, ma, soprattutto, se, potendo vivere una seconda volta, fosse disposto a rifare le stesse cose. Un’attenzione particolare è rivolta anche agli agenti dei carabinieri che, sia pure in borghese, presidiano l’aula consigliare.

Le parole di Bentivoglio sono rimaste impresse nella mente e nel cuore degli studenti che hanno salutato il testimone di giustizia con un lungo applauso, il quale assume il valore di un abbraccio commosso e dice grazie per aver incontrato gli studenti. Soprattutto, i ragazzi lasciano l’aula consigliare con la consapevolezza di avere tra le mani un’arma potente per diffondere e difendere la legalità: la cultura.