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La storia dell’epitaffio di #Formia, ripulito dai soci della “Formiana Saxa” nei giorni scorsi foto

Si tratta di un monumento fatto costruire nel 1568 dal Vicere' Perafan de Rivera, regnante Filippo II detto il Cattolico

La storia dell’epitaffio di #Formia, ripulito dai soci della “Formiana Saxa” nei giorni scorsi

Il Faro on line –Un simbolo di Formia che non deve scomparire. Questo è il messaggio accorato che hanno voluto trasmettere i volontari che hanno ripulito l’importante monumento sito in zona Rialto di Formia. Perché questo epitaffio è importante, però? E’ Raffaele Capolino- socio della FS- che ce lo spiega.

“Si tratta di un monumento fatto costruire nel 1568 dal Vicere’ Perafan de Rivera, regnante Filippo II detto il Cattolico. Fu costruito in occasione della fine dei lavori del Ponte di Rialto- costruito dai Borbone di Spagna- in sostituzione del ponte romano sulla Via Appia divenuto impraticabile.

L’Epitaffio recava la scritta che fa riferimento a chi lo fece costruire e al Ponte appena realizzato. Era posizionato all’ingresso occidentale dei borghi di Castellone e Mola. Una seconda scritta, molto simile a quella dell’Epitaffio e con la stessa data del 1568 era posizionata sulla Porta degli Spagnoli a Mola che costituiva l’accesso orientale degli stessi borghi.

L’Epitaffio si conservò perfettamente con le originarie strutture fino al 1913, quando il Soprintendente Filangieri di Napoli con sua nota del 24/1/1913 chiese informazioni al Comune di Formia relativamente a questo monumento. La risposta del Comune reca la scritta a mano della iscrizione posta sullo stesso monumento.

Fu questo il primo atto per uno spostamento che si rese necessario quando fu completato, intorno al 1925 circa, il secondo tratto di Via Vitruvio dall’attuale Piazza Vittoria al Ponte di Rialto.

In pratica, il monumento fu spostato sull’altro lato est della strada che portava dal Ponte di Rialto alla Piazza di S. Erasmo. Lo spostamento fu, quindi, di una decina di metri circa, e fu eseguito dal costruttore Annibale Grasso.

Gli ultimi eventi bellici e l’incuria di chi avrebbe dovuto esperire almeno un minimo di manutenzione, ne hanno modificato la fisionomia fino a ridurlo in un rudere inguardabile.

“Io stesso che ho partecipato alla ripulitura del manufatto-prosegue Capolino- e ho potuto appurare che i lavori eseguiti per il trasferimento del sito non furono fatti a regola d’arte. Furono sistemati a secco i blocchi originari perimetrali con riempimento di pietrame e malta troppo magra, ciò che ha determinato lo scollamento degli elementi portanti. Gli eventi bellici e l’assenza di manutenzione hanno fatto il resto”.

“Ora si spera che qualcuno prosegua nell’azione di recupero e di consolidamento di questo monumento al quale si rivolsero per secoli gli sguardi di chi proveniva da ovest per accedere alla nostra Città”- conclude Capolino.