Seguici su

Cerca nel sito

Proteste in #Venezuela, i morti sono 26, per mediare in campo il Vaticano

Dodici paesi - Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Uruguay - hanno sottoscritto una dichiarazione comune.

Proteste in #Venezuela, i morti sono 26, per mediare in campo il Vaticano

Il Faro on line – La Procuratrice generale del Venezuela, Luisa Ortega Diaz, ha informato che sono 26 le persone morte nel paese dall’inizio dell’ondata di proteste anti-governative, lo scorso 4 aprile, promosse dall’opposizione. “Voglio chiarire che respingo tutti gli episodi di violenza che sono avvenuti nel paese, perché sono una donna di pace”, ha detto Ortega Diaz, aggiungendo che “ci fa male la morte di qualsiasi persona, che sia del governo o dell’opposizione”. La violenza, ha sottolineato la Procuratrice, deve essere eliminata in quanto arma politica, e il governo e l’opposizione di Caracas devono tornare al dialogo, interrotto alla fine dell’anno scorso.

In questo contesto, il Vaticano potrebbe essere al centro di un nuovo sforzo internazionale di mediazione in Venezuela, a condizione che il governo di Nicolas Maduro accetti le condizioni fissate nello scorso dicembre dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. Mentre a Caracas si susseguono le mobilitazioni di piazza dell’opposizione, nelle capitali latinoamericane la diplomazia sta lavorando ad un’ipotesi di uscita dall’impasse, che vedrebbe papa Francesco al centro dell’iniziativa.

La ministra degli Esteri argentina, Susana Malcorra, che ha visto il Papa venerdì scorso, ha detto che ha parlato “a lungo” con lui della crisi a Caracas, e che Francesco le ha detto che è “disposto a dare qualche forma di appoggio” al dialogo fra opposizione e governo, ma per fare questo “Maduro deve adempiere agli impegni che gli ha chiesto la Chiesa, e ai quali non ha mai dato risposta”.

Lo scorso dicembre, in una lettera inviata a Maduro, Parolin aveva trasmesso quattro richieste al governo venezuelano: autorizzazione all’invio di assistenza umanitaria; un calendario elettorale chiaramente stabilito; restituzione delle prerogative al Parlamento e liberazione dei prigionieri politici. La missiva era stata accolta con sdegno dal governo – il numero due del chavismo, Diosdado Cabello, aveva accusato Parolin di essere un alleato della “oligarchia imperialista” – il che aveva portato al fallimento di quel primo tentativo di mediazione.

Il ministro peruviano degli Esteri, Ricardo Luna, ha affermato che quell’iniziativa, sponsorizzata dall’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasud) con l’appoggio della Santa Sede, “non è servita a niente” e dunque è giunto il momento di una nuova mediazione, guidata dal Vaticano assieme a 12 paesi latinoamericani che hanno espresso una posizione comune rispetto alla crisi a Caracas.

Questi dodici paesi – Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Uruguay – hanno sottoscritto una dichiarazione comune, ribadendo le stesse quattro esigenze contenuta nella lettera inviata da Parolin a dicembre.

Sia Malcorra che Luna hanno segnalato l’urgenza con la quale è necessario muoversi a causa del costante degrado della situazione in Venezuela, dove la crisi fra esecutivo e Parlamento si consuma nel mezzo di una durissima crisi economica, che sta già provocando episodi di saccheggio e rivolta sociale.

Domenica scorsa Maduro ha accennato ai “quattro punti del documento che abbiamo firmato” senza però precisare quali fossero, limitandosi a dire che “se c’è qualcosa ancora da fare, allora lo faremo”, e chiedendo ai mediatori dell’Unasud di “tornare quanto prima possibile” in Venezuela. (fonte: ansa)