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#Venezuela alla fame, tramonta il sogno ‘chavista’

Fame e disperazione, il modello bolivariano 'in fase terminale'.

#Venezuela alla fame, tramonta il sogno ‘chavista’

Il Faro on line – Nicolas Maduro ha “i mesi contati”. A vaticinarlo, nel lontano ottobre del 2013, era uno studioso che di pensiero ‘bolivariano’ se ne intende: Heniz Dieterich, un sociologo tedesco creatore del ‘socialismo del XXI secolo’ adottato da Hugo Chavez.

Nelle ultime settimane la crisi del Venezuela si è acuita su tutti i fronti (sociali, politici, economici) e il modello appare vicino ad un punto di rottura, in un clima di golpe strisciante: l’opposizione non abbandona la piazza, il governo aumenta la violenza.

“Il chavismo è in una fase terminale, ma non sappiamo quale sarà il momento del crollo. La povertà è aumentata drasticamente, soprattutto tra il 2015 e il 2016, e d’altra parte Maduro ha chiuso tutte le vie elettorali”, commenta all’Ansa Andres Canizalez, docente dell’Università cattolica ‘Andres Bello’.

“Ho però la sensazione che non siamo vicini alla svolta, non nel breve termine. E c’è d’altro lato una grande incognita, e cioè il ruolo dei militari: potrebbero ‘aprire’ ad una democratizzazione, oppure lasciar correre e permettere l’acuirsi della crisi.

La domanda chiave – precisa Canizalez – è però fino a quando saranno disposti a pagare il costo politico della repressione. E, appunto, decideranno di andare in una direzione più democratica o più autoritaria?”. In un’editoriale su El Nacional, giornale di lunga tradizione tra i più prestigiosi del paese, l’analista Elias Pino Uturrieta si domanda fin dal titolo dell’articolo se ‘Tutto stia cambiando’.

“La dittatura di Maduro è come una camicia sfilacciata, e non c’è lavandaia che possa togliere le macchie. Il regime cercherà ancora una volta di rattopparla… ma la società ormai vuole indumenti nuovi”.

Anche Mauro Bafile, politologo e responsabile della Voce d’Italia, giornale molto seguito dalla comunità dei connazionali di Caracas, ha l’impressione di “un governo alla deriva, incapace di correggere gli squilibri macroeconomici e la cui unica preoccupazione sembra essere quella di restare al potere nella speranza che, prima o poi, i prezzi del petrolio tornino a livelli sufficientemente alti per continuare a sostenere gli ammortizzatori sociali”.

Il punto ora è però l’emergenza, quella di tutti i giorni: “La fame e la disperazione sono sempre più evidenti. File davanti ai supermarket, famiglie intere in strada di fronte ai negozi che chiedono non denaro ma cibo, qualunque cosa pur di smorzare la fame, giovani, adulti, anziani che rovistano nei bidoni della spazzatura in cerca di un tozzo di pane o di qualche avanzo”. Questo è diventato oggi il Venezuela.