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Carta della salute mentale, 12 punti per uscire dall’isolamento

Presentata dalla Società Italiana di Psichiatria in collaborazione con la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie, col Coordinamento Toscano delle Associazioni per la Salute Mentale e la Fondazione Progetto Itaca Onlus

Il Faro on line – E’ una malattia come un’altra, ma non viene trattata allo stesso modo. Lo fanno in primis le famiglie, che tendono a non accettarla, lo fa la società in generale, che scansa con falsa pietà chiunque ne potrebbe soffrire, lo fa la politica, che non la mette sullo stesso piano delle altre patologie. Certo, una differenza fondamentale c’è: mentre un tumore o una paralisi si riverbera essenzialmente su chi ne è colpito – e sulla propria famiglia – la malattia (o il disturbo) mentale interagisce con l’esterno, si approccia al confronto con un modo obbiettivamente difficile da gestire.

Il primo nemico: l’indifferenza

Siamo impreparati, e dunque ci fa paura, infastidisce, e così viene seppellita sotto una coltre di indifferenza, lasciando le famiglie che hanno un partente malato ancora più in solitudine. Un ghetto culturale che va superato, un velo di disinteresse che va squarciato.

Per questo è stata presentata a Roma, il 12 aprile, nella Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato, la nuova Carta della Salute Mentale. Da alcuni anni, infatti, è allarme da parte delle Associazioni di pazienti e familiari e delle Società scientifiche sulla difficoltà nell’attuale gestione clinico-sociale dei disturbi mentali.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha così predisposto un Piano d’azione globale per la salute mentale 2013-2020, rivolto a tutti gli Stati membri. Considerando l’attuale situazione italiana, ritenuta oggi di “emergenza”, la Società Italiana di Psichiatria in collaborazione con la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie, con il Coordinamento Toscano delle Associazioni per la Salute Mentale e con la Fondazione Progetto Itaca Onlus, ha deciso di elaborare – appunto – la “Carta della Salute Mentale”.

Dodici punti che tracciano la road map per uscire dall’ipocrisia di un mondo che mette i diritti del malato al primo posto della scala di valori politica, salvo poi dimenticarli nell’attuazione pratica.

Ecco i 12 punti

  • garanzie sull’applicazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) riguardanti l’assistenza psichiatrica in tutta Italia;
  • realizzazione di iniziative ministeriali e del coordinamento delle Regioni, che garantiscano standard di qualità confrontabili dell’assistenza psichiatrica in tutte le Regioni;
  • stanziamento di un fondo destinato all’assistenza psichiatrica (pari ad almeno il 6% del Fondo Sanitario Nazionale);
  • definizione di PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) condivisi e integrati con i Piani di trattamento individuale (PTI) ed i Progetti terapeutico riabilitativi personalizzati (PTPR) in collaborazione con le Associazioni;
  • maggior coinvolgimento delle farmacie ospedaliere e territoriali nel monitoraggio di farmaco, vigilanza e dell’aderenza terapeutica;
  • sviluppo ed il supporto in tutte le Regioni di alternative alle strutture psichiatriche con assistenza permanente, quali il co-housing;
  • assunzione di personale qualificato e stabile;
  • stanziamento di fondi in favore di progetti di ricerca in ambito neuropsicofarmacologico;
  • adozione di una strutturata campagna di prevenzione per raggiungere i soggetti a rischio;
  • educazione contro lo stigma delle malattie mentali;
  • implementazione delle REMS e soluzioni alternative;
  • ricostituzione di un tavolo di lavoro interministeriale ed interregionale che definisca e monitori politiche in tema di reintegrazione graduale dei pazienti nel contesto lavorativo e supervisioni l’implementazione delle attività di miglioramento dell’assistenza psichiatrica su tutto il territorio nazionale.

La libertà di esistere

Più che un dodecalogo operativo è un manifesto di libertà, la libertà di poter essere considerati (e dunque assistiti) al pari di altri malati, la libertà di poter parlare del problema, la libertà – in buona sostanza – di esistere.

Il disturbo mentale non ha un solo modo di proporsi, ma tanti. E’ importante dunque prima di tutto parlarne a livello generale, per prenderne coscienza. La terapia, quella vera, è un fattore successivo, fondamentale tanto quanto uscire dall’isolamento. E la “carta”, alla fine, mira soprattutto a questo.